ROMA Ha resistito solo una notte la decisione del governo di risparmiare sui buoni pasto dei dipendenti pubblici. Un comunicato di Palazzo Chigi diffuso ieri mattina spiegava che «la presunta riduzione non figura nella versione definitiva della legge di Stabilità», aggiungendo poi che «ogni polemica sull'argomento è fuori luogo e strumentale». La norma, che prevedeva il diritto al ticket solo per coloro che svolgono almeno otto ore effettive di lavoro, era però presente nelle bozze arrivate ieri sul tavolo del Consiglio dei ministri, tanto da scatenare la protesta del segretario della Cisl Bonanni.
Ugualmente è stato cassato un altro comma che disponeva il taglio del 15 per cento di distacchi, aspettative e permessi sindacali nel settore della scuola. Restano invece altre misure a carico del pubblico impiego, come la stretta sulle indennità concesse ai lavoratori in caso di trasferimento.
Queste novità facevano parte dell'elenco di micro-tagli ai bilanci dei ministeri, in attuazione dei decreti di questa estate, che avevano toccato direttamente il pubblico impiego con altri risparmi, a partire dal prolungamento del blocco dei contratti e dal pagamento dilazionato delle liquidazioni. Ma i dipendenti dello Stato e delle altre amministrazioni sono almeno dal 2008 coinvolti nelle varie manovre di risanamento finanziario.
Tutto ciò avrà naturalmente un impatto sui numeri complessivi del personale. Secondo la stima contenuta nella Relazione sullo stato della pubblica amministrazione che il ministro Brunetta ha inviato in Parlamento, tra il 2008 e il 2013 ci sarà una riduzione complessiva di almeno 300 mila dipendenti (su un totale che supera i tre milioni): in termini percentuali la diminuzione sarà quindi dell'8,4 per cento. Sempre secondo la relazione la spesa della pubblica amministrazione per le consulenze è diminuita nel 2010 scendendo in cifra assoluta sotto il miliardo di euro.
Ma i settori colpiti dai tagli del disegno di legge sono anche altri. C'è la sanità, cui manca un miliardo di euro per gli investimenti in edilizia sanitaria che avrebbe dovuto trovare posto nelle tabelle, e che invece è sparito all'ultimo momento provocando l'indignazione del ministro Fazio. E ci sono poi una serie di risparmi di importo anche molto modesto, che però colpiscono più o meno molti capitoli diversi di bilancio, da polizia e carabinieri ai pompieri, dai diplomatici alla scuola, fino ai fondi destinati ai ciechi o ai cittadini colpiti da tubercolosi.
Sul versante opposto, la legge destina risorse per circa cinque miliardi a finalità quali gli ammortizzatori sociali, la detassazione degli stipendi legati alla produttività, al volontariato (attraverso il cinque per mille Irpef) al fondo università ed alle scuole non statali.
Per il governo il prossimo passo è il cosiddetto decreto sviluppo, che dovrebbe essere approvato entro la prossima settimana. «Spero che possa davvero contenere delle misure che stimoleranno la ripresa e i consumi» ha detto ieri il presidente del Consiglio. Il nodo da sciogliere è quello della disponibilità di risorse; il ministero dell'Economia finora si è attestato sulla linea del rigore, ipotizzando solo interventi a saldo zero.