Il capogruppo propone la doppia preferenza uomo-donna
PESCARA. «Considero in grave ritardo l'approvazione della nuova legge elettorale. La storia insegna, che più ci si avvicina alla scadenza elettorale e meno si fanno le leggi. In questo modo si è salvato il listino sino a oggi. Alle buone intenzioni non è mai corrisposto un conseguente comportamento». Ad affermarlo è il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Camillo D'Alessandro.
«L'abrogazione del listino è solo un pezzo della riforma della legge elettorale ma non la sostanza», prosegue. «Credo che una legge che seleziona la classe dirigente debba rispondere alle esigenze sociali e politiche del momento in cui essa è pensata e approvata. Dobbiamo consentire un vero rinnovamento a partire dalla presenza delle donne».
Quali sono le proposte del Pd abruzzese per la legge elettorale che il consiglio si appresta a riformare?
«Noi», dice il capogruppo di opposizione, «vogliamo che nelle liste ci sia un pari numero di uomini e donne candidate (50% di genere) e proponiamo di introdurre la doppia preferenza uomo-donna. Ovvero: ogni elettore avrà la possibilità di esprimere oltre alla preferenza per il proprio candidato una eventuale seconda preferenza ma rigorosamentre di genere diverso. Questa rappresenta a mio avviso una rivoluzione culturale». Secondo, D'Alessandro, occorre «chiudere la pagina delle cosiddette quote ed aprire ad una reale e vera parità di accesso alle cariche elettive».
Sul fronte dell'abrogazione del listino, con conseguente riduzione del numero dei consiglieri regionali, prosegue l'esponente del centrosinistra, «voglio assumermi la responsabilità di acune riflessioni: noi siamo pronti anche a ridurre il numero dei consiglieri ma poniamoci la domada di cosa accadrà dopo. Personalmente temo le assemblee legislative con un ridotto numero di componenti perché si consegnerebbe il potere di ricatto nelle mani di pochissimi. Non a caso i padri costituenti avevano pensato ad assemblee legislative ampie».
«Un'assemblea di 30 consiglieri», aggiunge D'Alessandro, «equivale ad avere questa situazione: chi vince dispone di 18 consiglieri pari al 60%; chi perde dispone di 12 ovvero il 40%. Il risultato è che tre consiglieri, potremmo definirli 3 Scillipoti regionali, che ricattano la propria maggioranza o che migrano da un polo all'altro generano instabilità politica, potere di ricatto in capo a pochi e ritardi nell'assunzione di decisioni. Il tema non è il numero dei componenti dell'assise ma il relativo conto».
Nel caso dell'Abruzzo, spiega D'Alessandro, «con le riduzioni alle nostre indennità, del 10% a consigliere, è come se ci fossero 4 consiglieri in meno, ragione per cui non c'è motivo di procedere a una riduzione del numero. Non a caso, la nostra Regione vanta una composizione che costa meno in Italia. Dopo di noi solo l'Emilia Romagna La proposta di legge ora in discussione in commissione prevede l'abrogazione del listino, ma non la riduzione del numero dei consiglieri».