PESCARA Abolizione dei vitalizi, ma solo a partire dalla prossima legislatura. I consiglieri regionali che saranno eletti in futuro dovranno rinunciare alle rendite a vita, ma quelli in carica continueranno a percepire cifre che variano tra i 2.984 euro al mese, nel caso in cui abbiano alle spalle un solo mandato, e i 6.267 euro mensili, che spettano a chi ha maturato almeno 16 anni di anzianità. Somme ingenti, cumulabili con quelle derivanti da altre pensioni, riscosse dopo aver percepito, nel corso del quinquennio all'Emiciclo, indennità mensili che oscillano tra i 10.254 e i 13.765 euro lordi. Sono 139 i vitalizi attualmente erogati dalla Ragione Abruzzo, che costano alla collettività 5,7 milioni di euro l'anno. A beneficiarne non sono soltanto i consiglieri in vita, ma anche le vedove dei politici, grazie al meccanismo della reversibilità. «Avevo pensato di presentare un emendamento che introducesse la retroattività del provvedimento - rivela Carlo Costantini, capogruppo regionale dell'Italia dei Valori - ma sarebbe stato necessario trovare la copertura finanziaria, rischiando di rimetterci qualche milione, dal momento che avremmo dovuto risarcire con gli interessi chi, versando i contributi, ha già maturato il diritto al percepimento del vitalizio». Per Costantini sarebbe stato più opportuno muoversi per tempo: «Se avessimo approvato il provvedimento all'inizio della legislatura, quando fu presentata la proposta dell'Idv, senza attendere che cambiasse il vento nella piazza, non si sarebbe posto il problema di penalizzare chi ha già versato tre anni di contributi». Messe in salvo le tasche dei consiglieri in carica, l'abolizione dei vitalizi è passata all'unanimità. Non sorprende che l'intero panorama della politica regionale faccia quadrato, con inusuale compattezza, per giustificare la mancata retroattività del provvedimento. «L'impedimento era soprattutto di natura tecnica - rimarca il capogruppo del Pdl alla Regione, Riccardo Chiavaroli - si sarebbero aperti mille contenziosi giudiziari ed è probabile che anche il Governo avrebbe avuto da eccepire. D'altronde non si cambiano le regole a partita in corso e non si possono sopprimere dei diritti acquisiti». Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro. «Se fossimo intervenuti sui diritti maturati nel corso della legislatura attuale e di quelle passate, avremmo sottoposto la Regione a un esborso non sostenibile, per via delle restituzioni che sarebbero state richieste dai consiglieri, i quali versano 1.200 euro al mese di contributi - sostiene D'Alessandro - Invece abbiamo alzato il limite per il conseguimento del vitalizio da 55 a 65 anni, come ha fatto prima di noi l'Emilia Romagna: avrà effetto su tutti i consiglieri, anche quelli che hanno fatto parte delle passate legislature, ad eccezione di coloro che hanno raggiunto la soglia di età prima dell'approvazione del provvedimento». L'unica voce controcorrente è quella di Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista. «I vitalizi non possono essere considerati dei diritti acquisiti e non sono comparabili alle pensioni, lo confermano gli esami effettuati dell'Ufficio Legislativo e alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale - sottolinea Acerbo - anche per questo ripresenterò una proposta già avanzata in passato, e mai presa in considerazione dal Consiglio, per intervenire con una riduzione del 30% sui vitalizi già in erogazione». Il consigliere di Rifondazione ammette con schiettezza: «La verità è che se avessimo avanzato un progetto che fosse andato a toccare le tasche dei consiglieri in carica, non sarebbe mai passato. Io faccio la campagna elettorale con una manciata di euro, ma ci sono colleghi che chiedono prestiti in banca compiendo degli autentici investimenti sulla propria elezione». Acerbo, tuttavia, invita a considerare il bicchiere mezzo pieno. «È comunque una misura storica e utile per il futuro - conclude il consigliere comunista -, credo si debba proseguire su questa strada, anche perché la diminuzione dei bonus della politica giovano all'autorevolezza della rappresentanza». Le parole del presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, lasciano intendere che potrebbero esserci nuovi interventi in materia, e non certo nella direzione di ulteriori tagli ai privilegi dei consiglieri. «L'Abruzzo ha lanciato segnali forti e rapidi, in questi tempi di crisi, portando ai livelli più bassi le indennità dei consiglieri e riducendo notevolmente gli sprechi - rivendica Pagano, che poi confida - nella fretta di dare risposte all'anti-politica abbiamo creato un vuoto a cui bisognerà porre rimedio». Secondo il presidente del Consiglio Regionale il vero tema è il passaggio da un meccanismo di tipo retributivo a un nuovo impianto di tipo contributivo: «Al momento abbiamo eliminato il primo, ma occorrerà creare un nuovo strumento a tutela dei consiglieri. Sottraggono tempo alle proprie professioni e al proprio lavoro, ritengo giusto che usufruiscano di alcune compensazioni». Un colpo di spugna a metà, ma comunque un segnale incoraggiante.