ROMA- Berlusconi, subito dopo il tonfo della sua maggioranza, aveva chiesto a un Fini, abbastanza esterrefatto, «e ora come se ne esce?». E il presidente della Camera l'ha preso in parola. Tant'è che ieri ha ricominciato a tessere la sua tela per cercare di riparare al danno, senza dimenticare di rendere evidente il problema politico che si è aperto all'interno del Parlamento, dando voce alle rimostranze dell'opposizione. Cosa che ha sentito il dovere di rappresentare al capo dello Stato, ricevendo da Napolitano un'ulteriore sottolineatura sul suo compito di arbitro rigoroso e dalla maggioranza l'accusa di «non essere super partes». Nessuna concessione al disagio dell'opposizione da parte del Colle, ma anche attesa di una risposta da parte del governo che dovrà essere «adeguata». Fini ha preso nota e ha cominciato a lavorare per evitare che il dibattito parlamentare possa trascendere, cercando anche di convincere le opposizioni a non abbandonare l'aula durante l'intervento del premier. Ascoltiamo cosa ha da dire, è il ragionamento, e vediamo come pensa di andare avanti con una maggioranza, sempre più logorata.
Fini cerca, dunque, di riprendersi un ruolo da mediatore istituzionale e ristabilisce un forte rapporto con il presidente della Repubblica, che, nella sua nota dopo l'incontro, lo ringrazia «per averlo messo al corrente delle ragioni che ad avviso dei presidenti dei gruppi parlamentari di opposizione rendono politicamente complesso il superamento della situazione». Una notazione non formale quella di Napolitano, che fornisce a Fini uno scudo per ripararsi dalle accuse di parzialità che gli sono piovute dalla Lega e dal Pdl.
Nel primo pomeriggio, saputo del suo appuntamento al Quirinale, il ministro Roberto Calderoli parla infatti di «schiaffo alla democrazia per aver impedito al governo di poter rendere subito le comunicazioni alla Camera dei deputati» e gli consiglia di «salire sì al Colle, ma per rassegnare le sue dimissioni perché non è super partes». E il ministro degli Esteri Frattini ironizza: «Fini parla come presidente della Camera o come esponente di Fli?». Ed è violentissimo l'attacco in aula del capogruppo del Carroccio, Reguzzoni, al presidente della Camera «che degrada il suo ruolo a vice di Casini».
Fini non ascolta le critiche e, anzi, puntigliosamente, si prepara a frenare gli eccessi dell'opposizione. E intanto quei futuristi, che avevano invocato le sue dimissioni dalla presidenza di Montecitorio, da Granata a Briguglio, si sperticano in lodi «alla lungimiranza di Fini che meno male è rimasto al suo posto». La cosa non sfugge al fedelissimo Giuseppe Consolo, che, forte dell'apprezzamento di Napolitano, ironizza: «I pochi scontenti che si erano fatti sentire a Mirabello sono serviti. Così come hanno avuto il fatto loro coloro che, nel Pdl e nella Lega, hanno strumentalmente criticato il presidente della Camera».