Il giudizio negativo deciso dopo l'arretramento dell'Italia e la manovra Tremonti
PESCARA. Gianni Chiodi dovrebbe prendersela con il suo governo per il declassamento del debito dell'Abruzzo formulato martedì da Moody's. È vero infatti che l'agenzia di rating ha arretrato di due posizioni la Regione, che è passata da A2 (rischio basso) a Baa1 (rischio contenuto), ma il declassamento fa seguito, ed è diretta conseguenza, di quello di tre posizioni subito dal debito italiano, passato da Aa2 a A2. Il giudizio di Moody's sull'Abruzzo è infatti «di contesto» e non sui numeri.
D'altro canto sono passati solo tre mesi dalla conferma del rating A2 con outlook positivo concesso dalla stessa Moody's analizzando questa volta i bilanci della Regione. Mentre a metà settembre Standard & Poor's aveva declassato altre regioni tra cui Le Marche lasciando invariato il rating dell'Abruzzo.
Nel frattempo però, sottolinea la società di valutazione, sono successe due cose: si è registrato un «deterioramento del contesto operativo, come riflesso dell'abbassamento del rating sovrano», cioè l'Italia versa in condizioni peggiori, mentre la manovra lacrime e sangue varata dal Parlamento ha aumentato la «pressione per il consolidamento dei bilanci locali». Ha imposto cioè una politica di austerity fatta di tagli ai bilanci e di minori trasferimenti, con un «deterioramento significativo dei fondamenti finanziari». Due numeri sono sufficienti per capire: rispetto a un trasferimento medio di risorse Stato-Regione di 175 milioni, nel 2011 l'Abruzzo subirà tagli per 137 milioni, nel 2012 per 154 milioni (oltre l'80%), come quota parte dei 4 miliardi che il ministero Tremonti ha tolto ai governatori.
Moody's ritiene però che questi tagli non possano essere compensati dalla maggiore flessibilità delle entrate locali, da qui la severità nel giudizio. Moody's sottolinea però che «l'intensità del deterioramento» varierà proprio «in funzione della capacità dei singoli enti di far fronte al taglio dei trasferimenti erariali».
Per la Regione le conseguenze del declassamento sono innanzitutto politiche e d'immagine. Tanto che ieri sia Chiodi che l'assessore al Bilancio Carlo Masci si sono affrettati a dire che l'Abruzzo, in considerazione della migliore situazione dei conti, ha in realtà guadagnato un punto di vantaggio nei confronti dell'Italia (arretrata di tre posizioni) e di Regioni importanti come per esempio la Lombardia o il Lazio che perdono tre posizioni. «Visto il confronto con le altre regioni», spiega Masci, «più che una bocciatura il giudizio di Moody's è la conferma che la strada che abbiamo intrapreso per il risanamento è giusta. Se avessimo invece continuato nella strada del 2008 oggi staremmo parlando probabilmente di default, visto che l'importo dei mutui è salito dai 29 milioni del 2000 ai 213 del 2008».
Quanto ai riflessi sul debito non ci saranno effetti, perché, come spiegano i tecnici del Bilancio, «la Regione non fa più debiti da cinque anni, e il rifinanziamento del debito già contratto è vietato perché le condizioni non sarebbero le stesse, ma più onerose, visti gli spread molto alti».
La partita per il risanamento della Regione continuerà a giocarsi su tre livelli: equilibrio dei conti della sanità, mancata assunzione di nuovi debiti, politiche di contenimento della spesa. Mentre quella sugli investimenti, ha rimarcato Masci, dovrà contare quasi esclusivamente sui fondi europei. «Ma per questo occorrerà reimpostare tutta la macchina amministrativa regionale», ha detto l'assessore al Bilancio.
Quanto alla sanità i conti del 2011 mostrano un consolidamento dei risultati del 2010, quindi un sostanziale equilibrio dei conti. La sanità dunque non crea più deficit e Chiodi può anche pensare di lasciare entro il prossimo anno la poltrona di commissario.
Più lontana la questione dell'abbattimento delle addizionali Irpef e Irap introdotte per il piano di rientro della sanità. Prima del 2014 difficilmente la Regione potrà ritoccare le aliquote anche in presenza di un risanamento strutturale del bilancio della sanità. Dal 2014 il discorso si potrà riaprire, dicono in Regione, sia per una riduzione che per una rimodulazione che lasci intatti però i saldi di bilancio.
Sindacati e imprese: accelerare le riforme
Costantini (Idv): Chiodi venga in consiglio. Paolucci (Pd): vietato minimizzare
PESCARA. Il segretario della Cisl, Maurizio Spina, non ha dubbi: «Il declassamento del debito deciso dall'agenzia Moody's avrà ripercussioni sull'Abruzzo. E' necessario procedere con grande impegno sulla strada delle riforme già avviate e farne di nuove, a partire dai trasporti e dal credito. Ci saranno effetti sull'economia, con conseguenze anche sul versante dei consumi e sulla tenuta delle piccole e piccolissime imprese».
Il declassamento è «un dato negativo che può produrre ulteriori problemi nella questione dei bilanci della Regione», dice il segretario della Cgil Gianni Di Cesare, che afferma la necessità «di un Paese e di un Abruzzo che crescano, impegnandosi in una fase di sviluppo». Per l'Ugl di Piero Peretti «è indispensabile attivare serie politiche di rilancio dello sviluppo e dell'economia». Secondo il segretario della Uil, Roberto Campo, invece, «non c'è un nuovo elemento negativo per l'Abruzzo», in quanto la bocciatura è «frutto del declassamento che Moody's fa del nostro Paese».
Duri i partiti d'opposizione. Per il capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale, Carlo Costantini, «l'entusiasmo che Chiodi ha mostrato nell'ultima settimana è solo di facciata. Non dobbiamo essere catastrofisti, ma non si può cadere nel ridicolo, come invece il presidente ha fatto. Come Idv», sottolinea «offro una soluzione: un patto da stipulare in Consiglio regionale tra tutti i cittadini e non solo con i poteri forti. Chiodi venga in Consiglio, avanzi delle proposte in modo da fare un patto vero, svincolato dalle posizioni di parte».
Secondo Maurizio Acerbo (Prc) la bocciatura «è conseguenza di un qualcosa di più generale determinato dalle scelte del Governo nazionale. Se per Chiodi anche il declassamento è un successo», incalza il consigliere «il caso, allora, è sempre più psicoanalitico».
Il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci invita a non «minimizzare ogni indicatore economico negativo. Questa volta l'Abruzzo sprofonda agli ultimi posti della graduatoria Moody's e Chiodi non può permettersi di dire che c'è chi sta peggio. Il suo è un disco rotto che gli abruzzesi non vogliono più sentire».
Il giudizio dell'agenzia preoccupa anche le associazioni di categoria.
Il direttore generale della Cna regionale, Graziano Di Costanzo, afferma che «è difficile prevedere quali effetti la bocciatura possa avere, ma l'attuale situazione di flessione si riflette pesantemente su di noi». «Diciamo da tempo che la Regione non cresce» afferma invece il presidente di Confindustria Abruzzo, Mauro Angelucci, «il momento è quello che è, ma stiamo lavorando. Finalmente c'è unitarietà, con il Patto per lo Sviluppo stiamo facendo un grande lavoro».