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Data: 15/10/2011
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Svolta in Atm, Rota assume i superpoteri «Avrà responsabilità operativa e gestionale» del manager Catania

C'è un uomo solo al comando di Atm. Bruno Rota, 56 anni, è stato nominato ieri presidente dell'azienda di trasporti, il supermanager che deve governare il rilancio, «rinnovare la flotta» del metrò, investire in «sicurezza», rimuovere i «binari morti e pericolosi» abbandonati nel pavé, allacciare stazioni e fermate alla rete Internet wi-fi e proiettare la mobilità nella generazione Expo. Il nuovo Cda, su indicazione del Comune (socio unico), gli ha conferito ogni potere operativo, gestionale, ordinario e straordinario, e delegato «la responsabilità di compiere tutti gli atti urgenti, necessari e opportuni» per archiviare un'epoca e aprirne una nuova. In attesa che venga scelto un amministratore delegato, Rota prende l'intero pacchetto dei ruoli di vertice. All'ingegnere Elio Catania, il supermanager cooptato da Letizia Moratti nel 2007, è stata comunicata la chiusura del rapporto con l'azienda. Un'uscita di scena repentina e (forse) indolore. Ognuno per la sua strada. Si è materializzata ieri la svolta invocata da Giuliano Pisapia il 29 luglio scorso, il pomeriggio bollente del siluramento di Catania. Allora il sindaco aveva rinfacciato l'appoggio di Atm alla campagna elettorale della Moratti, denunciato «benefit e sprechi inaccettabili» e revocato il mandato del presidente venuto da Fs. Ieri ha rivendicato le scelte: «Il nome di Rota può essere una novità per qualcuno, è stata una novità anche per me, ma quando uno legge i curricula e decide sulla base della professionalità, decide le persone giuste al posto giusto». Rota aveva già lavorato al ministero del Tesoro e all'Iri, all'Alfa Romeo e in Finlombarda, alla Sme e nella Milano-Serravalle: «È finita la spartizione partitocratica - ha rimarcato Pisapia -. Finalmente si è tornati alla logica del bene pubblico». Nel Cda, oltre a Rota, siedono Giulio Ballio (ex rettore del Politecnico), Massimo Ferrari (Utp), Elisabetta Oliveri (ad Sirti) e Alessandra Perrazzelli (Intesa Sanpaolo). Il board, ha assicurato il sindaco, sarà «totalmente autonomo» dalla politica. Autorevole e sovrano. I compensi sono fissati dalla legge: non saranno più consentiti accumuli d'incarichi e doppi stipendi. Le prassi hanno segnato l'intero giovedì di lavoro tra Palazzo Marino e la sede Atm in Foro Buonaparte. Colloqui. Contatti. In mattinata l'assemblea dei soci, nel pomeriggio la riunione fiume del Cda. Burocrazia e passi simbolici. Atm spa, la capogruppo agli ordini di Rota, garantirà «la coerenza complessiva dell'assetto di governo». Il neopresidente svolge per ora tutte le funzioni già coperte da Catania (tra cui ad e dg). Il compenso? «È l'ultimo dei miei pensieri» confida Rota: «Ho accettato la nomina senza informarmi dello stipendio, anche perché non penso che un'elevata retribuzione sia di per sé garanzia di qualità del management. Servono motivazioni superiori. Io sono orgoglioso di lavorare per Milano e i milanesi». La busta paga è di 76.643 euro lordi l'anno, premi variabili esclusi. L'era Catania s'è chiusa ieri, ma non sono da escludere eventuali strascichi tecnico-legali (su contratto e buonuscita). In assemblea l'ex capo di Ibm ed Fs ha elencato i suoi risultati, espresso «rammarico per non aver potuto ultimare i progetti programmati», ma anche elogiato le «qualità professionali» del nuovo Cda. Un addio con stile, sobrio, pacato. Stamattina sarà proprio l'ingegnere ad accompagnare Rota all'incontro con i funzionari in via Monte Rosa, e il passaggio di consegne sancirà l'epilogo della stagione Catania-Moratti: 773 milioni d'investimenti, oltre 1.700 assunzioni, l'acquisto di mezzi ecologici, servizi innovativi (Radiobus di quartiere e rete telefonica sotterranea), ma anche polemiche sugli scontri fra tram, i guasti in metrò, gli stipendi d'oro e la moltiplicazione dei dirigenti.

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