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Data: 01/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Una valanga di firme contro il Porcellum. Depositate ieri in Cassazione, sono un milione e 200mila

Prodi: un trionfo Il Pdl studia come evitare il voto e potrebbe azzardare lo scioglimento delle camere

ROMA. Lo si chiami «miracolo» come l'ha definito il comitato promotore, oppure «trionfo» come ha detto Romano Prodi, la consegna avvenuta ieri di un milione e 200mila firme a favore del referendum sulla legge elettorale è certamente un risultato storico. Ben oltre il doppio delle firme necessarie (500mila), per chiedere di mettere in soffitta l'attuale Porcellum, e tornare al Mattarellum, che sono state depositate ieri in Cassazione. L'iter prevede il via libera entro il 10 dicembre, poi ci sarà il passaggio, con qualche rischio, alla Corte Costituzionale, che dovrà decidere per l'ammissibilità del quesito. Se ci sarà disco verde potrà cominciare la campagna referendaria per il voto, previsto tra il 15 aprile e il 15 giugno 2012.
Intanto Comitati e partiti promotori (Idv in testa) festeggiano un risultato che dà una scossa alle già fragilissime certezze della maggioranza. Ma su questo versante il Pdl, che grazie al Porcellum ha potuto governare con un ampio margine alla Camera (fino alla rottura con Fini) e al Senato, potrebbe decidere di far cadere il governo prima di arrivare al referendum. E uno scioglimento delle Camere porterrebe al voto con l'attuale sistema: liste bloccate e decise dai partiti, premio di maggioranza enorme per chi ha la maggioranza relativa.
Gli schieramenti sono chiari da tempo, con l'Udc che prende tempo, tanto da provocare la reazione stizzita di alcuni esponenti del Pd. Il segretario Lorenzo Cesa ha precisato ieri che all'Udc «non piace quel tipo di legge. Significherebbe tornare indietro di qualche anno e porterebbero solo confusione». La replica di Sandra Zampa (Pd): «Parole sconcertanti. L'Udc finge di non avere responsabilità sul Porcellum. Non credo che gli italiani abbiano dimenticato - ha concluso - che l'Udc votò il Porcellum e che questo avvenne mentre Casini, loro leader, era presidente della Camera». Qualche punzecchiatura è arrivata pure a Bersani, segretario del Pd, la cui direzione scelse di non appoggiare il referendum proprio su sua indicazione, per poi dover correggere il tiro quando numerosi esponenti (il primo fu Prodi) si recarono a votare ai banchetti. Barbi (Pd) ha lanciato un invito al suo segretario: «Sarebbe bello ed elegante se ora Bersani lasciasse il cappello sotto i banchetti anziché metterglielo sopra». Pronta la replica di Bersani: «Non ci ho messo il cappello, ma i banchetti per raccogliere le firme sì». Euforia nell'Idv, che più di altri insieme ai Comitati referendari ha contribuito alla raccolta delle firme (l'Idv ne ha portate mezzo milione), ma anche tra molti esponenti del Pd, che avvertono la maggioranza: «Evitate la fuga rovinosa e inaccettabile in uno scioglimento anticipato delle Camere al solo fine di votare con l'attuale legge delegittimata».
Contrario a tornare al Mattarellum, il centrodestra studia contromosse. Come quella di ritoccare l'attuale legge elettorale. Ma con la crisi da affrontare e il premier impegnato con i suoi guai giudiziari, appare una strada impervia. La Lega invece vorrebbe un sistema proporzionale, visto che il Mattarellum la costringerebbe ad alleanze, e con il tramonto di Berlusconi, il Carroccio teme l'isolamento.

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