Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.050



Data: 02/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Maroni: «Il referendum va fatto impressionato dal numero di firme» Ma il Pdl frena.

ROMA - «Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo, è un segnale forte che va ascoltato». ll ministro dell'Interno Roberto Maroni commenta così la raccolta di firme per il referendum abrogativo del Porcellum, la legge elettorale varata nel 2005 dal ministro Robero Calderoli. «Credo che si debba procedere al referendum», aggiunge.

Il ministro non ha invece voluto commentare le parole di Giorgio Napolitano sulla modifica della legge elettorale, ma ha tenuto ad aggiungere un suggerimento al Parlamento. «Non so se il Parlamento si metterà a riformare la legge elettorale - ha detto Maroni - ma se lo fa dovrebbe riformarla nel senso del referendum».

Il Pdl frena. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ribadisce che è «giusto consentire di esprimere una preferenza» a patto, però, di garantire la possibilità «di indicare il presidente del Consiglio». Una linea da cui non si vuole allontanare il Cavaliere, fortemente deciso a preservare un sistema bipolare e che per questo temporeggia. «Il Pdl vince con ogni sistema elettorale» si schernisce tuttavia il segretario che prende a metafora le lumache «che vanno sull'asciutto e sul bagnato».

«Il referendum è un'ulteriore sollecitazione al Parlamento a modificare il sistema di voto: non c'è nessuna remora in tal senso. Bisogna però evitare che, come in passato, la legge elettorale venga considerata una bacchetta magica, e soprattutto che si pensi che l'esigenza di riavvicinare i rappresentanti ai cittadini si possa soddisfare solo reintroducendo quelle preferenze che non esistono più in nessun Paese d'Europa se non in Grecia», dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. «Condiviso - conclude Quagliariello - la proposta del ministro Calderoli di arrivare al varo di una nuova legge elettorale dopo la prima lettura al Senato e alla Camera del progetto di revisione costituzionale, che tra l'altro prevede una riduzione consistente del numero dei parlamentari».

Anche nell'opposizione lo scossone inferto dai referendari lascia il segno. Arturo Parisi, coordinatore del comitato, è tagliente con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha chiesto un cenno di ringraziamento per il contributo dato alla raccolta delle firme. «Bersani ha messo la sua firma? Prodi lo ha fatto», sottolinea Parisi che apprezza invece le parole «oneste» di Maroni. Anche Rosy Bindi apprezza il ministro leghista: «Maroni fa bene a prendere sul serio il referendum. Ma il Ministro - avverte - deve essere capace di controllare i suoi amici della maggioranza, perché non siano tentati di sciogliere le Camere».

Nel Terzo Polo, il leader di Fli, Gianfranco Fini lancia l'allarme: qualcuno cercherà la scappatoia del voto, «meglio invece fare una nuova legge elettorale in Parlamento che sia la più condivisa possibile e con una maggioranza ampia». Insomma, «la legge elettorale è importante, ma non si può fare se prima non si fa una riforma complessiva delle istituzioni».

Pier Ferdinando Casini afferma: «Si stava meglio quando si stava peggio». La sua analisi sugli esiti del referendum però è netta: si andrà al voto perché nè si terrà la consultazione sulla legge elettorale né il Parlamento riuscirà a varare una nuova legge elettorale.

Si insospettisce invece il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: il successo dei referendari, dice, non verrà «stravolto da una legge elettorale truffa dell'ultima ora».

Non ci sarà «nessuna diaspora» nel Pdl dopo Berlusconi. «C'è un attacco concentrico che punta al dopo Berlusconi e immagina una diaspora in cui ciascuno cercherà di salvarsi. La nostra presenza prova il contrario», ha sottolineato poi oggi il segretario del Pdl all'assemblea degli eletti lombardi.

Berlusconi «è sotto attacco ed è il nostro leader e noi lo difendiamo», ha continuato Alfano. «Berlusconi è un uomo generoso - ha aggiunto - credo che difficilmente qualcuno possa dire di avere aiutato Berlusconi negli ultimi anni, anzi è lui che ha trascinato. Ora, per la prima volta in 18 anni, serve una grande squadra che lo aiuti. È il momento di restituire affetto e gratitudine». Alfano ha spiegato che questo è «un presupposto etico prima che politico». Poi è tornato nuovamente a sottolineare che sarà Berlusconi a «decidere se ricandidarsi».

Negli ultimi sedici anni il centro sinistra ha governato per la metà del tempo e l'altra metà il centrodestra ma «noi ci stiamo da troppo poco tempo. Dobbiamo starci ancora per fare le riforme», ha poi sostenuto il segretario del Pdl. E per «smontare» l'opinione di chi dice che Berlusconi è sulla scena da troppo, Alfano ha suggerito ai partecipanti all'assemblea degli eletti della Lombardia di ricordare che gli altri c'erano da prima della caduta del Muro di Berlino e stavano «dalla parte sbagliata». Poi ha citato il sindaco Pd Matteo Renzi dicendo che nel Partito democratico americano si alternano sul palco tanti presidenti, da Obama, a Clinton a Kennedy, con sempre lo stesso nome di partito, mentre in Italia cambia il nome del partito ma ci sono sempre gli stessi. E dunque, parlando del comunismo, «mica sono io che mi accanisco - ha concluso Alfano -. Sono loro che no se ne vanno».

«Siamo un partito senza padroni e contro i padrini», ha detto ancora Alfano, spiegando che il partito è senza padroni ed è per questo che le tessere sono disponibili a un costo molto basso e soprattutto che non ci saranno deleghe nelle votazioni. E dicendo che è contro i padrini si è rivolto «agli 'ndranghetisti e ai mafiosi trasferiti in Lombardia». «Ogni tessera del Pdl - ha concluso - sarà usata contro di loro» ad esempio per rafforzare il carcere duro. «Non provino - ha concluso - a infiltrarsi».

«Dichiarare di voler realizzare un partito senza padroni da parte di chi, come Alfano, è stato imposto segretario del Pdl senza essere stato eletto da un congresso, è una barzelletta degna di quelle che è solito raccontare il suo capo Silvio Berlusconi. Se invece Alfano sta dicendo sul serio allora vuol dire che Berlusconi è già stato archiviato dal Pdl, ma a questo punto sarebbe doveroso archiviarlo anche dal governo». Lo afferma Silvana Mura, deputata di Idv.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it