ROMA - L'opposizione ha tentato alla Camera «un golpe burocratico», «l'Aventino fu una tragedia, questa volta è stata una farsa, noi abbiamo vinto e loro hanno perso». Silvio Berlusconi, dopo aver incassato la fiducia, ribadisce che alle urne si andrà nel 2013, ma smentisce di avere pagato pegno per garantire la tenuta del governo, con la promozione di vice-ministri e sottosegretari. Paventa il rischio giudiziario nei prossimi mesi, teme che possa cadere qualche tegola sulla sua testa. «Purtroppo ogni giorno c'è chi tenta di mettere in discussione, con offensive mediatiche e giudiziarie, il governo che è stato scelto dagli italiani».
Berlusconi non vede una maggioranza risicata alla Camera, semmai è «solida, abbiamo i numeri». Gli fa eco il segretario Angelino Alfano: «E' la prova di una coalizione forte». Lo stesso Alfano nega che esistono «le condizioni per un allargamento politico della maggioranza». Tuttavia il segretario non annuncia l'espulsione di Gava e Destro, che non hanno votato la fiducia, come qualcuno aspettava. Segno che i numeri non sono così sicuri. Da Alfano una curiosa battuta sull'eredità del Cavaliere. «Per un'eredità, ci vuole il de cuius...».
Berlusconi ritiene che il risultato scaturito dal voto di fiducia sia un boomerang per le opposizioni. Loro, dice il premier, «hanno sbagliato i calcoli, hanno messo in atto tutti i trucchi del più bieco parlamentarismo» per far cadere il governo con un «cavillo burocratico», ma questo è «fuori dagli interessi degli italiani». Pensa sempre di avviare le riforme promesse (istituzioni, giustizia e fisco) entro la legislatura, poi attacca i leader dell'opposizione, Casini, Fini, Bersani e Di Pietro, che hanno offerto uno spettacolo «grottesco» al Paese. Lancia un nuovo messaggio ai centristi, come alla Camera, e insiste nel dialogare con «chi ha proposte concrete». Nessuna apertura, invece, con «chi erige patiboli di carta per demonizzare l'avversario».
Ora pensa di varare il decreto sviluppo entro la prossima settimana «per stimolare la ripresa e i consumi». Ma non aggiunge nessun particolare, segno che restano le difficoltà sui contenuti. Alfano chiosa: il governo non deve «almanaccare» per arrivare al 2013 quanto, piuttosto, occuparsi dello sviluppo. Berlusconi smentisce che agli statali saranno tagliati i buoni pasto. Non parla di andare al voto anticipato, sebbene ai piani alti del Pdl si faccia largo l'ipotesi di un possibile governo tecnico. Ma annuncia di mandare agli italiani un libro per spiegare tutte le cose belle fatte dal governo. «Nessuno ha fatto come noi in Europa». In passato un libro del genere fu preparato alla vigilia delle elezioni.