Palazzo Chigi: decisione attesa. Bersani: è una mazzata
ROMA La batosta è arrivata. Moody's ha declassato il rating sul debito italiano di tre gradini, portandolo da Aa2 a A2 con l'aggravante dell'outlook negativo, lo stesso livello della Polonia. «L'azione sul rating afferma l'agenzia americana conclude la revisione avviata il 17 giugno 2011». A pesare, in estrema sintesi, sono «le incertezze economiche e politiche» che mettono a rischio gli obiettivi di risanamento.
Moody's elenca tre filoni principali per arrivare al pesante giudizio comunicato ieri sera da Francoforte. Il primo riguarda la «fragilità che continua a circondare i debiti sovrani dell'area euro e che implica maggiori costi di raccolta e rischi di finanziamento per l'Italia». Moody's stima per l'Italia un fabbisogno da rifinanziare superiore a 200 miliardi nel 2012 e un rapporto debito-Pil al 120% a fine anno contro il 104% all'inizio della crisi. L'agenzia ritiene che «la mancanza di fiducia sia profonda e rimarrà verosimilmente prolungata». In secondo luogo, dice Moody's, l'economia italiana continua a fronteggiare una «debolezza economica strutturale». Problemi come la bassa produttività e le rigidità esistenti nel mercato del lavoro «sono state un ostacolo alla crescita nell'ultimo decennio e continuano a intralciare la ripresa. Questi ostacoli non possono essere rimossi rapidamente». Infine, Moody's sottolinea la «crescente incertezza» sulla possibilità che il governo riesca a centrare gli obiettivi di consolidamento dei conti pubblici. «Poiché la metà della manovra è basata sulle entrate, il piano è vulnerabile viste le incerte prospettive di crescita in Italia e altrove in Europa». E il mancato raggiungimento degli obiettivi «potrebbe aumentare l'esposizione del paese a shock finanziari». In conclusione, il rischio di default è remoto ma «la vulnerabilità è aumentata significativamente».
Immediata, la replica di Palazzo Chigi: «La scelta di Moody's era attesa. Il governo italiano sta lavorando con il massimo impegno per centrare gli obiettivi di bilancio pubblico. Quegli stessi obiettivi che sono stati oggi accolti positivamente e approvati dalla Commissione europea». Prudente Pierluigi Bersani, segretario del Pd: «Il declassamento è una mazzata. L'Italia è meglio di quel rating, ma se non c'è un cambiamento la sfiducia rischia di tirarci a fondo».
Il cerchio dunque si chiude. Moody's infatti aveva annunciato un mese fa, ai primi di settembre, di aver messo «sotto osservazione per un declassamento» il rating sul debito italiano. Poi aveva preso tempo per approfondire il suo esame. Tanto che è arrivato prima il giudizio di Standard & Poor's, nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 settembre. In quell'occasione l'agenzia americana aveva ridotto la sua valutazione da A+ ad A.
Sono molte le affinità nelle valutazioni di Moody's e S&P, sebbene quest'ultima avesse spinto di più l'accento su alcune considerazioni politiche. Anche S&P sottolineava «il rischio concreto che il piano di consolidamento fiscale si riveli deludente», perché le prospettive di crescita da al 2014 venivano dimezzate dall'1,3% allo 0,7%. Con la crescita così bassa, osservava, per il governo italiano «sarà difficile far tornare il debito ai livelli pre-crisi». Infine, restava «la fragilità della coalizione di governo che limita la capacità di risposta dello Stato».
Un giudizio duro, accompagnato dalla precisazione che «i rating sovrani di S&P sono valutazioni apolitiche e prospettiche del rischio del credito fornite agli investitori». Il che suonava come una risposta alla risentita accusa che subito arrivò dal governo italiano: «Standard & Poor's fa politica». A quel declassamento sono seguiti, subito dopo, quelli sul rating e l'outlook di 15 banche italiane e la bocciatura del merito di credito di società pubbliche come Cassa depositi e prestiti e Terna. Insomma una vera bufera. E per tutti la prospettiva di un nuovo taglio a distanza di 12-18 mesi, preannunciava S&P con una probabilità su tre, se nel frattempo non fossero state realizzate riforme in grado di mettere in sicurezza la finanza pubblica e di rilanciare la crescita. Oggi l'esame dei mercati.