Voto unanime su un testo che riunisce le proposte di Pd, Rialzati Abruzzo e Pdl. Commenti positivi da tutti i gruppi
L'AQUILA. L'Abruzzo è la seconda regione italiana, dopo l'Emilia Romagna, a tagliare le pensioni dei politici. Il Consiglio regionale, infatti, ieri ha approvato all'unanimità, con una votazione-lampo, il progetto di legge che prevede l'abolizione dei vitalizi ai consiglieri, già licenziato in mattinata dalla Prima commissione.
Il provvedimento sarà valido a partire dalla prossima legislatura, mentre restano invariati i privilegi degli attuali rappresentanti.
L'abrogazione degli assegni consentirà di risparmiare cifre notevoli, considerando che attualmente i 139 vitalizi in carico alla Regione costano 5,7 milioni di euro l'anno. Un ex consigliere che ha alle spalle una sola legislatura, infatti, percepisce 2.984 euro lordi al mese, mentre con oltre 16 anni di versamenti la cifra sale a 6.267 euro. Con un contributo aggiuntivo di circa 200 euro mensili, inoltre, si acquisisce il diritto alla reversibilità. Il testo approvato - frutto dell'integrazione delle proposte di legge presentate dai capigruppo di Pd, Pdl e Rialzati Abruzzo - si compone di due articoli. Il primo stabilisce l'abolizione dell'assegno a partire dalla prossima legislatura (la decima) e mantiene per gli attuali consiglieri la normativa in vigore, che però non avrà più alcun effetto nel caso di una rielezione. Il secondo, invece, si riferisce all'entrata in vigore della legge, a partire dal primo giorno successivo alla pubblicazione sul Bura. Soddisfazione per quello che è stato definito un risultato «storico» arriva da ogni parte politica e tutti si affrettano a rivendicare la paternità dell'iniziativa. Per il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, «nessuno in 42 anni ha fatto quello che il mio partito ha fatto in tre». Per Maurizio Acerbo (Prc) «sono stati Rifondazione e Idv a lanciare questo obiettivo in Abruzzo. Ora è il momento di marciare con la stessa determinazione per conseguire un altro obiettivo su cui tutti, a parole, si dicono d'accordo da anni: l'abolizione del listino».
Il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini, sottolineando che «l'Italia dei Valori è partita con quasi tre anni di anticipo, quando tutti erano in altre faccende affaccendati», ha affermato che «si poteva fare qualcosa di più, ma è certo che, se anche il Parlamento e tutti i Consigli regionali d'Italia seguissero l'esempio dell'Abruzzo e dell'Emilia Romagna, l'intero paese recupererebbe soldi, credibilità e prestigio».
Per il portavoce del gruppo Pdl, Riccardo Chiavaroli, in «un clima di diffusa quanto generica antipolitica, che in realtà rischia di danneggiare tutte le istituzioni e quindi i cittadini, è stata data invece una risposta politica». Ricordando di aver promosso «alla fine degli anni'80, da radicale, un referendum contro le pensioni dei politici», Chiavaroli ha detto che «con questa scelta è stato dato un chiaro segnale, dimostrando che la politica non è necessariamente una categoria impermeabile e tendente all'autoconservazione».
Acerbo: ora togliamo il listino
«Bastano due righe». Chiavaroli: fuga in avanti
PESCARA. Dopo l'abolizione dei vitalizi, il Consiglio regionale dovrà occuparsi della riforma elettorale e in particolare dell'abolizione del listno, la cosiddetta lista del Presidente: sette consiglieri eletti senza preferenze in caso di vittoria del candidato presidente cui è collegata la lista. Ieri Rifondazione, Idv e Pd hanno ribadito la necessità di togliere il listino.
«Basta un provvedimento di poche righe», dice Maurizio Acerbo. «L'idea di riformare più complessivamente la legge elettorale rischia di dilazionare un obiettivo sacrosanto e a cui nessuno può apertamente opporsi. Infatti da due anni discutiamo un testo. E' ora di stralciare la parte relativa all'abolizione del listino e portarla in aula. Poi avremo tutto il tempo di discutere del resto».
La consigliera Pdl Federica Chiavaroli
, ricorda che «in Commissione Statuto è in discussione la nuova legge elettorale, che prevede non solo l'abolizione del listino, ma una rielaborazione dell'intero sistema», einvita le opposizione a evitare le fughe in avanti: «Piuttosto che confondere l'opinione pubblica con slogan elettorali, sarebbe il caso di confrontarsi, con obiettività e lungimiranza, su ciò che davvero è necessario per ristabilire il giusto rapporto tra istituzioni e cittadini, che tra i tanti, è forse il male maggiore che oggi la classe dirigente si trova ad affrontare».