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Pescara, 10/04/2026
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Data: 10/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Berlusconi non si tocca» Alfano chiude al Terzo Polo. L'Udc: impossibile collaborare. E Casini: non rifaremo la Dc

ROMA - Angelino Alfano chiude a qualsiasi soluzione di un nuovo premier nel centrodestra. «Accantonare Berlusconi è una condizione impraticabile e ingenerosa» tuona dal palco del convegno di Saint-Vincent il segretario del Pdl. Ma arriva ben presto la risposta dell'Udc, altrettanto netta e senza mezzi termini. Mentre Pier Ferdinando Casini spiega, sul suo blog, che «nessuno può o vuole rifare la Dc o ricostruire steccati fra credenti e non», partendo dalle parole del Papa con il suo auspicio di un impegno dei cattolici per salvare l'Italia, il segretario Lorenzo Cesa, in una nota, afferma che «con tutto il rispetto per Alfano, una buona politica impone prima di tutto serietà: non esiste l'ipotesi di una collaborazione credibile tra chi oggi legittimamente sostiene questo governo e chi invece, come noi, lo ritiene fallimentare».
Se il botta e risposta a distanza chiude ogni ipotesi di dialogo tra Pdl e Udc, il segretario berlusconiano sbatte la porta in faccia anche a un gruppo di frondisti e a Beppe Pisanu che aveva avanzato l'ipotesi di un passo indietro di Berlusconi finalizzato all'allargamento della coalizione che sostiene il governo. C'è da presumere che il negoziato, su questo punto, non avrà neppure luogo, anche se Alfano appare intenzionato a ricucire i rapporti con Claudio Scajola nell'incontro previsto per domani. Gli potrebbe offrire un maggior coinvolgimento nel partito (non è meglio precisato come possa avvenire) e nel progetto della costituente italiana dei moderati.
Mentre domani si terrà anche un vertice dei dissidenti azzurri, Berlusconi fa sapere di non essere neppure sfiorato dall'idea di essere sfiduciato. Alfano, da parte sua, innalza la bandiera del Ppe. «Stiamo lavorando per costruire un documento politico da presentare al congresso Ppe che si terrà a dicembre», annuncia. Dopo aver definito «eccesso di enfasi dei giornali», che hanno parlato di divisioni interne nel Pdl, ha affrontato l'argomento legge elettorale. Sul bipolarismo, indietro non si torna. Per cui il Pdl intende «restituire il diritto di scelta del parlamentare, unendolo al diritto di scelta del premier, perché se noi togliamo ai cittadini il diritto di scelta del premier, nel momento in cui diamo loro il diritto di scelta del parlamentare, truffiamo i cittadini».
La preoccupazione nel Pdl è forte. Sandro Bondi, coordinatore Pdl, ha detto di non condividere l'uscita di scena di Berlusconi per aprire a Casini. Il ministro Saverio Romano, coordinatore dei Popolari per l'Italia, è pronto a entrare «in un largo cantiere popolare». Gianni Alemanno, intanto, chiede ad Alfano di «convocare gli organi del Pdl per avere un confronto alla luce del sole».

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