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Pescara, 12/04/2026
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Data: 30/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«No alla legge bavaglio» la protesta arriva in piazza. Al Pantheon associazioni, Cgil e molti deputati di opposizione

ROMA - La gente era pochina (un centinaio di persone al massimo) ma la rabbia tanta. Ieri pomeriggio, davanti al Pantheon, a metà strada tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, è andata in scena la protesta di associazioni, movimenti e singoli cittadini contro il ddl intercettazioni che a causa dell'accelerazione impressa dal governo e dal Pdl arriverà in aula alla Camera già a partire dal 5 ottobre.
Poche bandiere, un lungo elenco di promotori che parte dalla Cgil per arrivare alla Fnsi, passando per il Popolo Viola e tante altre associazioni (Articolo 21, Libertiamo.it, Valigia Blu, Anpi, Ordine dei Giornalisti e Usigrai), la manifestazione è durata un paio d'ore. Non ha visto un'alta affluenza di pubblico, ma ha raccolto l'intera opposizione, parlamentare e non. I parlamentari del Pd erano presenti in massa: si notavano i deputati Gentiloni, Verini, Touadì, Zaccaria, Ferranti, Picierno, Vita, poi c'era l'Idv (Barbato, Formisano), l'Udc (Carra) e Fli (Perina). Né mancavano esponenti di Verdi (Bonelli) e SeL (Migliore), partiti oggi fuori dal Parlamento. Gli esponenti politici si sono mischiati ai cittadini e ai blogger indignati per un provvedimento che giudicano incostituzionale e contro cui intendono battersi fino al suo ritiro. In alternativa, è già pronto un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro una legge che, se approvata, vieterà la pubblicazione delle intercettazioni fino all'appello. «Disobbedienza civile», dunque, è la parola d'ordine lanciata dai (tanti) oratori che si sono alternati sul piccolo palco improvvisato mentre, davanti e intorno a loro, i manifestanti esibivano cartelli con la scritta «No ai bavagli» o si mettevano tanti post-it gialli in faccia per ricordare la forma di protesta che riempì le piazze solo un anno fa.
E, annuncia l'onorevole Giuseppe Giulietti (Articolo 21), se non sarà la Corte europea, a darci ragione, «depositeremo in ogni cancelleria europea un dossier e disapplicheremo comunque la legge». Roberto Natale, presidente della Fnsi, ha ricordato che «i giornalisti erano contrari quattro anni fa al ddl Mastella (che fu votato all'unanimità dalla Camera, ndr.) e lo sono oggi al ddl Alfano: faremo obiezioni di coscienza». Il presidente dell'Ordine, Enzo Iacopino, ha denunciato che «si vuol approvare questa legge perché siamo scomodi», ma «il nostro compito è dire la verità». E se la gente in piazza era pochina, i manifestanti ci tenevano tutti a sottolineare che «la protesta corre forte sul web», tra i blogger e sulla Rete, a partire da Twitter e Facebook. Il ddl Alfano, per come è stato modificato, prevede un comma già definito «ammazza-blog», in Rete, perché impone l'obbligo di rettifica entro le 48 ore.
La battaglia di movimenti e associazioni si sposterà, a partire da mercoledì prossimo, davanti Montecitorio, ma già si parla di una manifestazione nazionale, se il ddl diventasse legge. Dal Parlamento si fa sentire il Pd: «Faremo dura opposizione a questo ddl in nome della legalità e del diritto di cronaca», annuncia la capogruppo Pd in commissione Giustizia Ferranti. E Roberto Rao (Udc) stoppa le mosse di Palma: «Il testo elaborato dalla commissione Bongiorno è la più avanzata mediazione possibile e l'udienza stralcio l'unica che mette d'accordo tutti. Il ddl Alfano e quello Mastella non sono sovrapponibili. La maggioranza decida cosa vuol fare».

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