ROMA - Qualcosa si muove nel Pdl. Ancora sottotraccia, ma qualcosa si muove nel giorno in cui Silvio Berlusconi delegittima il partito proponendo il cambio di nome in... «Forza gnocca». I più attivi sono Claudio Scajola e Beppe Pisanu che accarezzano l'idea di gruppi parlamentari autonomi e puntano alla nascita di un nuovo esecutivo di centrodestra allargato al Terzo Polo, oppure un governo di larghe intese aperto a tutte le opposizioni.
Tra i due il più determinato è Pisanu, uscito ufficialmente allo scoperto in più occasioni e ora prepotentemente all'attacco. La premessa: «Non sono un malpancista, sono un senatore della Repubblica, un uomo politico che dice liberamente quello che pensa». L'affondo contro Berlusconi: «Questo governo non è in grado di reggere il peso enorme della crisi economica e sociale, ma un governo di centrosinistra con gli stessi numeri sarebbe ugualmente non in grado. Abbiamo le energie morali e materiali per affrontare la crisi, serve però un governo che sappia unirle e mobilitarle». Pisanu boccia la strada delle elezioni, anche per ragioni tattiche: lo spettro delle urne allontanerebbe la possibilità di attrarre, sulla strada della crisi, parlamentari della maggioranza.
Parole importanti, quelle di Pisanu, che cadono nel giorno in cui Giorgio Napolitano ricorda il precedente del «governo di tregua» guidato da Pella nel 1953. E che seguono la cena di Scajola con i suoi parlamentari (in tutto una ventina) alla Galleria Sordi, a due passi da Montecitorio. Scajola minimizza: «La sera ci vediamo per parlare di politica, visto che non ci sono tante occasioni per farlo». Ma poi pronuncia una frase che allarma Berlusconi: «In questo momento c'è bisogno di mettere insieme le forze migliori».
Insomma, Scajola conferma che sta lavorando sottotraccia. L'idea dell'ex ministro, che avrebbe già preparato una bozza di documento, è quella di lanciare una sorta di ultimatum al Cavaliere con la richiesta di un Berlusconi-bis: stesso premier, ma maggioranza allargata ai moderati. Per ottenere il risultato, però, Scajola deve incassare il passo indietro del premier e l'apertura della crisi. Cosa improbabile, visto che Berlusconi non ha alcuna intenzione di precipitare in una crisi dagli esiti incerti.
Non mancano, però, ai due le occasioni per spingere il premier nell'angolo. C'è in gioco il decreto sviluppo e la probabile fiducia sulle intercettazioni. Con un serio problema: riuscire ad attrarre, senza il rischio di diserzioni dell'ultimo minuto, un drappello di scontenti del Pdl e dei Responsabili. E' una partita, infatti, che non ammette errori: una volta uscito allo scoperto, per Scajola e i ribelli non ci sarebbe la possibilità della ritirata.