I primi attesi stati generali dell'economia e del lavoro della provincia si sono conclusi con un sostanziale nulla di fatto. Alla massiccia partecipazione di istituzioni e operatori (ma erano assenti Letta, Chiodi e Del Corvo) ha fatto da contraltare una discussione lunga, per larghi tratti sterile, priva di spunti operativi. Così il dibattito si è trasformato in una sequela di interventi più o meno critici sulla ricostruzione pesante che non parte, sull'economia ferma, sulle difficoltà occupazionali. Alle istituzioni, a cui forse si poteva demandare il compito di fornire qualche risposta, è stata riservata la parte iniziale dei lavori che, gioco forza, si è ridotta praticamente ai saluti di rito. E' chiaro che, come ha sostenuto il sociologo Aldo Bonomi nella parte finale del dibattito in un'aula magna della Finanza ormai semivuota, gli stati generali avranno senso se riusciranno a trasformarsi in un'interfaccia tra le istanze della base e le istituzioni. Se, al contrario, l'iniziativa di ieri resterà un semplice convegno, l'obiettivo sarà clamorosamente fallito.
Peccato perché c'erano tutte le premesse per evento di grande importanza. In primis per il momento delicato che vive il territorio. E poi perché, nonostante la domenica di sole, la platea era davvero numerosa e qualificata. Delle proposte concrete, peraltro sintetizzate in una brochure (accordi di programma, agevolazioni fiscali, interventi per le attività agricole, credito d'imposta, zona franca) non si è parlato. Tutti hanno preferito scattare la fotografia - per lo più a tinte fosche - della situazione. Ha rotto il ghiaccio il sindaco Massimo Cialente che ha rimarcato la «situazione kafkiana» che ha portato al blocco della ricostruzione pesante, rivelando il tentativo della Ragioneria di Stato, sventato, di prendere in prestito una parte dei soldi finora non spesi per pagare altro. Il primo cittadino ha sottolineato la necessità di un piano strategico che «superi campanilismi e litigi» e ha detto che la «diatriba sui piani di ricostruzione è folle, sta impedendo la ripartenza dei centri storici». Antonella Di Nino, per conto di Del Corvo, gli ha replicato con una stilettata: «Se le cose non vanno bisognerebbe farsi un esame di coscienza». L'assessore Paolo Gatti, unica voce in tal senso, ha delineato un quadro positivo: «La provincia dell'Aquila resiste. Gli ammortizzatori in deroga non sono mai mancati, ci saranno ancora. Così come gli incentivi per le assunzioni. È meglio accendere qualche candela che maledire il buio». De Matteis ha parlato in chiave prospettica, sottolineando l'importanza della sinergia con il Lazio e la possibilità, concreta, che venga stralciata una quota dei finanziamenti Cipe per la ricostruzione per il sistema industriale. Lorenzo Santilli, presidente della Camera di Commercio che ha promosso l'evento, in maniera molto appassionata ha concentrato le attenzioni sulle difficoltà delle 37 mila imprese (una ogni 8,3 abitanti) della provincia: lungaggini nei pagamenti, accesso al credito, rapporti con la politica. Poi è stata la volta dei segretari dei sindacati (Paolelli, Giorgi e Trasatti) che in tre interventi molto simili hanno rimarcato le difficoltà occupazionali: nel 2011, 400 mila ore di cassa integrazione, 1.500 lavoratori in mobilità, cinquemila indennità di disoccupazione. Confindustria, per bocca del presidente Fabio Spinosa Pingue, ha lanciato un appello a superare le divisioni. Coldiretti, Cia, Confagricoltura, con Raffaello Betti, hanno chiesto provvedimenti per l'agricoltura nella zona del Fucino. Gianni Frattale, dell'Ance, ha brandito il manifesto che denuncia gli ottomila operai licenziati nell'edilizia. «Ritardare ancora i lavori - ha gridato - è inammissibile». Massimiliano Mari Fiamma di Apindustria ha detto che le «imprese sono ripartite senza ricevere alcun aiuto».
Per Celso Cioni «il 2010 è stato un anno perso, non si è fatto nulla». Gaetano Fontana, capo della Stm, ha ribadito l'importanza di un «disegno strategico del territorio», ha ricordato gli interventi portati a termine e ha fissato gli obiettivi: «Sviluppo e benessere delle popolazioni colpite dal sisma e rapido rientro nelle abitazioni danneggiate».