TUTTI contenti perché, finalmente, il sindaco Matteo Renzi ha voluto incontrare i sindacati e con loro riaprire la trattativa sulle due emergenze del momento, Ataf e il Maggio. Qualche perplessità, invece, sui risultati che sarà possibile conseguire. «Per ora c'è buona volontà - commenta Mauro Fuso, segretario generale della Camera del lavoro di Firenze, il giorno successivo all'incontro in Palazzo Vecchio - ma sui contenuti le distanze restano enormi». La pensa allo stesso modo Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl di Firenze. «Ricordo, ancora una volta - sottolinea - che avevamo chiesto un incontro sul Maggio Musicale Fiorentino un anno fa. Si è perso molto tempo e siamo stati convocati d'urgenza per esigenza dell'amministrazione. Noi vogliamo portare avanti la trattativa, per senso di responsabilità nei confronti di chi rappresentiamo e della comunità. Ma, sia chiaro, ci presentiamo con il cappello sulla testa e non accettiamo né ultimatum né imposizioni». Perplessità su quanto proposto da Renzi le ha espresse anche Vito Marchiani, segretario generale della Uil di Firenze e della Toscana, che ieri al nostro giornale ha dichiarato, a proposito dei 15 punti messi sul tavolo da Palazzo Vecchio e Ataf, che prevedono, tra le altre cose, 52 prepensionamenti tra gli amministrativi: «Non è pensabile aprire una simile trattativa sui tagli al personale senza prima aver valutato un piano industriale serio per i prossimi anni». Ed è quanto chiede la stessa Rsu Ataf, che mercoledì prossimo, 19 ottobre, in una serie di «assemblee retribuite» interpellerà i lavoratori su quanto è stato chiesto da Renzi, che, secondo quanto raccontano alcuni presenti all'incontro di lunedì sera, ha lanciato una sorta di ultimatum: o siete disponibili a mettere mano alla organizzazione del lavoro, o Ataf sarà privatizzata. E se l'azienda non sarà appetibile, come qualcuno dei sindacalisti ha ipotizzato, allora - ha proposto il sindaco - si venderà anche il tram, ovvero la quota di Gest, pari al 49%, che è in mano ad Ataf. «Siamo al paradosso», polemizza Alessandro Nannini, coordinatore della Rsu di Ataf. «Se i tram non bastano per trovare gli acquirenti, Renzi venderà allora, chissà, anche un pezzo del Biancone, o il piazzale Michelangelo. Il sindaco vuol fare il Marchionne della situazione, ma noi i sacrifici li abbiamo già fatti». «Nel 2006 è stato siglato l'accordo salva-Ataf. Noi lavoratori abbiamo fatto la nostra parte, il Comune no. Non sono state costruite le corsie preferenziali promesse, né è stata realizzata l'azienda unica di mobilità. Siamo disponibili a discutere di tutto», sottolinea Nannini. «Possiamo anche lavorare 15 minuti di più, o rivedere i turni. Ma senza un progetto dietro non se ne parla». «I 15 punti proposti dall'azienda e da Palazzo Vecchio sono tanta roba», commenta Massimo Milli, delegato della Filt Cgil nella Rsu. «Accettarli significa cancellare del tutto o quasi il contratto integrativo. Vediamo cosa decideranno i lavoratori». Nel frattempo, il Comune di Firenze, come ha annunciato ieri Renzi ai sindacati, non darà per il momento il via libera alla Regione Toscana per partecipare al bando di gara per l'aggiudicazione del tpl. Una decisione che genera ulteriori incertezze riguardo al futuro di Ataf e del trasporto pubblico sul territorio comunale.