ROMA. E' lo sbadiglio di Umberto Bossi il simbolo della giornata. Alla fine, nei diciannove minuti dell'intervento del premier, il Senatur ne scodella ben dodici. E tutti a bocca piena.
Interno giorno, emiciclo ore 11. Banchi della maggioranza pieni, parla Silvio Berlsconi. Dell'opposizione non c'è traccia, salvo per la pattuglia radicale, regolarmente ai banchi e molto elogiata da tutto il centrodestra. E' un quasi Aventino per l'opposizione. Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Giancarlo Galan e Francesco Nitto Palma non si capisce se per scelta o per caso occupano gli scranni dell'Italia dei valori. E lasciano vuota per qualche minuto la sedia accanto a Berlusconi. Una solitudine plastica, interrotta dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla che non lo molla più. Con fastidio visibile di diversi questuanti, rimasti tali.
A sinistra del premier c'è Bossi, poi Giulio Tremonti. Nessuno sguardo nè saluto tra il superministro dell'Economia e il Cavaliere. Il leader leghista è assonnato. E' accanto al premier, immortalato dalle telecamere. Inclina il capo, fa fatica a stare sveglio. Gli sbadigli a bocca spalancata non si contano. Sette, otto? Dodici. Solo Ignazio La Russa riesce a tirarlo su. Il Senatùr scavalca Giulio Tremonti per raggiungerlo e spifferare al ministro della Difesa qualcosa nell'orecchio. Deve essere divertente visto che i due se la ridono della grossa e Bossi torna ad alzare il dito medio.
Parla Scilipoti. Tutto il governo lo applaude, solo Gianni Letta resta di marmo. L'ex Idv, poi Responsabile, ora di Popolo e Territorio, non c'era quando il governo è stato battuto sul Rendiconto dello Stato del 2010. L'applauso è liberatorio, nessun nuovo cambio di casacca è all'orizzonte, almeno per ora. In aula si materializza Santo Versace. Ha già lasciato il Pdl per l'opposizione ma è venuto cortesamente a salutare i vecchi amici.
L'opposizione ha scelto di seguire il discorso del premier dalle tv. Franceschini ospita Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi nel suo ufficio di capogruppo. Nei bar dei dintorni c'è il pienone. Anche nei corridoi della Camera.
Piazza Montecitorio si trasforma in una sala stampa a cielo aperto. I leader del partito democratico e dell'Italia dei valori scelgono la piazza per commentare le comunicazioni del premier. «Penoso», dice Bersani. «Mi rifiuto di ascoltare la Wanna Marchi della politica», rincara Antonio Di Pietro. Casini invece non c'è. Aveva garantito di passare ma ha dato forfait. La piazza è transennata. Davanti alla Camera sono tornati gli indignados di turno, questa volta gli specializzati in medicina che trovano il modo di coniugare il loro specifico di studio con la critica politica. «Più ambulanze e meno patonze», lo slogan più ricorrente.