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Data: 07/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Bossi: legge elettorale e subito al voto. Il premier rassicura («con Tremonti tutto bene») ma il Pdl si sfalda. Scajola: nuova fase

ROMA. Costretto a rinviare la presentazione del decreto sviluppo ma deciso a negare ogni divisione con Tremonti, Silvio Berlusconi lancia il "partito della gnocca" e scommette che il governo arriverà alla scadenza naturale della legislatura: «Andiamo avanti fino al 2013, salvo imprevisti». A rendere accidentato il cammino del governo sono soprattutto le misure per la crescita, che ancora non sono state individuate e che potrebbero spingere la Lega o gli scajoliani a far saltare il banco. «La manovra è difficile. Le nozze con i fichi secchi non si possono fare. Ed anche un nuovo governo cosa farebbe? Su, andiamo...» dice il premier.
Quel che è certo è che è difficile immaginare che Berlusconi possa rimanere a palazzo Chigi ancora per un anno e mezzo. Molti esponenti del Pdl, come Scajola e Pisanu, sono già con un piede fuori dal Pdl e si preparano a scrivere un documento con il quale chiedere un governo di larghe intese (sicuramente con Casini e il Terzo Polo) che non sia guidato da Berlusconi. «In questo momento dobbiamo mettere insieme le forze migliori» dice Claudio Scajola. E Gianfranco Fini è ancora più netto: «Così non può durare. Berlusconi si dimetta. Serve un nuovo governo e una nuova maggioranza». Ma anche il ministro dell'Economia non rinuncia a marcare le distanze dal Cavaliere, che alla Camera assicura: «Con Tremonti è tutto ok». Tutto a posto? «La pensiamo diversamente sui soldi...» sibila il superministro.
Il colpo che potrebbe segnare davvero la fine dell'era berlusconiana potrebbe arrivare anche dalla Lega. Umberto Bossi, che ieri ha fatto saltare il vertice di maggioranza sulle misure per la crescita (a Palazzo Grazioli c'erano solo esponenti del Pdl), ha fatto capire che il decreto per lo sviluppo è l'ultima chiamata per il rilancio di questo governo ed ha lanciato un vero e proprio ultimatum al premier. O si fa un decreto per lo sviluppo «vero» cioè con misure che possano rilanciare la crescita, oppure «prima si fa la legge elettorale e poi si va al voto». Il Senatùr lo dice chiaro e tondo: «Il 2013 mi sembra una data troppo lontana», spiega ai cronisti che gli chiedono se dunque si voterà in primavera. «Non mi pare possibile adesso, bisogna fare la legge elettorale. Sarà un po' dopo...» precisa il leader del Carroccio, che evita ogni commento sulle ipotesi allo studio per il decreto sviluppo («Vediamo, quando sarà pronta la legge discuteremo...») e, rischiando un cortocircuito con il Quirinale, prova a tenere alta la bandiera tanto cara alla Lega: «La Padania è una nazione stimata e conosciuta in tutto il mondo».
Il tutto avviene alla Camera, dove il Cavaliere mette in piedi uno show, fatto di tanti piccoli comizi con i suoi deputati e con i giornalisti, e affronta tutte le questioni che gli tolgono il sonno. Torna a chiedere una commissione parlamentare d'inchiesta sulle odiate «toghe eversive» e conferma l'intenzione di cambiare nome al Pdl. «Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca...» dice Berlusconi a un gruppetto di deputati del Pdl che lo ascoltano e, come sempre, appaiono molto divertiti. Le opposizioni, invece, non hanno nessuna voglia di ridere e tutti, da Bersani a Bindi, da Casini a Di Pietro, condannano senza mezzi termini l'infelice battuta.Ma Berlusconi deve temere soprattutto il fuoco amico di Scajola, Pisanu e Formigoni, che non vogliono andare alle elezioni anticipate (il Pdl non prenderebe più di 120 deputati) e si preparano a giocare la carta di un nuovo governo. Il Cavaliere, insomma, deve passare la mano ma non è stato ancora deciso come. Gli scajoliani reclamano quello che nei fatti sembra essere un governo di centrodestra allargato. Ma Berlusconi non teme imboscate: «Scajola è un mio fedelisssimo. Mi segue da una vita, continuerà a farlo, non mi tradirà».

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