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Pescara, 12/04/2026
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Data: 30/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Emiliano: la dorsale adriatica resterà esclusa. Il sindaco di Bari: l'Abruzzo scommetta sul collegamento con Roma

PESCARA. «A meno che non si pensi di usare il tunnel della Gelmini, quello che va dal Gran Sasso a Ginevra, non vedo possibilità realistiche per portare i treni ad alta velocità sulla direttrice Adriatica».
Michele Emiliano scherza sul tunnel dell'esperimento dei neutrini più veloci della luce per dire la sua su un'altra velocità, quella dei treni che, provenendo da Bari, la città di cui è sindaco, rischiano di girare all'altezza di Foggia verso Napoli per proseguire poi sulla diretrice tirrenica saltando così completamente Molise, Abruzzo e Marche fino ad Ancona.
Emiliano, ex magistrato, sindaco pd al suo secondo mandato, è molto attento al tema della macroregione Adriatica (dalla Puglia alle Marche), che l'ha visto protagonista, nell'inverno scorso a Teramo, di un convegno sul tema promosso dal capogruppo regionale del Pd, Camillo D'Alessandro.
Sindaco Emiliano, l'alta velocità rischia si saltare l'Abruzzo: qual è il suo giudizio sulla questione?
«A me risulta che sulla deviazione da Foggia a Napoli ci sia un'idea, un progetto di massima, ma niente di concreto e cantierabile. E' uno di quei progetti strategici da realizzare mettendo insieme fondi europei. Ma si tratta di un progetto che, per essere realizzato, richiede miliardi di euro. Bisogna fare trafori e opere di alta ingegneria».
La dorsale adriatica non avrà l'alta velocità?
«Il problema è che tutta la linea adriatica è incompatibile con l'alta velocità perché la ferrovia attraversa o passa molto vicino ai centri abitati. Occorrerebbe spostare la linea ferroviaria, un'operazione molto complessa e molto costosa».
L'Abruzzo cosa può fare per non finire tagliato fuori?
«Se Bari si aggancia a Npaoli, il collegamento su cui l'Abruzzo dovrebbe puntare è quello con Roma. Credo che realisticamente sia questo l'unico modo che ha l'Abruzzo per agganciarsi all'alta velocità, almeno in questa fase. Altrimenti, dovremmo tutti avere la forza di puntare su una linea adriatica che passi per la dorsale appenninca. Ma sarebbe un'impresa titanica ed economicamente difficile da sostenere in questo momento».
Le regioni della dorsale adriatica hanno una vocazione economica comune?
«Sì, quella dell'agricoltura che, però, in forme diverse diventa una filiera della trasformazine dei prodotti della terra. A questa vocazione aggiungerei altre due: quella del turismo culturale e quella che io chiamo la coltivazione della bellezza».
Che cos'è la coltivazione della bellezza?
«Insieme con i sindaci del Cilento stiamo cercando di costruire un progetto di legge per la ricostruzione della bellezza, basandoci non più sulla cultura dei vincoli ma sugli incentivi alla demolizione di manufatti edilizi in contrasto con questo obiettivo. E' un'idea, questa, che può riguardare anche la ricostruzione dell'Aquila, che può essere un terreno d sperimentazione di una normativa della bellezza. La ricostruzione di uno dei centri storici più belli d'Italia potrebbe fornire la possibilità di innovazioni. Anche in una città stupenda come L'Aquila è possobile che vi siano immobili che non valga la pena di ricostruire».
Che cosa unisce Puglia e Abruzzo oggi?
«Innanzituto le emozioni. Quando ci si sposta lungo la costa adriatica è difficile capire dova stia il confiune fra una regione e l'altra. Ma penso anche alle facce delle persone, al modo di pensare, allo spirito d'impresa. C'è un tessuto connettivo economico che unisce Puglia e Abruzzo. Queste due regioni insieme rappresentano il Sud migliore».

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