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Data: 04/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Strappo di Marchionne «Via da Confindustria». I sindacati «Non vogliono regole» Dura la Fiom, la Cisl critica l'uscita dall'Associazione

ROMA. La Fiat vuole mani libere nella gestione degli stabilimenti e dei licenziamenti, e Marchionne ieri ha ufficializzato una decisione che era nell'aria da tempo: l'uscita da Confindustria. Lo ha fatto con due lettere identiche (una di Fiat l'altra di Industrial) indirizzate alla presidente Emma Marcegaglia, che, dopo averci riflettuto un po', ha risposto per le rime. Ma c'è anche la buona notizia. Fiat infatti ha deciso di confermare la produzione a Mirafiori del Suv marchio Jeep, con inizio da metà 2013. Inoltre sarà prodotto da inizio 2013 nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino) un nuovo motore benzina, turbo iniezione, per le Alfa Romeo.
La notizia dell'abbandono di Confindustria è arrivata di prima mattina. Nella lettera Marchionne comunica che il gruppo torinese uscirà dal primo gennaio prossimo, ed elenca le motivazioni che riguardano in sostanza gli accordi fatti sulla flessibilità del lavoro che non soddisfano il Lingotto. Secondo Marchionne l'accordo del 28 giugno e soprattutto l'approvazione dell'articolo 8 nella manovra finanziaria «avrebbero risolto molti punti nodali nei rapporti sindacali. Ma la firma dell'accordo interconfederale del 21 settembre - secondo la Fiat - ha fortemente ridimensionato le aspettative sull'efficacia dell'art.8». Flessibilità limitata, quindi, che va contro la linea dura dell'ad di Fiat, «impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi e non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dal mondo industrializzato». Marchionne garantisce comunque che i rapporti con i lavoratori «saranno gestiti senza toccare alcun diritto come previsto dalle intese di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco».
Dopo una riunione con i suoi più stretti collaboratori, Marcegaglia ha replicato contestando quanto sostenuto sull'art.8: «Non è stato depotenziato, ho tre pareri dei più importanti giuslavoristi italiani. Questo tipo di motivazione non sta in piedi. Noi non abbiamo mai detto che l'art. 8 non andava bene: io ho detto che l'articolo 8 non si tocca, e abbiamo sempre detto che era compatibile con l'accordo interconfederale del 28 giugno: se la richiesta - prosegue - era quella di mettere da parte l'intesa del 28 giugno, noi non lo potevamo fare, del resto la giunta di Confindustria lo ha approvato all'unanimità». E ribadisce che «oggi grazie all'art. 8 l'effetto retroattivo di Pomigliano e Mirafiori c'è».
Soddisfazione della Lega per la produzione del Suv in Piemonte, ma per il resto il mondo politico non ha preso bene la nuova iniziativa della Fiat di andare per la sua strada. Il Pd ritiene la situazione preoccupante, mentre l'Idv sottolinea che con l'art. 8 il governo non ha fatto che aumentare tensioni e divisioni. Il ministro Sacconi, «padre» dell'art. 8, si dice tranquillo: «Marchionne dice che intende applicare l'articolo 8 fino in fondo, e mi sembra che si sottolinei l'importanza di questo strumento. E poi quello degli investimenti mi sembra l'annuncio più importante». Neanche una parola ovviamente sulla decisione (comunicata sempre ieri) di cessare l'attività della Irisbus di Flumeri (Avellino), con l'avvio delle procedure di licenziamento per 680 dipendenti, malgrado vi fosse l'interessamento di un gruppo cinese a rilevare la produzione di autobus.

I sindacati. «Non vogliono regole» Dura la Fiom, la Cisl critica l'uscita dall'Associazione. La Uil: «Ci interessano di più le nuove produzioni»

ROMA. I sindacati non condividono la decisione della Fiat di uscire da Confindustria a partire dal primo gennaio 2012, ma se la Cisl si limita a ricordare all'azienda che l'accordo del 28 giugno non è stato depotenziato, e che questa non può essere considerata una ragione per l'uscita dall'associazione degli industriali, la Cgil ritiene che il gruppo abbia preso la decisione perché «non vuole regole e nega la rappresentanza».
Ancora più netto il giudizio della Fiom che con il segretario generale, Maurizio Landini sottolinea come questo sia il segnale del «disimpegno dal Paese. A Marchionne non va bene nessun accordo, solo la parola lo fa stare male, e le regole o le detta lui o non ce n'è per nessuno, e questo è piuttosto preoccupante».
«La Fiat è libera di stare o non stare in una associazione imprenditoriale - ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni - però non può dire che esce perché è stato depotenziato l'accordo interconfederale del 28 giugno. Questo non è affatto vero. L'accordo del 28 giugno è utilissimo per la Fiat e per tutto il mondo del lavoro. Ha stabilito, per la prima volta in sessant'anni, che qualora in un'azienda c'è una maggioranza di lavoratori che esprimono una volontà precisa, quella maggioranza detta la linea e la minoranza deve rispettare gli accordi. Mi dispiace - aggiunge Bonanni - per la decisione assunta dalla Fiat, anche se apprezziamo la conferma del piano di investimenti in Italia».
«L'uscita della Fiat dalla Confindustria - ha affermato il leader Uil, Luigi Angeletti - è una questione che attiene ai rapporti tra l'azienda automobilistica e l'associazione e su cui i sindacati non possono avere, più di tanto, voce in capitolo. Ci riguardano e ci interessano molto, invece, le decisione su Mirafiori e Pratola Serra. Queste scelte - aggiunge Angeletti - rientrano nel rispetto dei patti sottoscritti con Fiat e sono una premessa per garantire l'occupazione e lo sviluppo negli stabilimenti italiani del Gruppo».
«E' la conferma - ha detto il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere - dei nostri timori su di una scelta già compiuta e decisa da tempo, da parte di chi non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza. Purtroppo questa posizione trova sostegno da parte di un Governo giunto al capolinea e che non ha mai avuto la capacità - dice Scudiere - di farsi rispettare e di far rendere conto alla Fiat delle scelte compiute».
I rapporti con il Gruppo restano «invariati» per l'Ugl, che esprime soddisfazione, ed apprezza il mantenimento degli impegni sugli investimenti. Mentre secondo la Fismic gli annunci sugli investimenti dimostrano la «sconfitta degli uccelli del malaugurio».

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