Zupo dà forfait, il pm Varone fa aprire un procedimento per falsa testimonianza
Va in parte di traverso al pm Varone l'udienza in Tribunale sull'inchiesta Housework, per l'assenza dell'ex capo della Mobile Nicola Zupo, ma l'accusa si riaddolcisce con un altro calice che proietta la sua ombra in aula: l'«Huge wine glass» di Toyo Ito. L'attesa deposizione del capo degli investigatori salta per impegni lontano da Pescara, il magistratoi inquirente ci rinuncia e si accontenta di ascoltare l'ispettore capo dellaMobile, Angelo D'Onofrio.Questi, in relazione alla discussa opera dell'architetto giapponese collassata e che ancora oggi sta lì a deturpare la piazza ben coadiuvata dai pannelloni promozionali di plastica del Comune, si è soffermato sulla parcella di Toyo Ito, la quale dai 100 mila euro iniziali sarebbe stata notevolmente incrementata per attività, come quella per la pubblicità istituzionale, di fatto mai svolte. La cifra sarebbe quasi raddoppiata, sul perché e sul percome non c'è molta chiarezza. E ciò spetterebbe alla Procura. Che aveva citato ieri Emanuela Di Lullo, ex segretaria dell'imprenditore Carlo Toto, anche lui coinvolto nella vicenda. La donna è stata chiamata a raccontare di alcuni viaggi all'estero che avrebbe prenotato per conto di Toto e a cui avrebbe preso parte l'ex sindaco e grande imputato del procedimento Luciano D'Alfonso insieme alla sua famiglia. Durante la testimonianza, l'ex segretaria ha spiegato che in realtà Toto gli chiedeva di prenotare viaggi, ma di non sapere, in quanto non gli veniva specificato, chi poi vi avrebbe partecipato. E, dunque, di non aver mai saputo, se non in un secondo tempo dalla stampa, che fra i fruitori vi fosse stato anche D'Alfonso. A tale proposito, ha sottolineato di non avere mai parlato con l'ex sindaco. Le dichiarazioni della teste sono state subito oggetto di contestazione da parte del pm Varone, che carte alla mano, le ha ricordato di aver detto, a suo tempo, agli inquirenti di aver prenotato viaggi all'estero, in particolare a Malta, Santiago de Compostela e negli Emirati Arabi per la famiglia Toto e per quella di D'Alfonso. Il pm ha chiesto, dunque, la trasmissioni degli atti in modo da poter procedere nei confronti della donna per falsa testimonianza. Dopo una breve camera di consiglio, il Tribunale ha accolto la richiesta. Per quanto riguarda l'imprenditore della sanità Luigi Pierangeli, questi ha ribadito quanto già negli atti, ossia di avere versato, da marzo a maggio 2006, contributi elettorali all'allora partito dei Ds, per un importo complessivo di 8 mila euro. Riguardo ai rapporti con D'Alfonso, Pierangeli ha detto di conoscerlo e di averlo visto più volte nel corso del 2006, ma esclusivamente per discutere di questioni inerenti la sanità regionale, ricoprendo anche il ruolo di presidente delle case di cura private (Aiop). Si riprende il 17 ottobre.