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Pescara, 12/04/2026
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Data: 04/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Lega divisa, Bossi: c'è chi parla a vanvera. Maroni: io ho parlato solo di referendum. Tosi e Gentilini rischiano l'espulsione

ROMA. Preoccupato per la tenuta della Lega e del governo, Umberto Bossi promette fedeltà al Cavaliere e striglia i «troppi» esponenti del Carroccio che «parlano a vanvera», «davvero troppa gente». La reprimenda del Senatùr, che prende corpo nel cuore della notte durante una festa del partito in provicia di Varese, ha diversi destinatari. Il primo è Roberto Maroni, che ha fatto capire di essere a favore del voto anticipato ed ha avuto l'ardire di schierarsi a favore del referendum. Tutto vero? Il ministro dell'Interno capisce che non è il momento per tentare la spallata e ai cronisti che gli chiedono come intende replicare, risponde: «Sono tutti retroscena infondati. Io ho parlato solo del referendum...».
La precisazione, però, non risolve tutti i problemi. Perché Bossi di referendum non vuole nemmeno sentir parlare e perché un eventuale ritorno al "Mattarellum" non favorirebbe i piccoli partiti. Nel mirino del leader della Lega, però, non c'è solo Maroni. Nella "lista nera" entra anche Flavio Tosi, che ha osato mettere in discussione l'esistenza della Padania e ha liquidato la questione come disputa «filosofica» che lascia «irrisolti» i problemi del Paese. Al coro dei "blasfemi" si aggiunge l'ex sindaco-sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, colpevole di aver condiviso l'intervento di Giorgio Napolitano sull'inesistenza della Padania e sul rischio della galera per chi volesse compiere il disegno secessionista.
Ce n'è quanto basta per far scattare la dura reazione di Bossi. «Questi eccessi di protagonismo fanno passare la voglia di far politica» confessa il senatùr ai suoi fedelissimi. Poi, parte l'affondo verso il Quirinale: «E' facile da Napoli e da Roma sostenere che la Padania non esiste per tranquillizzare... Ma tutti hanno capito che l'Italia non tiene più». Quanto al rapporto con Berlusconi, Bossi fa capire che in questo momento non è alle viste una rottura e spiega perché: «Noi abbiamo fatto un accordo prima del voto e lo rispettiamo. Non abbandoniamo. Poi, quando vengono le elezioni si può evitare di andare assieme e possiamo decidere di andare da soli. Ma, così facciamo vincere la sinistra. E' bene che si sappia». A strigliare i leghisti non allineati ci pensa Calderoli, che in mattinata diffionde una nota per far sapere che «dissente profondamente» rispetto alle dichiarazioni di Tosi sulla padania. Dichiarazioni «in aperto contrasto» con lo statuto della Lega.
Il sindaco di Verona rischia l'espulsione dal partito. Il pericolo è reale e Tosi, come Maroni, è costretto ad una rapida marcia indietro. «Non posso non ascoltare le parole del coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli, e ribadisco la mia piena intenzione e volontà di rispettare, lo statuto del nostro movimento» dice il sindaco per il quale «non è opportuno» dividersi in questo momento sulla Padania perché si potrebbero causare involontariamente «tensioni» con la presidenza della Repubblica. I leghisti non ne possono più di Berlusconi ma non hanno la forza di strappare con Bossi.

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