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Pescara, 12/04/2026
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Data: 08/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La sfida di Berlusconi: io vado avanti. Ma nel Pdl si rafforza la fronda di Scajola e Pisanu per un nuovo governo

ROMA. Il barometro segna tempesta. L'Italia viene declassata anche dall'agenzia di rating Fitch, sul decreto sviluppo è ancora buio pesto, Giorgio Napolitano invoca «sobrietà», la maggioranza rischia di implodere ma Silvio Berlusconi non cambia registro e, con un videomessaggio ai fedelissimi Promotori della Libertà, conferma che a fare un passo indietro non ci pensa proprio.
«Le elezioni anticipate non servirebbero a nulla. Purtroppo per la sinistra, non c'è alternativa a questo governo. Abbiamo i numeri per arrivare fino alla fine della legislatura e per completare il nostro programma di riforme» dice il Cavaliere, che utilizza il messaggio per allontanare il fantasma del voto anticipato sul quale ormai punta anche Bossi ma anche e soprattutto per ricordare che in cima alle priorità del governo c'è la riforma della giustizia e il giro di vite sulle intercettazioni: «Un sistema barbaro a cui dobbiamo mettere fine». Nel mirino del premier, che accetta il «grande sacrificio» di restare ancora a palazzo Chigi («E' un fardello di cui mi libererei molto volentieri»), c'è sempre l'opposizione che invece di chiedere le sue dimissioni «farebbe meglio» a pensare al bene del paese. «Gli italiani sono troppo maturi per pensare di affidare le sorti del paese ad un governo formato dal trio Bersani-Di Pietro-Vendola, che sarebbe una riedizione, in termini direi ancora più grotteschi, dell'Ulivo di Prodi» affonda Berlusconi, che dice di pensare solo al decreto sviluppo e guarda con preoccupazione alle grandi manovre che sono in corso nel Pdl. Scajola e Pisanu chiedono di voltare pagina e pensano ad un nuovo governo allargato al Terzo Polo? Il Cavaliere vuole scongiurare un possibile "golpe bianco" e prova a mettere un argine all'attivismo dei due ex democristiani: «Bisogna cercare di superare queste divisioni fra le forze politiche moderate e rafforzare la grande alleanza di centrodestra che è ispirata ai valori e al programma del Ppe».
Le occasioni per creare un "incidente" non mancano e il prossimo banco di prova per la tenuta del governo potrebbe essere il voto sulle intercettazioni che ci dovrebbe essere la prossima settimana a Montecitorio. Nell'attesa di vedeere come si comporteranno le truppe scajoliane, a rendere insonni le notti del Cavaliere ci pensa anche Bossi, che prima di staccare la spina aspetta di vedere cosa ci sarà nel famoso decreto sviluppo. Il governo è sempre più diviso e le misure ancora non si conoscono. Ieri al ministero dello Sviluppo c'è stata la prima riunione per mettere a punto le linee guida del decreto legge ma Giulio Tremonti ha disertato l'appuntamento e al ministero guidato da Romani ha mandato il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero.
Si farà il governo delle larghe intese? Nell'eventualità che il Cavaliere fosse costretto a farsi da parte, non è affatto scontato che il Quirinale dia il via libera ad un governissimo. Fabrizio Cicchitto ne è convinto e prova a dissuadere chi nel Pdl pensa allo strappo: «In caso di caduta del governo, l'unica possibilità sarebbero le elezioni». Un'ipotesi che, a questo punto, viene presa in considerazione anche dai vertici del Pd, che temono il sempre possibile dietrofront di Scajola e Pisanu e mettono in chiaro che il sì dei democratici ci sarebbe solo su un governo «alternativo» a quello attuale. «Nessun pastrocchio. Un governo si può fare solo se c'è una discontinuità completa e una grande personalità indicata dal capo dello Stato. Altrimenti» precisa Enrico Letta, «andiamo alle elezioni anticipate e ci bastano 3 settimane per essere pronti al voto».

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