PESCARA - «La prima cosa che mi dissero, quando diventai responsabile del personale a Villa Pini, fu di occuparmi in particolare di un elenco di nomi che venivano segnalati da personaggi politici». Inizia così la deposizione di Giuseppe De Iuliis, responsabile del personale di Villa Pini dal 2006, davanti ai giudici del tribunale di Pescara che devono decidere sullo scandalo sanità.
Un passaggio del processo che riguarda in particolare l'ex assessore regionale alla Sanità Bernardo Mazzocca, il suo segretario Angelo Bucciarelli e l'ex capo gruppo del Pd in Regione, Camillo Cesarone. Insomma il sistema clientelare, secondo l'accusa, utilizzato da alcuni politici del Pd per sistemare i loro uomini. Il teste fa proprio i loro nomi quali sponsor di quelle centinaia di ausiliari e qualche infermiere professionale, che sarebbero stati assunti dal 2005 in clinica in maniera del tutto clientelare. «Non c'era assolutamente necessità di assumere altro personale -aggiunge De Iuliis- Lo dissi più volte al dottor Angelini, ma lui mi diceva che era costretto a tenere quelle persone. Il mio compito era quello di sottoporre alla sua attenzione quei contratti a termine che erano in scadenza così che Angelini potesse decidere sulla loro proroga». De Iuliis racconta anche di una telefonata che ricevette da Cesarone il 28 maggio 2008 nella quale lo stesso si lamentava del fatto che Angelini aveva iniziato a licenziare delle persone da lui segnalate. Si trattava di diverse rumene, per la maggior parte infermiere professionali.
Sullo stesso tenore la deposizione di Antonio Salvatore, che aveva preceduto nell'incarico De Iuliis. Anche lui ha parlato dello stesso elenco di nomi: un elenco dove a fianco di ciascuno ci sarebbe stato il nome del politico che lo segnalava. Salvatore ha riferito anche un episodio per spiegare il senso di quelle assunzioni. E cioè quando accolse a Villa Pini un gruppetto di queste persone segnalate per una sorta di colloquio formale che tale comunque neppure era, stando sempre a quanto sostiene il teste: «I colloqui servivano soltanto per far sapere ai politici di riferimento che Villa Pini li aveva chiamati. In quella occasione, era il 26 febbraio del 2007, quei signori mi dissero: Siamo qui perchè ci ha mandato l'assessore Mazzocca: dobbiamo essere assunti».
Ma Salvatore va anche oltre. «La situazione generale -prosegue- è iniziata a cambiare con l'arrivo a direttore del personale di Barbara Garofalo, moglie dell'ex amministratore di Humangest, Gianluca Zelli (anche lui imputato nel processo; ndr). Da quel momento tutto si è stravolto. Era il periodo del dominio di Zelli che dava l'impressione di essere il vero proprietario di Villa Pini: era diventato il padrone. Angelini era irriconoscibile, non era più in grado di prendere una decisione e firmava tutte le carte che Zelli gli sottoponeva. Era arrivato al punto di fare anticamera davanti alla porta di Zelli. Era quest'ultimo che aveva tutti i contatti con le banche».
In precedenza altri testi avevano ricostruito invece le questioni contabili e il sistema usato da Angelini per procurarsi i contanti, tanti soldi, che secondo l'accusa sarebbero appunto finiti nelle tasche dei politici di centrodestra e di centrosinistra.