Il monito del gesuita Colonna. I dubbi su un ritorno alla Dc
PESCARA - In una mano il Vangelo, nell'altra la spada. Padre Carlo Colonna, gesuita e teologo di Bari non la dice proprio così, ma il suo giudizio sul momento difficile del Paese è tranciante: «La politica è uno dei luoghi dove le persone cadono di più nel peccato, un luogo esposto al vizio dell'ipocrisia morale». Ecco servito il primo piatto di questo convegno su «Cattolici e politica» organizzato dall'associazione Articolo 3 di Antonella Allegrino, che non immaginava di affrontare un tema di così stringente attualità quando, nel pieno dell'estate, furono diramati gli inviti per questo incontro di Pescara. Nel frattempo sono arrivati i cartellini rossi mostrati dal cardinale Bagnasco e dallo stesso Papa Benedetto XVI all'indirizzo di una classe dirigente scaduta nei comportamenti pubblici e privati. Padre Colonna non gira intorno sull'agire dei cattolici in politica: «C'è grande confusione, sia sulle scelte etiche che nei comportamenti personali». Il teologo parla espressamente di «fragilità del sistema, a cui si associa la fragilità morale di chi dovrebbe gestire il sistema». E allora l'invito è: «Diventare luce della politica. In una società che vive come se Dio non esistesse, bisogna ricordarsi che Gesù non è solo una maestro del passato».
L'altra questione in campo: la possibilità di un ritorno al partito unico dei cattolici. Ne parla Michele Zanzucchi, giornalista, direttore della rivista Città Nuova, due milioni di lettori nel mondo: «Il cristiano, quando interviene davvero, non è classificabile né a destra né a sinistra, come si fa su alcuni temi della giustizia o dell'etica: nel momento in cui facciamo gossip condanniamo il peccatore, non il peccato». Poi ricorda l'appuntamento del 17 ottobre a Todi, un forum a porte chiuse dove associazionismo cattolico, impresa, sindacati si riuniranno «senza politici, né giornalisti». Ma per far cosa? Bagnasco ha lasciato ipotizzare la nascita di un nuovo soggetto politico che potrebbe trovare nostalgica ispirazione nella vecchia Dc. «Ma nessuno lo sa ancora», frena Zanzucchi, che sottolinea le perplessità dell'Acli: «Un nuovo partito non aiuterebbe a risolvere il problema del rinnovamento della politica».
La pensa così anche il senatore del Pdl Andrea Pastore: «Impossibile tornare ad un partito come la Balena bianca. La Dc è stata sempre dilaniata da diverse anime che hanno portato ad una grande instabilità nel Paese, basti ricordare ciò che diceva don Sturzo nel secondo dopoguerra contro lo statalismo che invadeva l'Italia». Il senatore Alfonso Mascitelli, Idv, ricorda le recenti parole del presidente della Cei, Bagnasco, e di Papa Benedetto XVI: «Il nostro Paese, piaccia o non piaccia, vive una crisi nella crisi. C'è una questione morale che va chiarita e che per noi cattolici significa semplicemente l'esercizio del buon esempio, valori non negoziabili sui quali è difficile dividersi». Il leader dell'Udc Rodolfo De Laurentiis: «Sono duemila anni che i cattolici sono impegnati in politica. Dopo lo sfaldamento della Dc si è sempre fatto riferimento a qualcosa che riproducesse l'unità dei cattolici in politica. Un bisogno che oggi nasce da una crisi evidente di questo Paese, crisi non solo materiale, ma anche morale e spirituale».
Letizia De Torre, Pd, parlamentare di Trento ed ex sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Prodi: «E' evidente che nessuno deve rubare, nè fare falsa testimonianza. Ma queste sono cose valide per tutti. Cos'è che un cristiano deve portare di più in politica? La risposta è il senso di dove sta andando il mondo».