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Pescara, 14/04/2026
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Data: 16/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Dietrofront sui buoni pasto. Il governo ci ripensa: niente taglio al ticket per gli statali. Dopo l'ondata di proteste il provvedimento sparisce dalla legge di stabilità

ROMA. Dietrofront del governo sul taglio dei buoni pasto agli statali. Dopo l'alzata di scudi dei sindacati, a metà mattinata di ieri il governo è corso ai ripari con una nota diffusa da Palazzo Chigi nella quale si spiega che il taglio «non figura nella versione definitiva della legge di stabilità». Pertanto, ha aggiunto il comunicato del governo, «ogni polemica sull'argomento è fuori luogo e strumentale». In realtà le norme sulla cancellazione dei tickets (previsti da accordi tra sindacati e amministrazione) erano presenti nella bozza iniziale. Ma ha affermato il ministro Brunetta, ora «non saranno inserite nel testo definitivo del disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri».
Dunque una retromarcia su un provvedimento che aveva messo in allarme centinaia di migliaia di lavoratori pubblici. Il governo aveva deciso infatti il taglio dei buoni pasto ai dipendenti statali che avessero lavorato meno di 8 ore al giorno. L'orario contrattuale è, invece, di 7 ore e 12 minuti. Questo avrebbe determinato un danno mensile di oltre 150 euro a lavoratore.
Soddisfatta la Fp-Cisl secondo la quale la norma è regolata «da patti contrattuali che vanno rispettati». La Cisl afferma di essere pronta a partecipare al dialogo «se il governo vuole aprire un tavolo per individuare gli sprechi e migliorare la produttività». Ma la riorganizzazione «non si può fare sulla pelle dei lavoratori».
La legge di stabilità prevede, in ogni caso, ben altri tagli dolorosi: a partire dai 60 milioni in meno alla sicurezza, del miliardo tolto all'edilizia sanitaria, e dei 6 miliardi cancellati ai ministeri. Alcuni ministri esultano per aver avuto meno tagli del previsto. Stefania Prestigiacomo ha ammesso che «abbiamo evitato la liquidazione del ministero» perchè è stato garantito un finanziamento di 300 milioni.
Nella Finanziaria un capitolo è dedicato alla scuola. Il governo ha inserito un finanziamento di 242 milioni, ma solo per la paritaria e 400 milioni per l'Università. Nel prossimo anno perderanno il posto mille lavoratori amministrativi tra bidelli e segretari. Gli Esteri invece dimezzeranno le spese di rappresentanza. Il Ministero dello Sviluppo perderà 800 milioni della banda larga, dirottati altrove.
La scelta di ridurre spazi e competenze del pubblico comincia dal personale. Il ministro Brunetta ha comunicato che tra il 2008 e il 2013 saranno 300 mila in meno i lavoratori statali. Una forte riduzione di valutata attorno all'8,4% grazie al blocco del turn-over (vale a dire mancate sostituzioni) e dalla possibilità per le amministrazioni di assumere nel limite del 20% rispetto alle uscite.

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