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Data: 07/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Spuntano condoni e patrimoniale è duello nella maggioranza. Sempre stallo su Bankitalia, in serata rimbalza il nome di Amato

ROMA - I rubinetti di Tremonti sono asciutti, Berlusconi comincia a farsene una ragione e nel governo è partita la caccia a nuove risorse per finanziare il pacchetto-crescita. Sul tavolo un nuovo condono fiscale o una minipatrimoniale. Argomenti destinati ad accendere nuove contese vista la contrarietà di Tremonti al primo provvedimento e di Berlusconi ad una tassa sulla ricchezza che, oltre a coinvolgerlo personalmente, rischia di essere la pietra tombale sulle possibilità di recupero del centrodestra.
La messa in scena della concordia i due l'hanno consumata di prima mattina alla buvette di Montecitorio grazie a un cornetto e un paio di caffè. Una tregua, resa plateale con una passeggiata sottobraccio in Transatlantico e un bacio sulla guancia al termine del summit a conferma della debolezza dei due protagonisti che preferiscono far slittare il decreto e la nomina di Bankitalia, pur di non darsele di nuovo di santa ragione e dover poi sancire una frattura che alla fine li costringerebbe a uscire di scena. Dopo il burrascoso incontro di lunedì, Tremonti e Berlusconi si ritrovano per quasi tre ore alla Camera e affrontano il nodo dei tagli ai ministeri sotto l'occhio vigile del sottosegretario Gianni Letta e del Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio. Tre ore utili anche a dare l'impressione «dell'assoluta concordia» e dell'ennesima, fragile tregua siglata tra i due che permette a Tremonti di incassare il via libera alle tabelle che ripartiscono tra i ministeri i sette miliardi di euro di tagli necessari per chiudere la legge di stabilità e al Cavaliere di spuntare il nulla-osta che incorona - a dispetto delle attese di Brunetta - il ministro allo Sviluppo Paolo Romani, come coordinatore della trattativa con ministeri e le parti sociali che porterà alla definitiva stesura del decreto sulla crescita. Nel frattempo si è già aperto il dibattito sulle risorse e si fronteggiano il partito definito ieri da Berlusconi del «condonone» (un mix di condono edilizio e fiscale) e quello della patrimoniale (Tremonti e Lega).
In sostanza, la voglia del Cavaliere di durare e di occuparsi ormai quasi esclusivamente delle sue questioni giudiziarie, permette a Tremonti di resistere alle pressioni, malgrado il fuoco amico che parte dall'interno del Pdl e che ieri ha visto tra le new entry ex An del calibro dei ministri Meloni e La Russa anche loro insofferenti nei confronti del titolare di via XX Settembre. Ovvio quindi che dal conviviale vertice del Pdl a palazzo Grazioli non sia uscito nulla di particolare. Tantomeno una messa in stato d'accusa del ministro dell'Economia. Al contrario, di «intoccabilità in questo momento di Giulio» ha parlato proprio il Cavaliere sorprendendo non poco i presenti che alla fine hanno lasciato, sazi, palazzo Grazioli, complimentandosi sia con il cuoco Michele che con il dottor Zangrillo, medico personale del premier.Nonostante ieri il Cavaliere abbia efficacemente nascosto la sua insofferenza nei confronti del ministro dell'Economia, la tensione nel Pdl resta alta anche per le grandi manovre avviate da settimane dalla coppia di ex Dc Pisanu e Scajola che proprio sul tema della crescita stanno elaborando un documento. Tutto ciò non sembra turbare Tremonti che evita da tempo di interloquire con alcuni dei suoi colleghi e poiché resta convinto che il decreto conterrà poco o nulla, lascia volentieri a Romani il compito della mediazione.
Il ministro dello Sviluppo, che già si è visto scippare i soldi incassati dalla vendita delle frequenze e già destinati alle forze dell'ordine, avrà quindi il non facile compito di mettere insieme i «desiderata» dei suoi colleghi - sul piede di guerra il ministro Matteoli - con la paura del Cavaliere di intestarsi un provvedimento che invece di rilanciare la crescita si trasformi nell'ennesima manovra fatta di tasse e condoni.
I nodi restano tutti sul tappeto e Berlusconi, incapace di scioglierli in questo momento, rinvia gli appuntamenti. Compreso quello che avrebbe dovuto portare alla designazione del nuovo governatore di Bankitalia. Carica che il Cavaliere lascia in preda ai più fantasiosi totonomine e che ieri è stata occupata per qualche ora anche dall'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato che entrerebbe in una terna assieme a Grilli e Saccomanni. Nella gara in corso tra Berlusconi e Tremonti su chi rinvia più in avanti il provvedimento che interessa all'altro, per ora sembra averla vinta il Cavaliere, che ha fissato per il primo novembre la nomina in Bankitalia, mentre il pacchetto crescita dovrebbe venire alla luce il 20 dello stesso mese. Nel frattempo si discuterà molto di condono fiscale o edilizio e di patrimoniale.

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