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Pescara, 12/04/2026
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02/10/2011
Il Centro
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Truffa con le risorse del terremoto - Truffa, il vescovo si scusa in piazza
Appello di D'Ercole ai cittadini: non mi nascondo, ridateci fiducia |
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INCHIESTA SUI FONDI PER IL SOCIALE Il presule parla agli aquilani: in Curia c'è smarrimento L'AQUILA. «Sono venuto qui in mezzo alla gente, perché mi sembra giusto parlare coi cittadini, anche se dentro di me c'è tanta sofferenza perché trovarsi sbattuto sul giornale in questo clima a me fa male». È l'appello accorato che il vescovo ausiliare Giovanni D'Ercole ha fatto ieri ai cittadini dell'Aquila, gli stessi con cui nella primavera del 2010 lavorò con pala e carriola per rimuovere le macerie di piazza Palazzo. L'inchiesta sulla tentata truffa sui fondi per il sociale orchestrata dalla Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo (che ebbe il sostegno della Curia) e il colloquio coi magistrati lo hanno «provato e addolorato». D'Ercole ha voluto chiarirsi con gli aquilani, scegliendo, per farlo, il luogo simbolo della partecipazione: il tendone di piazza Duomo dove ieri mattina si parlava di ricostruzione in un dibattito promosso dall'assemblea cittadina. «È una situazione che fa male anche al ruolo che ricopro», ha aggiunto il vescovo ausiliare. «Quello che ho fatto l'ho fatto con l'intenzione di mettermi al servizio della gente con tutto il cuore. Ci ho creduto, mi sono fidato. Ma se tutto ciò che si sta accertando fosse vero io sono stato imbrogliato. Ora mi ritrovo doppiamente solo e abbandonato. Primo perché sento che la gente perde la fiducia. Secondo, perché ho creduto in una causa che si è rivelata sbagliata. Però non mi scoraggio. Da mia madre ho ricevuto una sola consegna», ricorda D'Ercole. «Mi disse, dopo essere emigrati a Roma dalla Valle Roveto: "noi non abbiamo nulla, come ricchezza hai solo la tua faccia". E io cerco di salvarla. Ecco che oggi vorrei dire che sentirmi anche lontanamente associare a una truffa è per me un'offesa profonda. Invece sono stato imbrogliato», ha aggiunto. «Sono stato poco prudente nel credere a queste persone, forse a questo ci posso ripensare. Mi serva per il futuro». «A me stesso e agli aquilani dico: non ci dobbiamo scoraggiare, dobbiamo andare avanti, essere molto più prudenti, certo, ma continuare a lavorare insieme. Finché sarò in questa città voglio spendermi per questo, per lavorare insieme, ricostruire la speranza e dare un futuro alla città». Ma D'Ercole ha anche sottolineato il ruolo della Chiesa nella ricostruzione. Un compito definito «duplice». «A livello spirituale dobbiamo ricompattare le comunità disperse e dare fiducia e speranza alle persone. In secondo luogo la Chiesa deve ricostruire i luoghi di culto e le sue proprietà. Ci vuole però prudenza. Ho capito che quando si ha a che fare con denaro, fondazioni, istituti che danno soldi, con persone che finanziano, il rischio c'è sempre. Bisogna lavorare, ma sempre con onestà». D'Ercole si è detto anche preoccupato per l'atmosfera che si respira negli ambienti della Curia. «Un'atmosfera di grande smarrimento, tutti ci chiediamo cosa sia accaduto», ha concluso. «Se ci fossimo accorti di qualche minima stranezza saremmo intervenuti subito. Vorrei che questo emergesse. Ed è questo che ho raccontato ai magistrati. Mi fa soffrire leggere, negli occhi della gente, il dubbio che anche il vescovo faccia parte della truffa. Questo mi dispiace. Il mio è il ruolo di un padre. Ho il compito di dare conforto, sostegno, fiducia. Lungi da me anche la più piccola intenzione di truffare qualcuno».
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