«Non guiderò il Terzo Polo, decreto sviluppo ultima chance»
ROMA - «Non è la scelta giusta, darebbe un messaggio assolutamente sbagliato». Emma Marcegaglia è netta: l'ipotesi condono, sulla quale ancora si ragiona nella maggioranza, è da scartare. «Premia i furbi, mentre noi ora abbiamo bisogno che tutti paghino le tasse e rispettino le regole». Ospite della Rai per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, la presidente di Confindustria torna ad incalzare il governo e puntualizza: le critiche di questi ultimi mesi alla politica economica dell'esecutivo non sono propedeutiche ad una sua discesa in campo politico.
Secondo la Marcegaglia il decreto Sviluppo è l'ultima chance per portare l'Italia fuori dalla crisi. Deve essere fatto «in fretta» nei prossimi giorni. Ma è altrettanto importante agire «bene»: «Bisogna fare cose importanti, al limite anche impopolari, magari scontentando pezzi della maggioranza», dice riferendosi alla riforma delle pensioni osteggiata dalla Lega. Occorre fare «manovre strutturali, grandi riforme eque dove chi ha di più paghi di più». Certamente non «condoni, cose una tantum». Ricordando che «o ci salviamo tutti o cadiamo tutti». Le imprese la loro ricetta l'hanno già presentata. La leader degli industriali ne ripete gli ingredienti: liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma fiscale, riforma pensioni, infrastrutture. E ricorda la disponibilità ad una minipatrimoniale finalizzata ad «abbassare le tasse su lavoratori e imprese».
Per quanto riguarda un suo impegno in politica alla scadenza del mandato confindustriale, il 24 maggio 2012, la Marcegaglia assicura: «Tornerò a fare l'imprenditore e la mamma a tempo pieno. Ho una figlia di 8 anni e mezzo che non vedo mai». Il conduttore incalza: e le indiscrezioni su un'offerta a diventare leader del Terzo Polo? La Marcegaglia ribadisce: «Sono illazioni, talvolta strumentalizzazioni. Con Casini non ci siamo parlati, lo stimo, siamo amici, ma non c'è un dibattito su questo tema. Non sono assolutamente interessata a fare il leader del Terzo Polo».
D'altronde non sarebbe la prima volta che la Marcegaglia dice no alla politica. Quando in seguito allo scandalo della casa al Colosseo l'allora ministro Claudio Scajola si dimise, Berlusconi non fece mistero (lo disse proprio dal palco dell'assemblea annuale degli industriali) dell'offerta alla Marcegaglia del posto di ministro dello Sviluppo Economico. Lei rifiutò, per continuare a guidare gli imprenditori. Era fine maggio del 2010, appena un anno e mezzo fa. Un secolo dal punto di vista dei rapporti tra i due. Che forse proprio da quel momento hanno iniziato a deteriorarsi.
Non poteva mancare un accenno allo strappo della Fiat, che uscirà da Confindustria il primo gennaio 2012, un addio che in tanti interpretano come il segnale di un futuro disimpegno del Lingotto nei confronti dell'Italia. Ma la Marcegaglia - che pure non condivide le motivazioni dell'uscita - non ha dubbi: «Fiat manterrà il suo investimento in Italia. Stimo Marchionne e penso che la Fiat sia un grande gruppo». Sul suo successore invece la leader degli industriali non si è voluta pronunciare: «C'è una regola aurea in Confindustria a cui mi atterrò strettamente, che i presidenti uscenti non devono occuparsi dei successori». Ma di una cosa è sicura: «Alla fine si troverà una persona che saprà comporre e che sarà il presidente di tutti».