Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990



Data: 13/10/2011
Testata giornalistica: Rassegna.it
Berlusconi al capolinea, la fiducia è inutile

Il premier giovedì alla Camera. Trattative in corso. Due ore di colloquio con Scajola. Frattini: avremo la fiducia. Ma la nota di Napolitano indica che potrebbe non bastare. Camusso: Berlusconi se ne deve andare. No a larghe intese e a "papi stranieri"

È una mina scoppiata senza preavviso, per il governo, la sconfitta di ieri alla Camera sul Rendiconto generale di bilancio. Sotto il profilo politico, la batosta potrà essere sanata solo con un nuovo voto di fiducia che Berlusconi è pronto a chiedere. Il presidente del Consiglio parlerà domani (13 ottobre) alle 11 nell'Aula della Camera. E, a seguire, "presumibilmente porrà la fiducia", come ha confermato il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Il voto del Parlamento avverrà, quindi, venerdì 14 ottobre.

Ma anche se l'ottenesse in termini numerici, il premier resterebbe in sella a un governo "che tira a campare", come ha notato Massimo D'Alema. In attesa di cadere definitivamente entro la primavera prossima.

E forse quegli stessi "termini numerici", risicati e fragili, potrebbero non essere comunque sufficienti a Berlusconi. Potrebbero non dare le necessarie garanzie di stabilità al capo dello Stato, che oggi è sceso in campo con una dichiarazione diffusa dal suo ufficio stampa nella quale s'invoca "una risposta credibile" dal presidente del Consiglio e dal Parlamento sulla capacità di governo e maggioranza di andare avanti con "la costante coesione necessaria". Il presidente della Repubblica ha premesso di avere "finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza". Ma dopo il voto di ieri e "l'innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione", non ha nascosto le "preoccupazioni" e ha chiesto "risposte credibili" per capire se il governo può andare avanti.

Non è detto che l'ennesimo teatrino della fiducia messo in piedi dalla coalizione di governo fornisca quelle "risposte credibili" che il Quirinale esige. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando la nota del capo dello Stato, ha detto che "l'unico chiarimento possibile sono le dimissioni del governo".

In queste ore convulse e caotiche gli uomini del Pdl fanno a gara nel mostrarsi sicuri. Il ministro degli Esteri Frattini, ad esempio, ha detto ai cronisti: "Avremo la fiducia, e forse qualcosa di più". Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è ottimista: "Credo ci siano le condizioni per proseguire. Credo che una verifica sull'effettività della maggioranza sia doverosa e credo che il premier sia il primo a volerla. Dovremo governare finché ci sono le condizioni per farlo", ha detto alla 'Telefonata' con Maurizio Belpietro.

Il "responsabile" Domenico Scilipoti, assente al voto sul rendiconto di bilancio, ha invece assicurato che venerdì ci sarà e darà il suo appoggio a Berlusconi. E come lui si comporterà il suo collega di partito Bruno Cesario. "Non ci saranno brutte sorprese", dice Scilipoti. Mentre l'ex ministro Claudio Scajola questa mattina si è intrattenuto per oltre due ore in un colloquio con Berlusconi a Palazzo Grazioli. Scajola, insieme ai deputati che ha raccolto intorno a sé, potrebbe essere l'ago della bilancia del voto. Le agenzie di stampa riferiscono che l'orientamento di Scajola sarebbe di accordare la fiducia a Berlusconi a patto che il premier allarghi la maggioranza ai centristi dando vita a un nuovo governo, s'impegni ad avviare la transizione e indichi anche un nome per il suo sostituto.

Le opposizioni (Pd, Terzo polo e Idv uniti) hanno chiesto invece al presidente della Repubblica di esprimersi sulla volontà del governo di chiedere la fiducia alla Camera e insistono sul fatto che, dopo la bocciatura di ieri, l'unica strada possibile sono le dimissioni di Berlusconi.

Il Quirinale ha però risposto che spetta a Berlusconi indicare le vie d'uscita al Parlamento.

"Il voto sul rendiconto dello Stato è un atto dovuto", "per noi, stando alla Costituzione, le dimissioni del governo sono un atto dovuto". Lo dice a Repubblica, Dario Franceschini, capogruppo Pd a Montecitorio. "Non facciamo giochetti con la Costituzione. Capisce anche un bambino che se una Camera boccia un provvedimento, farlo riapprovare dal governo e mandarlo all'altra vuole dire aggirare con un trucco le nostre regole costituzionali".

Ma fuori dal Parlamento la fiducia è già stata negata. Per Susanna Camusso "Berlusconi la chiede perché gli servono leggi che risolvano i suoi problemi personali. Non ha una maggioranza politica e non ha credibilità dal resto del mondo", che ormai ci guarda "come un paese non credibile. Qui di non credibile ci sono solo il governo e il presidente del Consiglio". "Berlusconi se ne deve andare - ha ribadito il segretario generale della Cgil - perché un'eventuale fiducia sarà un danno per il paese. Per risolvere la crisi, però, non servono neppure larghe intese o papi stranieri: devono essere i cittadini a scegliere. Basta alla politica basata su leader e papi, bisogna puntare su un paese che ha una straordinaria voglia di partecipare".

Novità anche dalla Cisl: secondo il segretario Raffaele Bonanni "Non si può continuare in questo modo. Passando da una fiducia a un'altra si perde la fiducia dei mercati".

La bocciatura di ieri ha un solo precedente nel governo Goria, che portò l'allora presidente del Consiglio Dc a rassegnare le dimissioni al Colle. Precedente invocato a gran voce da tutte le opposizioni.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it