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Pescara, 12/04/2026
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Data: 30/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Manifesto delle imprese: previdenza e taglio dell'Irap. Tutti in pensione a 65 anni. Penalizzazioni per chi anticipa. La proposta sulle liberalizzazioni nei trasporti

«Per salvare l'Italia necessaria la maggiore coesione possibile»

ROMA - Quattordici pagine, piene di numeri e tabelle. Non solo parole, ma proposte specifiche, dettagliate. Il Manifesto annunciato la settimana scorsa dalla presidente di Confidustria, Emma Marcegaglia, è pronto: si chiama «Progetto delle imprese per l'Italia». Dopo due giorni di riunioni e confronti e qualche compromesso, è stato condiviso e firmato dall'intero mondo delle imprese (Confindustria, Rete imprese, Alleanze delle cooperative) e bancario (Abi). Prevede cinque «grandi questioni prioritarie» da affrontare per rilanciare la crescita: spesa pubblica e riforma delle pensioni; riforma fiscale; cessioni del patrimonio pubblico; liberalizzazioni e semplificazioni; infrastrutture e energia. Oggi sarà ufficialmente presentato e inviato a tutte le forze politiche.
«L'Italia si trova davanti a un bivio. Può scegliere tra la strada delle riforme e della crescita oppure scivolare ineluttabilmente verso un declino economico e sociale» inizia così il documento che il Messaggero è in grado di anticipare. L'analisi sulla situazione in cui attualmente versa l'Italia è spietata: non c'è crescita; le imprese sono sempre meno competitive; i giovani vedono ridursi opportunità e speranze; il 95% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 50.000 euro. Tutto ciò accade - dicono le imprese - «da troppo tempo». Negli ultimi due mesi si è aggiunta anche la tempesta dei mercati e lo spread Btp - Bund che praticamente si è raddoppiato. Per evitare la catastrofe «è necessaria la maggiore coesione possibile, di tutte le risorse e di tutte le intelligenze». E «agire senza indugi».
Il documento chiarisce: «Non intendiamo sostituirci ai compiti che spettano al governo, alla politica», al Parlamento. Ma proporre una via d'uscita. Che non può che passare attraverso le grandi riforme strutturali.
Prime tra tutte: la riforma delle pensione e quella fiscale. L'una complementare all'altra. Solo tagliando gli sprechi e le maggiori voci di spesa pubblica - aumentata di quasi cinque punti negli ultimi dieci anni (dal 41,8% del Pil nel 2001 al 46,7% del 2010) - si potranno reperire le risorse per rilanciare lo sviluppo a partire da quelle per attuare l'eterna promessa del Cavaliere: ridurre la pressione fiscale. Le imprese riconoscono: le misure attuate finora sulle pensioni hanno stabilizzato le tendenze di lungo periodo, ma comunque siamo a circa 3,3 punti di pil in più rispetto alla media Ue. Le proposte sono radicali anche se un po' più soft rispetto alla versione originaria. Il pensionamento anticipato, infatti, rimane, ma non prima dei 62 anni e con un sistema di penalizzazioni che prevede «una correzione attuariale della prestazione commisurata agli anni di anticipo». Chi raggiungerà 40 anni di contributi nei prossimi 4 anni usufruirà di un sistema transitorio. Il sistema comunque deve andare verso i 65 anni per tutti, che per le donne del privato dovrà scattare già dal 2012. In questo modo si potrà risparmiare 2,9 miliardi di euro nel 2013 per arrivare a 18 nel 2019. Risorse importanti che dovrebbero andare a ridurre l'attuale cuneo contributivo e fiscale in modo da rilanciare l'occupazione.
Altri sei miliardi cash, già nel 2012, possono arrivare - secondo i calcoli delle imprese - dall'introduzione di una patrimoniale ordinaria sulle persone fisiche che dovranno indicare nella dichiarazione dei redditi il loro «stato patrimoniale» (non solo case, anche azioni, depositi, partecipazioni, ecc.). Nel documento non è indicata l'aliquota, che però dovrebbe essere minima (1,5 per mille). Prevista anche una soglia di esenzione in una forchetta compresa tra un milione e due milioni di euro. Obiettivo finale: abbattere fino a superare l'Irap e tagliare l'Irpef sui redditi bassi. Tra le misure di contrasto all'evasione fiscale si propone di fissare a 500 euro il limite per l'utilizzo del contante. Non manca una rinnovata richiesta a incidere profondamente sui costi della politica. In questo campo «la manovra di agosto ha profondamente deluso».
Ben quattro pagine sono dedicate al capitolo liberalizzazione e semplificazioni. «Per il ritorno alla crescita è indispensabile ridurre in maniera drastica l'eccesso di regolamentazione». Cessione del patrimonio pubblico (mobiliare e immobiliare) e un grande piano di infrastrutture completano la ricetta.

La proposta sulle pensioni

Tutti in pensione a 65 anni. Anche le donne del privato già dal 2012. Andare in pensione prima, in ogni caso ad almeno 62 anni compiuti, sarà consentito «ma solo con una correzione attuariale della prestazione commisurata agli anni di anticipo». Insomma, prima si va, più si perde sull'assegno. Dalle penalizzazioni si salvano solo coloro che matureranno 40 anni di contributi nei prossimi 4 anni. Proposta anche l'abrogazione di tutti i regimi speciali.

La proposta sulle liberalizzazioni nei trasporti
Per liberalizzare i trasporti si propone l'istituzione di un'Autorità indipendente. Per i servizi pubblici locali si chiede il rafforzamento dei poteri dell'Autorità garante della Concorrenza e del mercato. Chiesta anche l'affermazione del principio della libera concorrenza nell'art.41 della Costituzione. Nel mirino anche le professioni con il divieto dell tariffe fisse minime e la riduzione degli ordini professionali.

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