ROMA - Chiamali, se vuoi moderati, e infatti lo sono i quaranta scajoliani e dintorni, i malpancisti, i «passindietristi» (ovvero quelli che chiedono un passo indietro del Cavaliere). Ma sono pure a questo punto - mentre il Pdl cerca di recuperarli tramite il metodo Verdini, assai diverso da quello Boffo e suadente e carezzevole: «Ma spiegami meglio le tue idee... ma guarda che un posto in lista per te ci sarà...» - piuttosto determinati ad andare fino in fondo nelle loro richieste. Sintetizzabili così: meno Lega, meno Tremonti, più Udc, con o senza Berlusconi che resta un genio ma deve capire che il Paese sta soffrendo e che il partitone azzurro rischia di essere travolto alle prossime elezioni. «Se le nostre osservazioni verranno rifiutate e negate, poi non potremo dire: ok, abbiamo scherzato e ritirarci in buon ordine», spiega l'onorevole Ignazio Abbrignani.
Insomma, la sfida è partita. La retromarcia sarebbe un suicidio («Berlusconi ci sbranerà», dice qualcuno di loro ma lo pensano in tanti), anche se a via dell'Umiltà si continua a minimizzare: «Scajola vuole contare un po' di più nel partito, diamogli un ruolo e il problema è superato». Ragionamenti minimal, che peccano forse d'eccessivo ottimismo. Intanto, la dichiarazione di guerra sarà messa a punto oggi, alla riunione alla fondazione Cristoforo Colombo, quartier generale romano dello scajolismo, in cui si ritroveranno i frondisti o i complottardi o i nuovi patrioti (il terzo aggettivo lo accettano, i primi due no). Il documento della discontinuità nascerà in questa occasione, poi Scajola lo consegnerà ad Alfano, Alfano a Berlusconi e nel frattempo, da stasera in poi, cene, cene, cene. E qualcosa resterà. Fabio Gava, deputato veneto, uno dei più attivi e più lucidi: «Non siamo Bruto nè un gruppo di vietcong. Non abbiamo una strategia di guerriglia parlamentare. Vogliamo soltanto evitare le elezioni nel 2012. E ci sono tre modi per farlo. Uno: cambio di passo del governo, con allargamento all'Udc e Berlusconi bis. Due: il premier indichi una persona di sua fiducia, per un governo più ampio e anche di larghe intese. Tre: Berlusconi spieghi agli italiani che rimarrà fino al 2013, specificando che rinnoverà il partito e farà riforma elettorale, riforma fiscale e un'altra cosa ma non di più». O così, oppure? «Sconfitta elettorale del Pdl nel 2012, Parlamento di nominati e governo di larghe intese rifiutato adesso ma che fatalmente si materializzerà dopo il voto, quando saremo ancora più deboli».
Da Gava a Paolo Russo, intelligente deputato napoletano. Il quale osserva: «Berlusconi deve guidare un nuovo processo rivoluzionario, per arrivare a un governo dei migliori. Allargato all'Udc e a tutti quelli consapevoli che il Paese è stremato e serve una svolta. Se ci convinceranno sul decreto sviluppo, vorrà dire che il Paese ha le risposte di cui ha bisogno e che finora non gli sono state date. Se viceversa quel decreto sarà vuoto, si aprirà un problema enorme nella maggioranza, e può accadere di tutto».
Gli scajoliani di più stretta osservanza, da Cassinelli a Scandroglio, stanno coperti ma tutt'altro che assenti: «Cena? Quale cena?». Massimo Maria Berruti idem: «Ho sentito al tg che ci sarebbe una nostra cena, boh». Il senatore Raffaele Lauro: «Se c'è la cena, non m'hanno invitato». Ma il telefonino di molti di loro è caldo: «Verdini o emissari di Verdini ci chiamano e dicono: non seguire Scajola, che vai a sbattere». Ma tutti dicono che la telefonata l'ha ricevuta l'amico e il collega: «Io? Io no». L'onorevole Cicu, che è stato due volte sottosegretario, è una delle teste pensanti della nuova nebulosa: «A me nessuno mi ha contattato per blandirmi. Anche perchè, se lo vuole fare, mi chiama direttamente Berlusconi». E comunque, incalza Cicu: «Non è in corso un mercato delle vacche. Soltanto richieste di chiarimenti: che cosa bolle in pentola? Siete sicuri di ciò che state facendo? Cose così. Noi non chiediamo nulla, vogliamo soltanto salvare il Pdl e far capire a Berlusconi - senza accoltellarlo - che deve indicare una prospettiva nuova». Sulla stessa lunghezza d'onda, che poi in ordine sparso è quella di Alemanno, di Formigoni, di Dini, alcuni degli ex Responsabili. «O il centrodestra si ricompatta, o consegniamo il Paese alla sinistra massimalista»: lo dice Luciano Sardelli, che nei prossimi giorni vedrà Scajola. Incalza: «Aprire all'Udc, la Lega è un partito finito».
Ma i mal di pancia sono ovunque. Perfino super-berlusconiani come Deborah Bergamini non ne possono più. Il senatore azzurro Paolo Amato: «A furia di mal di pancia, c'è venuta la colite. Alfano apra all'Udc davvero. Alessio Bonciani, ex coordinatore fiorentino del Pdl: «Scajola non sta accoltellando nessuno. Mi piacerebbe che avesse risposte politiche». Ferruccio Saro: «Stanno cercando, con promesse varie, di riportarci all'ovile. Ma il malcontento è così diffuso che è impossibile da riassorbire. Promettono posti». Ma come si fa a prometterli, visto che il Pdl avrà - secondo i sondaggi - circa 80 parlamentari in meno al prossimo giro? Riecco Abbrignani: «Il decreto sviluppo è fondamentale. Se è fatto seriamente, anche l'Udc, per il bene del Paese, può votarlo e sarà l'inizio dell'allargamento. Ma se si sta fermi, va a finire che Bossi staccherà la spina ed è la fine per questa maggioranza e per questo governo. Non vale la pena muoversi prima, in nome dell'Italia?».
Scajola invita alla prudenza: ma non demorde. Marcello Pera, dalla trincea del Senato, spinge Alfano al parricidio ai danni di Berlusconi, come Sarkò fece con Chirac e Angela Merkel ha fatto con Kohl. Osvaldo Napoli, vice-presidente dei deputati Pdl e super-lealista, guarda i colleghi in agitazione e non minimizza: «Anche dieci di loro, possono creare sfracelli. Ma il pericolo vero non è Scajola, è Tremonti. Se continua ad avere campo libero, succederà l'inferno». Le prime fiamme le vedono tutti, ma il Cavaliere no.