ROMA Senza fine. A ravvivare la telenovela sulla manovra infinita accesa ormai dallo scorso luglio ora è il maxi-condono fiscale ed edilizio. Si, no, ni: ormai ordini e contrordini si susseguono.
E così ieri, con l'inchiostro dei giornali che riportavano lo stop al condono comunicato venerdì sera da Palazzo Chigi non ancora asciutto, il dossier è stato autorevolmente riaperto dal capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. «Per abbattere il debito saranno necessarie misure straordinarie - ha spiegato Cicchitto - probabilmente il governo dovrà mettere in agenda operazioni come una patrimoniale morbida, la riforma pensionistica, un piano di dismissioni accelerate e se tutto questo non dovesse bastare anche i condoni edilizio e fiscale». Un maxi-programma condito da un'ultima frase sibillina: «Non credo proprio - ha sottolineato Cicchitto - che l'etica si misuri sul condono ma sulla capacità di trovare le risorse».
Una stoccata a testata multipla, destinata all'opposizione ma anche, anzi soprattutto, al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che proprio ieri mattina ha rilasciato un'ampia intervista all'Avvenire per spiegare la propria netta contrarietà al condono.
Nell'intervista - all'evidenza non concessa casualmente al giornale di proprietà della Conferenza episcopale che nelle ultime settimane ha duramente criticato il premier Silvio Berlusconi - Tremonti sottolinea che la sanatoria sarebbe un clamoroso autogol poiché la manovra appena varata prevede un forte aumento delle entrate dalla lotta all'evasione e quindi in questa fase un condono non farebbe aumentare il gettito ma lo farebbe dimagrire. Traduzione: chi vuole il condono è soprattutto incompetente.
Bisogna essere ciechi per non intravvedere nella filigrana del conflitto «tecnico» sul condono l'ennesimo capitolo della contrapposizione politica e personale fra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.
Tanto che ora al Tesoro si teme che nel consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi giovedì prossimo Tremonti possa essere messo in minoranza da un voto degli altri ministri. E a dar retta alle voci che circolano nei corridoi del ministero di via XX settembre c'è chi si spinge a considerare possibile una iniziativa di settori della maggioranza per sfiduciare il ministro dell'Economia.
In questo clima l'opposizione gioca a tutto campo. Pier Ferdinando Casini affida al suo blog un commento al curaro: «Sono contrario al condono: lo ritengo immorale e diseducativo rispetto ai cittadini che fanno il loro dovere. Peraltro, continuare a parlare di condono è un modo certo per favorire l'evasione fiscale».
Per il Pd parla il vicesegretario Enrico Letta: «Non cerchino dalle parti del Pdl di inventare ragioni nobili per introdurre la più ignobile delle norme fiscali, cioè il condono - attacca Letta - Il debito deve essere ridotto con interventi coerenti e ambiziosi e di ben altra entità. E un governo come questo, privo di credibilità e forza politica, non può farcela. La verità è che il condono al quale il Pdl apre, smentendo l'impegno solenne di ieri di Palazzo Chigi, è una scelta che riconferma l'ambiguità del governo Berlusconi sull'evasione fiscale».