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Pescara, 12/04/2026
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Data: 06/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ultimatum del premier «Crescita oppure te ne vai». Duro faccia a faccia nella notte. Il superministro: non ci sono soldi

ROMA - Il decreto sviluppo non decolla e non basteranno le tre o quattro riunioni previste oggi per arrivare ad un'intesa in grado di porre fine al durissimo scontro tra Berlusconi e Tremonti. Il primo imputa al ministro dell'Economia di aver «paralizzato» il governo «chiudendo i rubinetti a ogni ministro» con l'obiettivo di «logorare me e la mia maggioranza». Il secondo snocciola dati e cifre per spiegare che «soldi non ce ne sono», dubitando anche dell'efficacia di alcuni interventi affidati a ministri con i quali «non intendo interloquire».
Un braccio di ferro interminabile, la cui ultima puntata è andata in onda martedì sera in un tesissimo vertice a tre a palazzo Grazioli. Il ministro dell'Economia, appena rientrato dal Lussemburgo, sale nello studio di Letta a palazzo Chigi e tenta di ridimensionare la gaffe sulla Spagna che sta meglio di noi perché va ad elezioni anticipate. Poco dopo i due si spostano a palazzo Grazioli dove trovano un Cavaliere irritato e sconfortato che chiede conto al ministro anche dell'affermazione relativa ai conti pubblici che reggono «anche se il Paese è a crescita zero».
Un modo più o meno elegante per definire inutile il pacchetto sviluppo che invece Berlusconi vuole a tutti i costi. «Non è stato facile, ma sin qui abbiamo attuato tutto ciò che chiedeva l'Europa. Questa tua ostinazione serve solo a dar ragione alle agenzie di rating». Triste e amareggiato e tentato dall'abbandono, il Cavaliere vede slittare il giorno del varo e teme che alla fine l'obiettivo del costo-zero prevalga, svuotando il provvedimento di ogni efficacia.
Tra i due la tensione cresce quando il Cavaliere accusa Tremonti di «aver truffato me e gli italiani promettendo e rinviando di mese in mese la riforma fiscale». La richiesta al ministro di farsi da parte non viene esplicitamente evocata dal premier, ma per l'ufficializzazione basta aspettare qualche ora e il sottosegretario Crosetto la mette nero su bianco.
Ancora una volta tocca a Gianni Letta tentare una tregua accogliendo la richiesta di Tremonti di avere «un solo interlocutore con cui trattare». Completamente irrisolto il nodo di Bankitalia con Tremonti fermo sull'ipotesi Grilli e il Cavaliere sulla successione interna (Saccomanni). L'argomento, trattato ieri sera in una cena a tre a palazzo Grazioli (Berlusconi, Letta e Alfano), potrebbe concludersi oggi in Consiglio dei ministri con l'indicazione di una terna che dovrebbe completarsi con i nomi di Siniscalco o Bini Smaghi.
Berlusconi teme che, non riuscendo a intestarsi un «pacchetto crescita» tale da dare al Paese la sensazione di una scossa riformatrice, la situazione nella maggioranza possa precipitare verso una sorta di sciogliete le righe. La tensione nel Pdl e nei gruppi parlamentari è fortissima. Alfano, reduce da una trasferta europea, sta lavorando per ancorare il Pdl al Ppe in modo da offrire all'elettorato moderato una prospettiva per il dopo, ma il problema è che nessuno è in grado di dare ora una prospettiva al corposo numero di eletti in Parlamento del Pdl se non quella di tirare avanti fino al 2013. E «Forza Silvio» è solo un'idea di berluscones-disperati, preoccupati di dover fare i conti con un Pdl targato Alfano.

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