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Data: 09/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Camusso: il governo vada via. La protesta del pubblico impiego. Il 21 sciopero alla Fiat.

A Roma manifestano impiegati e insegnanti. Fiom: unire le vertenze e contratto nazionale

ROMA. Venerdì gli studenti, ieri i lavoratori pubblici. La protesta sociale si allarga e invia un «avviso di sfratto» al governo. A Roma pochi minuti prima delle 17 dal palco annunciano che piazza del Popolo è piena mentre la coda del corteo, partito alle 14,30 da piazza della Repubblica, deve ancora arrivare. Sono decine di migliaia i lavoratori del pubblico impiego e della scuola, provebienti da tutte le regioni, che hanno partecipato alla manifestazione promossa dalla Cgil e conclusa da Susanna Camusso. Prove concrete di autunno caldo, cominciate venerdì con le mobilitazioni studentesche e che continueranno il 21 ottobre con lo sciopero di otto ore e la manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori del Gruppo Fiat e una mobilitazione straordinaria dei pensionati.
Dal palco di piazza del Popolo, dopo gli interventi di Mimmo Pantaleo e Rossana Dettori rispettivamente segretari della Flc e della Funzione Pubblica, Susanna Camusso ha detto a chiare lettere che «il Paese non ne può più, non vuole avere tutto sulle sue spalle, e sconta tre anni di negazione della crisi». Per questo motivo il governo «se ne deve andare il più in fretta possibile».
I nodi della protesta di ieri riguardavano la situazione del pubblico impiego (dalla scuola alla sanità, dalla ricerca agli enti locali) perché, secondo la Cgil, le ultime manovre, con il blocco dei salari, l'allungamento dell'età pensionabile per le donne, il contributo oltre i 90 mila euro (contro i 300 mila dei privati) hanno inciso pesantemente sul settore. Per fare un esempio: un docente di scuola media con oltre vent'anni di servizio perderà in 4 anni circa 9 mila euro, un segretario scolastico circa 5000. Dunque tagli occupazionali (300 mila dipendenti in meno dal 2008 al 2013), stipendi bloccati, interventi sulle pensioni, i trasferimenti territoriali. E ieri Susanna Camusso di fronte agli impiegati, agli insegnanti, ai precari e agli studenti ha alzato il tiro contro il governo definito «nemico dei lavoratori» perché è contro l'idea stessa di sanità, servizi e istruzione pubblica.
Nel suo intervento il segretario generale della Cgil ha duramente attaccato anche il ministro del welfare Sacconi a proposito della lettera della Bce di agosto che è stata «un tremendo schiaffo». Se «il ministro Sacconi avesse passato qualche momento a studiare avrebbe capito altre cose, ma non sa neanche leggere gli ordini che riceve». Il riferimento è anche all'articolo 8 della manovra inserito dal titolare del Welfare e «sterilizzato» da un accordo tra le parti sociali.
L'autunno dello scontento e della protesta sociale continua alla Fiat. La Fiom ritiene che ci siano più rischi ora con l'uscita di Marchionne da Confindustria e vuole unificare le numerose vertenze in atto (Termini, Irisbus, Grugliasco, Mirafiori). L'organizzazione ha quindi proclamato per il 21 ottobre uno sciopero di otto ore dei lavoratori del Gruppo convocando una manifestazione nazionale a Roma. Ieri l'assemblea delle delegate e dei delegati ha votato un documento nel quale definisce «inaccettabili dopo la Cnh di Imola e dell'Alfa di Arese, le chiusure degli stabilimenti Irisbus di Valle Ufita e Fiat auto di Termini Imerese». Il piano Marchionne non sta in piedi perché «deve essere ancora definita dopo lo spin-off la nuova missione produttiva di Fiat Industrial e la necessaria copertura degli investimenti». Oggi, denuncia la Fiom, «in assenza di un accordo nazionale condiviso da tutti i lavoratori del Gruppo Fiat, ogni stabilimento viene lasciato a se stesso e messo contro gli altri».
La piattaforma ribadisce la riconquista del contratto nazionale, il rifiuto di premi antisciopero e delle ore di lavoro straordinario se non ci saranno le riassunzioni dei lavoratori già espulsi. Critiche anche alla nuova «metrica del lavoro».
La Cgil promuoverà sui temi del lavoro e della crescita una nuova iniziativa nazionale.

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