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Data: 09/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pdl, Alfano vedrà i dissidenti: ragioni da non sottovalutare. Ma Quagliariello li sfida «Tanto non hanno i numeri»

Il segretario vuole ricucire. Fini: da Silvio passo indietro se ama il Paese

di MARIO STANGANELLI

ROMA - Dopo gli strappi di Pisanu e Scajola dei giorni scorsi, Angelino Alfano prova a ricucire con il gruppo dei frondisti capeggiati dai due ex dc, a cui, invece, hanno replicato in maniera assai poco diplomatica altri esponenti del Pdl e i giornali fiancheggiatori. «Non c'è alcuna fronda interna, ma dei soggetti importanti, come Claudio Scajola, che pongono questioni che non vanno sottovalutate», ha detto il segretario del Pdl annunciando anche che la prossima settimana incontrerà Scajola «per valutare i quesiti politici che ha posto».
Quanto alla richiesta più dirompente delle opposizioni e fatta propria anche da Beppe Pisanu, è cioè quella del passo indietro del Cavaliere, il segretario ha opposto un secco no. «Le regole della democrazia - ha affermato - funzionano così: chi vince governa per il tempo che la Costituzione gli assegna. Al 2013 potremo e dovremo arrivare con un ulteriore programma di riforme».
Affrontando anche l'altra questione posta dai malpancisti azzurri - l'allargamento della maggioranza ai centristi - Alfano ha detto: «Non ho mai interrotto il dialogo con nessuno, ma non deve essere un bla-bla reciproco. Abbiamo intenzione di fare - ha aggiunto - qualcosa di importante e ambizioso: unire i moderati italiani sotto la bandiera del Ppe. Ciò che in Europa è unito in Italia non può essere diviso».
L'apertura al centro del segretario pidiellino riceve però - in assenza di mosse apprezzabili da parte del Cavaliere - una dura risposta di Pier Ferdinando Casini: «L'appello ai moderati che ha fatto Berlusconi - dice il leader udc - è semplicemente ridicolo, prima di tutto perché non è moderato e, poi, perché lui ha diviso il campo moderato. E oggi - insiste Casini - se crede veramente all'unità dei moderati, ha un modo per dimostrarlo: fa un passo indietro e consente agli stessi uomini del suo partito di volare con le proprie ali». E altrettanto dura è stata la presa di posizione del presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale, davanti agli imprenditori di Palermo, ha detto che «se Berlusconi amasse veramente l'Italia dovrebbe fare un passo indietro, consentendo a qualcun altro di governare con il contributo di altri».
Ma ieri Alfano, dopo aver cercato di blandire i centristi, ha invece attaccato l'opposizione di sinistra: «Il Pd - ha affermato - è incapace di decidere anche in casa propria: è bastato osservare ciò che è accaduto con le elezioni del presidente dell'Anci e di Mattarella alla Consulta. Chi non sa decidere in casa propria non può farlo per il Paese». Secca la replica del coordinatore della segreteria del Pd, Maurizio Migliavacca: «Alfano dovrebbe evitare di avventurarsi su terreni per lui intransitabili. Quando parla di capacità di governo e di affidabilità viene da ridere. Basta solo pensare - dice l'esponente democrat - alla figuraccia internazionale a cui Berlusconi e il governo stanno esponendo il nostro Paese con l'indecoroso balletto attorno alla nomina del Governatore di Bankitalia. Una situazione umiliante che dovrebbe spingere Alfano almeno al silenzio».
Ufficialmente esorcizzato per quanto possibile lo spettro del declino del Cavaliere, qualche scricchiolio nella finora indiscussa fiducia nel carisma del capo, si avverte però anche tra chi è stato sempre considerato un pretoriano del premier. Così, parlando al convegno organizzato dal ministro Rotondi a Saint Vincent, Fabrizio Cicchitto ha osservato che «l'attacco mediatico e giudiziario non ha eliminato, ma ha ridotto il carisma di Berlusconi». Di qui l'appello del capogruppo alla Camera a «surrogare con un partito ben organizzato sul territorio». Decisamente più secca la presa di distanza di Francesco Pionati che, interrogato sulla visita a Mosca del Cavaliere, ha detto: «Ognuno festeggia come vuole, ma io da Putin non andrei a prendere neppure un caffè».

Ma Quagliariello li sfida «Tanto non hanno i numeri»

ROMA Pisanu e Scajola? Nessuna demonizzazione, ma non hanno i numeri per far cadere il governo. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, si spende per una strategia inclusiva, fatta di dialogo e confronto, nei riguardi dei cosiddetti dissidenti centristi che agitano le acque nel partito berlusconiano.
Però presidente il problema resta: cosa la rende così sicuro che il seguito di Pisanu e Scajola sia davvero insufficiente a provocare la crisi?
«Il problema non è avventurarsi in previsioni. Diciamo piuttosto che la mossa del segretario Alfano che ha annunciato un prossimo incontro con Scajola è doverosa. Perchè va nel senso delle iniziative che sono in corso: il tesseramento, i congressi. Attraverso precise regole vogliamo infatti dare vita ad un meccanismo inclusivo: è così che si costruisce il partito dei moderati. Vede, Forza Italia prima e il Pdl poi sono stati grandi esperimenti carismatici. E in tanti hanno vissuto all'ombra del carisma perché era il carisma che portava i voti e il consenso. Ora cerchiamo di costruire qualcosa possa andare oltre. E questa cosa deve essere basata su regole e, appunto, sulla capacità di accettare e confrontarsi con il dissenso. Come si può lavorare in questa direzione e poi assumere atteggiamenti che chiudono la porta e dicono: di qui non si passa? Sarebbe una contraddizione».
Insisto. Lei che al Senato lo vede tutti i giorni, davvero pensa che Pisanu sia solo come tante volte gli è stato rinfacciato?
«Il presidente Pisanu da tempo ha sviluppato un ragionamento politico, e l'ha fatto alla luce del sole. E penso si possa dare atto a Gasparri e al sottoscritto di non aver mai assunto atteggiamenti preconcetti. Io credo che le posizioni di Pisanu non siano condivisibili ma non si può bollare la sua azione come una imboscata, un agguato. Se altri senatori aderiranno alla sua analisi, lo vedremo. Però sinceramente non vedo avvisaglie in quella direzione. In ogni caso al Senato abbiamo fissato un metodo: confronto senza criminalizzazione».
Insomma in sintesi: grande rispetto per Pisanu, ma seguito trascurabile e non in grado di mettere in crisi il governo. Giusto?
«Le rispondo mettendola così: non credo che ci sia un numero sufficiente di senatori che ritengano in questo momento che un governo di larghe intese nato da un passo indietro di Berlusconi possa essere una soluzione per l'Italia. E non per una questione personale legata alla figura di Pisanu, ma perché un governo di quel tipo rischierebbe di essere solo una somma di veti anziché qualcosa che faciliti le soluzioni».
Sta dicendo che mentre Scajola e Pisanu svolgono i loro contatti voi vi state mobilitando per persuadere gli indecisi?
«Io penso che il modo migliore per contrastare la disaffezione sia quello del dialogo e del confronto. Al Senato, dalla prossima settimana due gruppi di lavoro cominceranno ad operare, uno sulla situazione economica e l'altro sulle riforme istituzionali. E' su questi temi che la legislatura può andare avanti. Temiamo invece che la proposta di governo di larghe intese non solo porti ad uno stallo su quei temi ma apra nient'altro che la strada ad elezioni anticipate a scadenza molto ravvicinata».
Ecco, a proposito di elezioni anticipate. Bossi dice che al 2013 non ci si arriva, Berlusconi sostiene il contrario. E allora?
«Io penso che le elezioni anticipate sono sempre una conseguenza inintenzionale. Cioè sono il prodotto di dinamiche che si incrociano e si sommano. Io vedo la possibilità di elezioni anticipate solo come prodotto dell'illusione di un governo di larghe intese, che non ha possibilità di decollare. E poi, scusi, per fare un governo di quel genere è necessario che vi aderiscano anche Pdl e Lega: non mi pare proprio che Pdl e Lega siano disponibili».

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