Provincia. Il consigliere detta l'agenda per tornare in maggioranza: Stella Maris e rimpasto
PESCARA. «Per tornare in maggioranza chiedo che vengano ridefinite le priorità dei Lavori pubblici: Stella Maris di Montesilvano, i tre ponti e alcune strade provinciali. Ma chiedo anche che il presidente della Provincia Testa azzeri la giunta». La prima crisi nella Provincia porta la firma del consigliere Lino Ruggero che ha lasciato Pescara futura-Rialzati Abruzzo per passare al gruppo indipendente.
Il consigliere provinciale Lino Ruggero di Montesilvano non ha digerito la scelta dell'assessore ai Lavori pubblici Roberto Ruggieri di portare in giunta una delibera da 250 mila euro per Elice e, oggi, detta l'agenda al presidente Guerino Testa: «Rivedere le priorità dei Lavori pubblici ma resta inteso un azzeramento della giunta, un giro di boa: è una risposta obbligatoria perché evidentemente si è lavorato con lentezza». Senza il consigliere Ruggero, la maggioranza di Testa ha lo stesso numero di consiglieri dell'opposizione (12), numeri che non hanno retto venerdì quando la maggioranza è stata battuta in consiglio sulla verifica di sospensione. La prossima seduta è in programma il 12 e riguarda gli equilibri di bilancio ma Ruggero dice: «Voterò con la maggioranza».
«TAGLIANDO ALLA GIUNTA». Intanto, la decisione del consigliere di lasciare la maggioranza ha messo in moto le schermaglie politiche con l'opposizione che striglia la giunta e Pescara futura-Rialzati Abruzzo che allontana Ruggero perché la sua mossa «è una questione di poltrone». Stempera la crisi, invece, il presidente Testa incredulo che un «emendamento possa mettere in crisi il governo» e rimandando alla politica l'eventualità di un rimpasto. «Siamo a metà della legislatura, prossimamente ci sarà una riunione di maggioranza», spiega Testa. «In quell'occasione faremo un tagliando alla giunta e nel caso in cui ci fossero attriti, si può pensare a un rimpasto ma oggi non mi pare che ci siano divisioni». A sostenere Testa ci sono i capigruppo di maggioranza Angelo Faieta del Pdl e Gabriele Santucci dell'Udc che comunque hanno qualcosa da lamentare. Per Faieta «non è in discussione la tenuta della maggioranza ma a metà legislatura c'è bisogno di una verifica», mentre per Santucci «gli assessori non possono fare e disfare, i consiglieri devono essere informati». «Le ipotesi di un rimpasto per creare una nuova maggioranza inesistente sono la dimostrazione che nell'amministrazione Testa invece di preoccuparsi dei tanti problemi della Provincia ognuno si dedica semplicemente alla sua poltrona» dicono in una nota i consiglieri Idv Luciano Di Lorito, Attilio Di Mattia, Camillo Sborgia e Antonella Allegrino proseguendo: «A Ruggero, giustamente, non è andata giù la previsione di un importante stanziamento sulla strada Lungofino a Elice che è anche il feudo elettorale dell'assessore ai Lavori pubblici Ruggieri».
Intanto, nell'eventualità di un rimpasto, il capogruppo Fli Gianni Teodoro precisa: «Non intendo assumere incarichi nella giunta provinciale e neppure in quella comunale, dalla quale resto politicamente distinto e distante».
POLTRONE IN BALLO. Cosa si cela dietro l'uscita di Ruggero dalla maggioranza? A raccontarlo è il suo stesso partito Pescara futura-Rialzati Abruzzo a cui non è piaciuto il passo del consigliere. Dice Vittorio Mingione, segretario provinciale del partito: «Era già prevista una rivisitazione dell'esecutivo a metà legislatura e oggi il periodo coincide, guarda caso, con una maretta all'interno dell'Ente provocata da un consigliere eletto in Pescara futura, Lino Ruggero, che si è schierato nel gruppo misto non certo per problematiche relative ad opere pubbliche quanto piuttosto perché aveva chiesto la presidenza del consiglio provinciale, una richiesta caduta nel vuoto». Quella poltrona, prosegue il segretario Mingione, non è disponibile «perché è occupata da un altro nostro consigliere, Giorgio De Luca, le cui qualità in questi due anni sono state apprezzate. Di qui la decisione di Ruggero di uscire dal gruppo, una decisione che non ci ha meravigliato. Purtroppo», conclude Mingione, «qualcuno non capisce che Pescara futura non è nata per distribuire incarichi».