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Data: 06/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
A due anni dal terremoto - Tasse, a novembre si paga. L'allarme di associazioni e sindacati: l'economia è ferma, ci sono troppi cassintegrati

E tra due settimane la Legge popolare approda in aula
Cialente: la città non ce la fa in questo momento a pagare 100 milioni di imposte arretrate al governo

L'AQUILA. Attività commerciali che stentano a riaprire, altre in affanno. E poi la ripresa vicinissima (il primo novembre) del pagamento delle tasse. Migliaia di lavoratori in cassa integrazione e cantieri fermi. Sono questi e tanti altri i problemi che la città dell'Aquila si trova ad affrontare a due anni e mezzo dal sisma, mentre la zona franca resta appesa in Commissione europea e i giovani cercano di riappropriarsi, durante i weekend, del centro storico.
LE TASSE. L'ultimo allarme il sindaco Massimo Cialente lo ha lanciato alcuni giorni fa, in occasione del convegno nazionale dell'Agenzia delle entrate a palazzo Silone. «L'economia aquilana ancora non riparte, non ci possiamo permettere di pagare 100 milioni di euro», aveva detto. Parole dure per indicare una situazione condivisa anche da sindacati e associazioni di categoria. Sulla questione delle tasse non esiste una posizione unitaria. Il parlamentare del Partito democratico, Giovanni Lolli, è tornato di recente a richiamare l'attenzione sulla necessità di ottenere il maxi-sconto sulle tasse non pagate dopo il sisma e da restituire al governo. A partire dal primo novembre dovranno essere restituite in 120 rate mensili. Il governo, a giudizio di Lolli, starebbe lavorando a un'ipotesi di abbattimento del 60 per cento del totale al posto della proroga. Un rinvio, però, per il parlamentare aquilano resta necessario. È il presidente della Provincia dell'Aquila, Antonio Del Corvo, a sostenere, invece, l'utilità dell'abbattimento degli oneri fiscali. «Se andassimo a fare i conti sui dati veri e non su quelli storici», sostiene, «le tasse del 2009 delle piccole attività e delle fasce deboli non risulterebbero così elevate». Perché le attività commerciali sono rimaste ferme da aprile a dicembre 2009. Intanto il 10 ottobre il consiglio comunale tornerà a riunirsi in seduta straordinaria proprio per discutere degli adempimenti fiscali. Si parlerà anche di attività produttive ed enti culturali.
ZONA FRANCA. Chiesta all'indomani del sisma a gran voce da tutte le associazioni di categoria, dalle istituzioni e dai sindacati, la zona franca giace da mesi in Commissione europea. Recentemente il vice presidente del consiglio regionale, Giorgio De Matteis, è volato a Bruxelles per incontrare i commissari europei e spiegare loro cosa si nasconde dietro alcuni dati che chi non vive in città «non può comprendere», chiarisce, «come l'aumento delle immatricolazioni dei veicoli, dovuto all'acquisto di auto da parte delle famiglie costrette ora a percorrere spazi più estesi rispetto a prima e senza mezzi pubblici». I commissari hanno assicurato a De Matteis che i documenti saranno «esaminati». Ma per ora una valutazione sulla necessità di adottare la misura per L'Aquila non esiste. Contro «i ritardi inaccettabili» della zona franca, prende posizione anche il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Giorgi: «A due anni dal sisma è tutto come prima», sostiene.
LEGGE POPOLARE. Intanto la cittadinanza organizza la mobilitazione a favore della Legge d'iniziativa popolare per la ricostruzione dell'Aquila e per la tutela dei territori colpiti dai disastri naturali. Tra meno di due settimane, come promesso dal presidente della Camera Gianfranco Fini, la legge dovrebbe approdare in aula per la discussione. Domani alle 17,30 ci sarà a piazza Duomo un incontro pubblico per organizzare il sostegno alla discussione. Il testo della legge con le 50mila firme è stata consegnata a Fini a giugno.
ATTIVITÀ ECONOMICHE. Intanto le associazioni di categoria sono preoccupate per la situazione economica della città. «Siamo al collasso», dice il direttore della Confcommercio, Celso Cioni, «delle 900 attività commerciali presenti in centro storico, soltanto 600 si sono ricollocate in periferia. All'appello ne mancano ancora 300». Dopo il terremoto hanno riaperto in centro 31 negozi. Altri 600 si sono ricollocati in periferia.
CGIL. Per la Cgil sarebbero circa un migliaio i casi di persone costrette a vivere con poco più di 400 euro al mese, dopo aver perso l'attività a causa del sisma. Si tratta di operatori del settore di commercio, servizi e cultura è andato avanti con la cassa integrazione in deroga. Ma «dopo due anni, l'ammortizzatore sociale è stato tagliato del 30 per cento», spiega il segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti, «i lavoratori in cassa integrazione hanno visto nel mese di maggio l'assegno mensile scendere dagli iniziali 800 euro percepiti dopo il 6 aprile 2009, a 480 euro.

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