Decisione all'unanimità. Ma il provvedimento scatterà nella prossima legislatura
L'AQUILA - Anche l'Abruzzo, dopo l'Emilia Romagna, ha abolito i vitalizi dei consiglieri regionali. Ma solo dalla prossima legislatura, la decima. Farlo subito, hanno detto tutti non senza un filo di imbarazzo, «avrebbe comportato problemi giuridici e contenziosi vista la difficoltà di recuperare le somme già trattenute». E così dopo le schermaglie dei mesi scorsi per accaparrarsi la primogenitura della riforma, ieri le cose sono filate lisce come l'olio, anche oltre le attese. Prima l'approvazione all'unanimità in commissione (i sì portano la firma di Nasuti, Di Bastiano, Federica Chiavaroli, Di Matteo, Prospero per conto di Terra, Petri, Cesare e Camillo D'Alessandro, Acerbo, Caramanico, Ricciuti e Di Luca), poi quella in Consiglio, sempre senza voti contrari e senza neanche un intervento durante il dibattito. Basta un'alzata di mano, tutti uniti e d'accordo, con tanto di auto-applauso dopo il verdetto enunciato da Pagano e qualche battutina del tipo «Ci siamo tolti la pensione!», apparsa fuori luogo visto che nessuno degli attuali consiglieri dovrà rinunciare al vitalizio. Pazienza per i novizi, che si troveranno a percepire l'indennità minima.
Tecnicamente il progetto di legge 314 modifica la legge regionale numero 40 del 2010. È composto da appena due articoli: il primo che «sopprime l'istituto dell'assegno vitalizio a partire dalla decima legislatura» fatti salvi «i diritti dei titolari di assegno vitalizio e di reversibilità alla data di entrata in vigore della presente legge»; il secondo che disciplina l'entrata in vigore. In mezzo, all'articolo 1, ci sono alcuni commi tecnici che servono a disciplinare alcuni casi: per esempio per i consiglieri attualmente in carica o che dovessero cessare l'incarico entro la fine di questa legislatura, comunque, il diritto al vitalizio è salvo, mentre qualora chi ricopre l'incarico di consigliere regionale dovesse essere rieletto anche nella prossima legislatura non godrà di un ulteriore aumento. «Per i consiglieri regionali rieletti nella decima legislatura o in legislature successive - dice il quarto comma dell'articolo 1 della legge - tale ulteriore esercizio del mandato non produce alcun ulteriore effetto giuridico ed economico rispetto al già maturato in ordine all'assegno vitalizio».
L'Abruzzo fino ad oggi paga 139 vitalizi, per un importo complessivo di 5,7 milioni di euro l'anno. Il presidente dell'assise, Nazario Pagano, ha fatto notare che «ancora una volta l'Abruzzo si è distinto rispetto ad altre regioni italiane anticipando una decisione che era già stata esaminata dalla conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Siamo la seconda regione in Italia, abbiamo già le indennità fra le più basse d'Italia (l'Abruzzo è al 19. posto; ndr), ci siamo tolti anche quello che è considerato un privilegio. Un bel gesto in un momento di difficoltà». Anche Pagano è convinto che prevedere l'abolizione per gli attuali consiglieri avrebbe comportato difficoltà di carattere giuridico: «Secondo me non era possibile, si sarebbero dovute restituire somme trattenute, le cose si complicavano. La cosa più semplice e più ovvia era che si interrompesse dal prossimo mandato».
Per il resto il Consiglio, che ha osservato un minuto di raccoglimento per le vittime della palazzina crollata a Barletta, ha esaminato una serie di interrogazioni e interpellanze. È stata respinta la risoluzione urgente presentata da Cesare D'Alessandro (Idv), Camillo D'Alessandro (Pd) e Claudio Ruffini (Pd) sulla rimodulazione dell'applicazione dell'addizionale Irpef. In Abruzzo, per i periodi d'imposta 2009 e 2010, è stata fissata un'aliquota indifferenziata dell'1,4% su tutti i redditi. I proponenti, invece, hanno proposto l'introduzione di aliquote progressive per fasce di reddito, sulla base di quanto già avviene in altre Regioni. La risoluzione è stata respinta perché, ha spiegato l'assessore Masci, a causa del piano di rientro del debito sanitario c'è l'obbligo del mantenimento delle entrate.
Frizioni tra Costantini e D'Alessandro
L'AQUILA - Alla fine è andata come forse era logico che fosse: vitalizi aboliti, ma per quelli che verranno poi. In fondo anche nella virtuosa Emilia Romagna, prima in Italia a cancellare quello che viene considerato un odioso privilegio, le indennità spariranno dalla prossima legislatura. Comunque nel Transatlantico all'aperto di palazzo dell'Emiciclo qualche imbarazzo c'era, ieri, al termine della seduta del mattino. Antonio Menna, dell'Udc, è stato tra i più schietti: «Per non essere ipocrita è giusto chiarire che la riforma riguarda il futuro e non il passato perché i diritti miei e dei miei colleghi sono ormai acquisiti. Credo invece che servano altri tipi di riforme: va abolito immediatamente il listino». Toni trionfalistici arrivano invece dal Pdl: «Con la scelta di abolire i vitalizi dei consiglieri regionali - ha detto Riccardo Chiavaroli -, abbiamo compiuto un ulteriore, autorevole passo sulla strada delle riforme dei costi delle istituzioni. A un clima di diffusa quanto generica antipolitica, che in realtà rischia di danneggiare tutte le istituzioni e quindi i cittadini abbiamo dato invece una risposta politica». Luca Ricciuti (Pdl) ha rafforzato il concetto: «Il segnale è giusto e corretto, mi sarebbe piaciuto che l'avessero fatto anche i parlamentari».
C'è stato uno scontro tra Pd e Idv, invece, sui meriti della riforma. Carlo Costantini, capogruppo Idv, ha rivendicato la paternità: «Pd e Pdl si contendono la primogenitura. Purtroppo per loro, però, carta canta. E le carte rivelano ancora una volta che l'Italia dei Valori è partita con quasi tre anni di anticipo». Il Pd non ha incassato passivamente la critica. Camillo D'Alessandro ha replicato: «Mi dispiace per l'Idv che di fronte ad una condivisione unanime sull'abrogazione dei vitalizi da parte del Consiglio regionale non sappia fare altro che tentare di mettersi goffamente una patacca di primogenitura. Tra l'altro il Pd ha votato tutte le leggi proposte dall'Idv senza preoccuparsi dei diritti d'autore. Se il Pd non avesse scatenato l'inferno nell'ultimo Consiglio regionale si sarebbe approvata la legge oggi? Penso di no e lo sa benissimo Costantini». D'Alessandro aveva commentato a caldo: «Lo abbiamo detto, lo abbiamo fatto, l'iniziativa del Pd nello scorso Consiglio regionale oggi ha portato a una legge bipartisan che ha posto fine alla parola vitalizi», scatenando le ire Idv. Cesare D'Alessandro, dei dipietristi, è tornato sul concetto: «Noi abbiamo proposto all'inizio della legislatura l'abolizione. Farla partire da oggi avrebbe comportato contenziosi. L'entrata in vigore dalla prossima legislatura è in linea con quanto chiede il Governo. Meglio tardi che mai».
Maurizio Acerbo di Rifondazione ha parlato di momento «storico» e ha invocato ora l'abolizione del listino. Walter Caporale, dai Verdi, è d'accordo: «Si dovranno abolire o ridurre altre indennità e privilegi accessori che vanno a formare l'emolumento complessivo del consigliere regionale».