«RISCHIAMO DI sparire. Non staremo a guardare». Il presidente di Cap, Giuseppe Gori, riassume con parole chiare il senso del documento firmato da Agci, Confcooperative, Legacoop, Confartigianato, Cna e Anav contro la riforma del trasporto pubblico della Regione, una riforma che prevede la gara unica toscana per il servizio. Cap, in particolare, non è contraria alla scelta, come ribadisce anche Gori, ma non può accettare che le aziende vincitrici del bando siano costrette a costituire poi una società per azioni. «La nascita di una spa per noi sarebbe la fine - sottolinea ancora Gori - perché significherebbe perdere tutto quello che abbiamo costruito in quasi 70 anni di storia. Tra l'altro, dopo il passaggio di CariPrato alla Banca Popolare di Vicenza, siamo rimasti l'unica azienda storica della città. Non possiamo perderla». LA REGIONE, spiegano i rappresentanti delle associazioni, si impegnerebbe a mettere a disposizione ogni anno 160 milioni di euro per la gestione dei servizi e 30 milioni per gli investimenti ma le imprese toscane, qualora siano assegnatarie della gara, dovranno procedere alla razionalizzazione dei servizi, alla definizione della tariffa unica, alla riorganizzazione del personale e della gestione societaria strutturandosi appunto in un'unica azienda, così da ottenere risparmi nella gestione. «Tutto questo non tutela la specificità delle imprese toscane. E' pregiudiziale - ribadiscono le associazioni di categoria - che le aziende che si uniscono possano essere libere di scegliere le modalità societarie dell'aggregazione, perché a favorire efficienza e risparmi sono le centralizzazioni di alcune funzioni, non la forma societaria. Si eviterebbe così, tra l'altro, di dover procedere ad espropri di patrimoni pubblici e privati. Non può e non deve costituire un problema il fatto che l'operatività sia svolta da singole aziende, proprio in considerazione del legame con il territorio che caratterizza il settore. Una società unica analoga alle spa è incompatibile con la nostra realtà». GORI RIBADISCE, come si legge anche nel comunicato congiunto, «che la fusione di una cooperativa in una società di capitali farebbe disperdere tutto il patrimonio con grave danno per i soci che si troverebbero nell'impossibilità di avere una gestione diretta dell'azienda, come accade invece ora che sono soci-lavoratori». Il presidente di Cap è pronto anche alla guerra: «Se la Regione non dovesse tornare indietro siamo pronti a chiedere un parere legale da far valere, eventualmente, in sede di gara».