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Data: 30/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ecco il diktat Bce all'Italia: flessibilità e nuove pensioni. L'opposizione attacca: commissariati. Il governo: fatto molto

ROMA Il governo italiano deve rafforzare la sua reputazione sui mercati. E per questo è «necessaria un'azione pressante» che riporti la fiducia tra gli investitori. Tra le misure «essenziali»: più flessibilità nel lavoro, interventi decisi sulle pensioni. Partita da Francoforte e arrivata a Roma il 5 agosto è questa la sferzata arrivata con la lettera che Jean Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente presidente uscente e in pectore della Bce, hanno spedito al governo italiano che tentennava mentre le Borse precipitavano e lo spread sui titoli di Stato schizzava a 400 punti. Il testo è stato pubblicato integralmente ieri dal Corriere dell Sera. E l'opposizione è partita lancia in resta.
La lettera, nei suoi contenuti essenziali, era già nota. Aveva scatenato un mare di polemiche in piena estate quando il governo, proprio dopo averla ricevuta, aveva riscritto la manovra di luglio anticipando il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Ma certamente, vedere riga per riga quelle richieste asciutte, articolate, perentorie ha avuto l'impatto di un colpo di frusta.
E così, il Pd parte con Stefano Fassina, responsabile economico, che sottolinea «la drammatica condizione di commissariamento dell'Italia determinata dall'inadeguatezza del governo. Siamo trattati come già fossimo in rianimazione finanziaria» come la Grecia. Tace Pierluigi Bersani, ma parla Enrico Letta: «E' siderale la distanza tra quelle analisi e ciò che il governo ha concretamente fatto. Da lì dovrà ripartire il prossimo esecutivo». L'Idv, con Felice Belisario, spara a zero: «A Berlusconi, Tremonti e la loro corte di incapaci sono state tirate le orecchie». Romano Prodi, fuori dalla mischia politica, difende l'operato di Trichet e Draghi. Innanzitutto, non era «inatteso. Sappiamo quella che è la situazione italiana dice Prodi e anche la data della lettera, nel massimo del caos assoluto, nella lite tra ministri». La Bce, conclude, «mette le cose in chiaro. E' un atto dovuto, al mondo ognuno fa il suo mestiere».
Il governo non raccoglie. Il più soddisfatto è il ministro del Lavoro che approfitta per dire «avevo ragione. Nella lettera precisa Maurizio Sacconi c'è l'indicazione sull'articolo 18, si parla di dismissal ed è coerente con quanto abbiamo fatto con l'articolo 8 della manovra sia sulla contrattazione aziendale che per rendere più agevole l'uscita dal lavoro». «Abbiamo realizzato il 95% delle richieste della Bce», aggiunge il ministro della Funzione pubblica. «Avevamo fatto molto dichiara al Messaggero il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e dopo il 5 agosto abbiamo fatto molto di più anticipando di un anno il pareggio di bilancio e prevedendo anche la norma costituzionale ad hoc. Riguardo alle liberalizzazioni e privatizzazioni, le faremo gradualmente conclude dopo che per decenni in Italia è stata percorsa una strada diversa, cominciando dal decreto che sarà approvato a ottobre».
Si vedrà a breve giro, dunque, la portata concreta dei nuovi provvedimenti. Infatti, se è vero che la manovra d'agosto ha accelerato la corsa verso il pareggio dei conti pubblici chiesto dalla Bce, è anche vero che la parte più debole delle misure finora varate riguarda gli interventi per la crescita che l'Eurotower, invece, metteva al primo posto nella lista delle cose «essenziali» da fare. La «piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali» non è mai decollata. Le «privatizzazioni su larga scala» chieste da Trichet-Draghi sono tutte da scrivere anche se ieri il ministero dell'Economia ha avviato il lungo percorso per la valorizzazione del patrimonio dello Stato. Sulle pensioni, poi, la Lega ha fatto muro sull'anzianità. E per il ridimensionamento delle Province ci vorranno molti anni, se mai si farà. Nel lavoro, sono stati fatti passi avanti sulla contrattazione aziendale e la possibilità di licenziare. Ma del «sistema di assicurazione dalla disoccupazione» non c'è traccia. E l'Italia, dati Ocse, spende solo lo 0,4% del Pil contro l'1,4 di Francia e Germania.

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