VERONA. È solo all'inizio la stagione dei "nervi tesi" in casa Lega, in attesa del delicato passaggio del congresso regionale. L' eretico Flavio Tosi, che già si era preso una tirata d'orecchi dal ministro Calderoli alla festa padana di Venezia, non ha cambiato la linea pragmatica: più attenta ai problemi della crisi economica e alle ragioni dell'alleanza di Governo, che ai sogni della Padania (»è solo filosofia» ha detto lunedì). Così, il coordinatore Roberto Calderoli l'aveva nuovamente richiamato all'ordine. Ma ieri Tosi ha incassato la "solidarietà" di Roberto Maroni, l'uomo cui fa riferimento nel Carroccio.
Il ministro dell'Interno, a sorpresa, è arrivato verso mezzogiorno a Palazzo Barbieri a Verona, sede del municipio, ha salito le scale e si è infilato nell'ufficio del sindaco, per un colloquio fitto di 40 di minuti. Ufficialmente per parlare di sicurezza e telecamere di sorveglianza - dirà più tardi il capo del Viminale -. Nella sostanza per dimostrare vicinanza allo spirito più libero tra gli amministratori leghisti, da mesi sotto il fuoco dei duri e puri del partito. Al punto che si susseguono le richieste di chi lo vorrebbe chiamato a rapporto in Via Bellerio, o addirittura espulso dalla Lega.
«La stima per tutti quelli che lavorano sodo, soprattutto i sindaci, c'è sempre», ha tagliato corto Maroni, uscendo dallo studio di Tosi. E poi: «Quali problemi? Ci sono problemi nella Lega? Non mi risulta». Tosi ha scelto il tono basso, come aveva fatto lunedì dopo l'attacco di Calderoli. Il coordinatore delle segreterie, dopo l'affermazione sulla Padania, gli aveva chiesto il rispetto dell'art. 1 dello Statuto del partito. Tosi aveva risposto: obbedisco. «Andate sempre a vedere delle dietrologie, delle cose che non ci sono», ha detto oggi ai giornalisti. «ogni ministro fa la sua parte - ha aggiunto - ha le sue attribuzioni e le sue competenze. Il ministro Maroni ha sicuramente uno dei dicasteri più difficili».
La differenziazione di Tosi dall'ortodossia leghista, tuttavia, parte almeno dal gennaio scorso, quando in piena celebrazione dei 150 dell'Unità d'Italia, il sindaco di Verona, orgoglioso della fascia tricolore, si schierò con il presidente Napolitano e con i sindaci che celebravano la festa del Paese unito. Da allora è stato un crescendo. Tosi in trincea a difendere i Comuni colpiti dai tagli del Governo, al di là dell'appartenenza politica. Tosi a chiedere al partito di dare l'ultimatum a Berlusconi; Tosi sempre più tiepido sulle suggestioni padane e secessioniste di Bossi. Un Flavio Tosi "scomodo", che forse sta provando la sua forza elettorale in vista del congresso regionale, quando contenderà a Gianpaolo Gobbo la guida della Lega in Veneto.