A rischio i convogli sulle linee per Savona Asti e Alessandria Qualcuno potrebbe esser soppresso Alfio Zorzan presidente dei pendolari acquesi I pendolari hanno sottoscritto un appello inviato a Napolitano Se i tagli sui trasferimenti per il trasporto pubblico, previsti in Finanziaria, verranno confermati, per chi usa il treno saranno dolori. L'allarme arriva dall'associazione pendolari dell'acquese che ha sottoscritto l'appello indirizzato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ai ministri Giulio Tremonti (Tesoro) e Altero Matteoli (Trasporti) per riconsiderare il provvedimento. «Si parla del 75% di risorse in meno che arriveranno nelle casse delle Regioni spiega il presidente dell'associazione acquese, Alfio Zorzan -. Si tratterebbe di un calo di circa 179 milioni, su un totale di 260, in Piemonte, e di 75 milioni in meno in Liguria. Per i pendolari sarebbe un'ecatombe». Per garantire il servizio, le Regioni (che lo pagano alle Ferrovie) si troverebbero costrette a dimezzare i treni e a raddoppiare, quando non triplicare, ticket di viaggio e abbonamenti. Con ricadute pesantissime anche sulle linee dell'acquese e dell'ovadese. L'associazione, basandosi sui dati e sulle cifre contenute nella manovra Finanziaria, ha realizzato con Legambiente una stima di come cambierebbero le cose. «Si è fatto un calcolo chilometrico, cioè di quanto aumenterebbero biglietti e abbonamenti su un percorso di 50, 60 o più chilometri - spiega Zorzan -: distanze coincidenti con le tratte più frequentate della nostra zona. Un abbonamento sulla Acqui-Genova Brignole (sull'intera linea viaggiano ogni giorno 4 mila persone) crescerà di due volte, passando dai circa 66,30 euro a 130. Per un mensile sulla AcquiAsti si potrebbero superare i 160 euro, vedendo triplicare l'importo attuale. Abbiamo calcolato che sulle linee piemontesi il costo dei biglietti aumenterebbe del 225% e in Liguria del 146%. Tra l'altro quest'ultima ha già dato il via ai rincari, come hanno constatato gli ovadesi che, da qualche tempo, hanno di nuovo più convenienza a fare il biglietto come se partissero da Molare». Ma il problema non riguarda solo il portafogli. Con il taglio sulle risorse, la mannaia cadrà anche sul numero di treni garantiti. Si parla di un calo del 50%, con la messa in discussione di molte tratte minori. «Siamo preoccupati per quello che potrà succedere in zona. A rischio, dai nostri calcoli, sarebbero la Ovada-Alessandria, la Acqui-Asti e la Acqui-Savona, senza contare le linee che da Nizza Monferrato portano ad Alessandria e ad Alba. Direttrici dove già i treni sono risicati e che potrebbero scomparire». Da qui, la decisione di lanciare un appello per stoppare in tempo il provvedimento e la volontà di coinvolgere le istituzioni. «Lunedì avremo un primo incontro alla Regione Liguria. Dobbiamo combattere per garantire il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini».