ROMA Del manifesto delle imprese condivide i titoli: «Sono le stesse richieste che avevamo condiviso tra noi a luglio». Ma è chiaramente deluso perché non c'è anche la firma dei sindacati: «Non tutti saremmo stati d'accordo». E' irritato con il governo: «Perché non ci ha convocati in questi giorni insieme alle imprese al tavolo sulle misure per lo sviluppo...Vedremo, magari ci convocheranno dopo, ma certo il comportamento è molto bizzarro». Toni fermi e preoccupati quelli di Raffaele Bonanni. «Comunque - dice il leader della Cisl - adesso voglio vedere i fatti».
Anche sulle pensioni...
«Certo perché prima di discuterne vogliamo vedere passi decisi sulla riforma fiscale, sui tagli della politica, sulla patrimoniale. Io, in questa situazione, non vado certo a chiedere nuovi sacrifici ai pensionandi».
Cioè non si siederà ad alcun tavolo?
«Neppure discuto. Prima voglio vedere cosa faranno gli altri, a partire dal governo su tutti i temi che ho elencato. Non accetteremo certamente che i sacrifici li facciano solo coloro che hanno una ritenuta alla fonte».
Sulla questione delle pensioni anche la Camusso boccia qualsiasi ipotetico intervento. Siete, finalmente, uniti?
«Lo spero e sarebbe una notizia».
E allora, scusi, perché non vi siete mossi unitariamente, insieme alle imprese?
«Perché su molte questioni non tutti i sindacati avrebbero avuto e hanno la stessa opinione e la stessa sensibilità e sarebbero sorte subito inevitabili divisioni. Le stesse che non ci hanno permesso di varare il documento completo e unitariamente nei mesi scorsi».
Il ministro Sacconi dice che una tassa sulla casa e una accelerazione sulle pensioni avrebbe effetti negativi.
«Non condivido le preoccupazioni di Sacconi. Se il problema è la casa basterebbe mettere in pratica quello che la Cisl dice da sempre, cioè non applicare la patrimoniale ha chi ha una sola casa e ci vive. Se, invece, il governo va cercando scuse per non colpire i più ricchi, be' questa è un'altra cosa».
E sulle pensioni?
«L'ho detto, non ne voglio discutere».
La Bce nell'ormai famosa lettera di raccomandazioni all'Italia ha chiesto interventi anche sulle pensioni e sulla pubblica amministrazione. Lei e tutto il sindacato, ovviamente, siete stati e siete contrari.
«Voglio ricordare che sono sei anni che i dipendenti pubblici non prendono un centesimo in più. E sono anni che non hanno turn over».
E la Bce non se n'è accorta?
«Forse non è stata informata e per questo farebbero bene ad informarla. C'è, invece, un problema inverso, quello di non mortificare ulteriormente la categoria. In quella lettera della Bce non c'è scritto, per esempio, come sia necessario entrare nei gangli della politica. Questi banchieri sono un po' disattenti e non vorrei che avessero discusso troppo con i politici italiani per elaborare quell'elenco di richieste. Una svista non calcolare i costi della politica e non chiedere una patrimoniale».
In definitiva, Cisl in stato di agitazione?
«Sì, siamo mobilitati in tutte le regioni per chiedere sviluppo ed equità. Nel pubblico impiego il 12 ottobre riuniremo gli Stati Generali a Roma e stiamo preparando una proposta per dimezzare i livelli amministrativi e una ricollocazione del personale in una amministrazione ristrutturata e con salari legati alla produttività».