Adesione del 97% allo sciopero dei lavoratori dell'azienda fiorentina di trasporto pubblico Ataf. Il dato è diffuso dalla Rsu, che prevede un analogo risultato nel pomeriggio. L'astensione dal lavoro è stata indetta da tutte le sigle sindacali. Al termine di un'assemblea che si è svolta al deposito delle Cure «i lavoratori - spiega la Rsu - si sono mossi in corteo spontaneo lungo il viale dei mille». L'astensione dal lavoro riguarda le fasce orarie: dalle 9.15 alle 11.45 e dalle 15.15 al termine del servizio. «C'è stata una forte partecipazione allo sciopero - spiega nella nota la Rsu -, oltre il 97%. Alle 10 molti lavoratori si sono riuniti nelle assemblee nei depositi Cure e Peretola. È stato responsabilmente deciso dai lavoratori che l'uscita dai depositi, alla fine dello sciopero, sarebbe stata regolare proprio in attesa del prossimo consiglio comunale del 17 ottobre nel quale finalmente si discuterà di Ataf e al quale i lavoratori parteciperanno numerosi».
Il ripensamento di Renzi sulla privatizzazione di Ataf ha scatenato le reazioni dei sindacati. Gli stessi rappresentanti dei lavoratori adesso si trovano spiazzati davanti ad una situazione paradossale: Palazzo Vecchio potrebbe non vendere più Ataf. Il cambio di strategia del Comune, che detiene l'84% delle azioni, anticipato dal Corriere Fiorentino, scatena un'altra bufera. Gli interrogativi di Cgil e Cisl sono gli stessi: «Si è passati dal voler privatizzare Ataf prima per il 40%, poi il 100% e ora Renzi dice che non se ne fa più di niente, e che l'azienda rimarrà pubblica - si chiedono i segretari fiorentini Mauro Fuso e Roberto Pistonina - Ma forse la verità è un'altra: non è che nessun privato si è fatto ancora avanti per comprare l'azienda ed il sindaco è stato costretto a far retromarcia?». In effetti le offerte - o quantomeno gli interessamenti concreti - sul tavolo, non sembrerebbero abbondare. Almeno finora. La stima di 10 milioni di euro, fatta per il ramo operativo di Ataf che, nei piani, avrebbe dovuto essere ceduto ai privati, è un'asticella molto alta.
Il disegno del sindaco e del fidato presidente di Ataf, Filippo Bonaccorsi, potrebbe quindi subire variazioni di non poco conto. Lo stesso tandem che, dopo aver analizzato i numeri dell'azienda, avrebbe trovato (a sorpresa) il modo di evitare il fallimento e di mantenere l'azienda salda in mano pubblica. Ci sarebbero "solo" da tagliare 5-6 milioni di costi, quasi tutti sul personale. Addio integrativo, forte riduzione del binomio riposi-ferie (109 l'anno in tutto) e una bella dose di prepensionamenti tra gli impiegati (di troppo). Insomma, un importante pacchetto di sacrifici dei sindacati. «Perché ancora una volta scopriamo una mossa del genere dai giornali? - sbotta Mauro Fuso (Cgil) - Siamo sbigottiti. Mettendo da parte lo stupore e discutendo nel merito ci chiediamo anche un'altra cosa: con chi dobbiamo fare la trattativa? Con il sindaco Renzi o col presidente di Ataf?». Il segretario della Camera del Lavoro definisce la situazione come "schizofrenica" e se gli si domanda se, a patto di non privatizzare, il sindacato è disposto ad altri sacrifici, ribatte: «Abbiamo già ridotto il 30% i permessi sindacali: è una questione che ci veniva imputata e non abbiamo certo chiesto niente in cambio». Fuso spiega poi che «la disponibilità a trattare c'è, ma bisogna vedere su cosa e come».
E sullo sciopero è duro: «Una protesta unitaria, un modo per rispondere agli atteggiamenti tenuti durante la vertenza sulla privatizzazione». Mentre da Palazzo Vecchio fanno sapere che sulla vicenda «c'è un ragionamento in corso, ma non siamo per rinunciare alla privatizzazione». E poi: «Abbiamo messo sul tavolo una serie di problematiche: potremmo rinunciare alla privatizzazione solo se, da parte dei sindacati, ci fosse un'ampia apertura per risolvere le questioni sul tavolo». Mentre il segretario della Cisl, Roberto Pistonina, prima di mettersi a sedere, esige «un piano industriale, che in realtà non esiste». Ma non mette il carro davanti ai buoi, e ricorda: «Quando General electric rilevò la Pignone eravamo tutti terrorizzati dalla privatizzazione: si diceva che gli americani avrebbero mandato tutti a casa - dice Pistonina - la verità è che oggi, in quell'azienda, le relazione industriali sono ottime. E' una questione di metodo: siamo disposti a fare tutto il possibile perché si riesca a mantenere Ataf in mano pubblica, ma basta con le chiacchiere e gli annunci via Facebook da parte del sindaco». Novità sono attese per martedì prossimo, quando i Comuni soci di Ataf torneranno a riunirsi, e quando Renzi dovrà scoprire ufficialmente le carte.