Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990



Data: 13/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Non basta avere i numeri quando manca la politica di Marco Conti

O l'incapacità del governo a individuare provvedimenti in grado di rilanciare lo sviluppo rispondendo in questo modo anche all'ennesimo invito di Mario Draghi, prossimo presidente della Bce, che alla politica ha chiesto ieri di rompere il circolo vizioso di privilegi e di coalizioni di interessi, «prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita».
I mancati piani per la crescita, per il Sud, per le infrastrutture, le semplificazioni, le riforme delle professioni - annunciati più volte e svaniti nel mare dei processi lunghi e brevi - pesano sulla maggioranza forse più del «complotto mediatico-giudiziario» che Berlusconi oggi denuncerà di nuovo in aula.
«Sarà un discorso stringato», assicurano i suoi con tono sollevato, nel quale non mancheranno attacchi «all'irresponsabile opposizione» che non sarà ad ascoltarlo in aula. Poche cartelle con tante promesse, meno una: nessun accenno al passo indietro nel 2013 chiesto dai frondisti.
«L'incidente tecnico», come verrà oggi definito lo scivolone in aula di martedì sul Rendiconto generale dello Stato, permetterà a Berlusconi di difendere ed esaltare il governo che «ha difeso il Paese dal rischio Grecia» e di annunciare un ddl sullo sviluppo «non a costo zero».
Più o meno la stessa promessa fatta a febbraio dal Cavaliere davanti ad una telecamera, dopo un Consiglio dei ministri straordinario convocato «per dare una scossa all'economia». Ieri sera a palazzo Grazioli, non c'era l'ottimismo di otto mesi fa. Tantomeno la certezza di poter riuscire a durare continuando a confondere gli annunci con gli impegni, i soldi stanziati con i soldi utilizzabili. Anche ieri Berlusconi ha scaricato su Tremonti la responsabilità di un ddl sulla crescita sostanzialmente ancora vuoto e privo di risorse, ma nell'assalto dei frondisti si coglie da giorni anche la delusione per «l'incapacità del Cavaliere di tornare ad essere quello del '94» che prometteva liberalizzazioni in ogni campo.
Ingabbiato e con il Pdl impegnato in una sorta di «Guerra dei Roses» con il partito del Nord di Bossi e Tremonti, Berlusconi è stato costretto ieri a spiegare ai suoi anche perché non passa la mano al segretario Alfano: «Se lo facessi finirei col bruciarlo, perché Bossi non ci starebbe e anche da noi non tutti sono d'accordo». Un motivo in più per non fare oggi promesse di «passi indietro» e per promettersi ancora una volta con l'amico Senatùr «che le liste elettorali le faremo ancora noi nel 2012».
Le due ore di incontro di Bossi e Calderoli a palazzo Grazioli confermano come il Cavaliere, dopo mesi di immobilismo, tenti di spezzare l'asse del Nord portando dalla sua la Lega su un pacchetto-crescita corposo e in grado di superare le perplessità dei frondisti di Scajola e Pisanu. Nel Consiglio dei ministri di stamane, che precederà il discorso del premier in aula, si capirà se la notte è servita al presidente del Consiglio per riscrivere gli equilibri interni alla maggioranza. O se, come è probabile, il partito del Nord, continuerà a dare i tempi al governo e alla legislatura costringendo tutti i ministri a subire un altro taglio lineare alla spesa.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it