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Data: 17/10/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scontri di Roma, dodici arrestati è caccia agli altri incappucciati. Precari e studenti, tutti incensurati

La Procura non contesterà il reato di terrorismo. Denunciati 6 minori

ROMA - Un agente della Digos l'ha fermato mentre stava devastando via Merulana. Casco nero stile black bloc, il lancio di una bomba molotov e rabbia, tanta rabbia. Il ragazzo, 21 anni, di Lecce, studia a Bologna. Lo definiscono «un noto anarchico» con precedenti per fatti simili. Tradotto: aveva partecipato ad altre manifestazioni portando il marchio della devastazione. II giovane è tra quei dodici violenti che la polizia ha arrestato ieri, in un giorno di guerra che ha tenuto sotto assedio la città. Alcuni sono finiti in manette durante la battaglia di piazza San Giovanni, altri mentre cercavano di confondersi tra la folla. Otto i denunciati: tra questi sei minorenni. Tra le persone fermate ci sono dodici giovani di Roma e Provincia: cinque sono finite in manette e tra di loro c'è anche una donna di 29 anni.
Hanno incendiato palazzi, auto e un blindato dei carabinieri, divelto e lanciato sampietrini, profanato una chiesa. Ma gli arrestati rischiano al massimo un'accusa di danneggiamento e devastazione. La Procura di Roma esclude, infatti, l'aggravante del terrorismo.
Gli squadroni della devastazione sono venuti da tutta Italia, erano pronti a colpire con blitz di tipo paramilitare e avevano pensato a tutto: a disseminare prima della manifestazione nelle aree del Centro (in via Cavour, ma anche a piazza di Spagna) spranghe, sampietrini, bombe molotov; avevano deciso quando spogliarsi degli abiti civili di semplici manifestanti e tirare fuori dagli zaini le felpe nere. In via Labicana, ormai, avevano già assunto lo schieramento da plotone, pronto a devastare ogni cosa.
Lo squadrone si era dato appuntamento alla stazione della metropolitana Anagnina: lo dimostrano i video delle telecamere. Sulla banchina centinaia di cappucci neri, sciarpe per nascondere i volti, sguardi rabbiosi immortalati da quelle telecamere che poco dopo venivano distrutte a colpi di bastone. Poi il viaggio in metro e la corsa per infiltrarsi nella manifestazione, pronti a dare il via alle violenze usando parole in codice come «fulmine!», l'ordine che ha fatto scattare la devastazione.
Alcuni degli arrestati (hanno tutti meno di 30 anni) avevano già compiuto violenze durante manifestazioni. Un altro, 22 anni, ha alle spalle solo una denuncia per la partecipazione a un rave party. In manette anche un catanese di 23 anni, arrestato durante la battaglia di San Giovanni, un barese di 22 anni, un ventunenne di Brindisi, un altro proviene da Trento e poi ancora Varese, Napoli e Siracusa. Anche due stranieri tra i fermati: uno dell'Inghilterra, un altro di Bucarest, ma vivono da anni a Roma.
Ma quanto resteranno in carcere i giovani violenti? La paura più grande è che possano essere presto liberati, così come è successo con i 23 teppisti arrestati il 14 dicembre, quando la guerriglia sconvolse il Centro di Roma. Oggi il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ed il sostituto Marcello Monteleone inoltreranno al gip la richiesta di convalida dei fermi per resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale e l'emissione di ordinanze di custodia in carcere. Le posizioni degli arrestati verranno esaminate caso per caso per stabilire se verranno contestati anche la devastazione e il danneggiamento. Domani sono previsti gli interrogatori di garanzia. Le indagini intanto proseguono. Al setacciano gli ambienti antagonisti e degli ultras. Per individuare i teppisti si stanno analizzando i video degli elicotteri e i fotogrammi delle telecamere della stazione Anagnina, che immortalano l'inizio del viaggio alla conquista di Roma dello squadrone dei violenti.

Precari e studenti, tutti incensurati

ROMA - Precari e giovanissimi. Nessuna tessera in tasca o frequentazioni di centri sociali. L'aria antagonista romana, quella impegnata, non è finita in cella. E tra fermati e arrestati della capitale non ci sono neppure militanti di estrema destra.
I romani in carcere da sabato, quelli che domani o mercoledì si presenteranno davanti al gip per la convalida dell'arresto, non sono estremisti «noti alle forze dell'ordine». La procura sta ancora valutando le singole posizioni, per stabilire se ci siano gli elementi per le richieste di misure cautelari in carcere. Ma i cinque che risponderanno alle domande del giudice non hanno precedenti. Sono un ventenne iscritto in una scuola di formazione per diventare elettricista, una massaggiatrice, che lavora in un centro estetico con contratti a tempo determinato, e una precaria del Wwf. Poi studenti. Alcuni sono stati sorpresi mentre lanciavano oggetti, altri con «armi improprie in mano». Come la precaria del Wwf, 21 anni a novembre, appena uscita dal liceo e in testa il sogno di andare a Londra per imparare l'inglese. Lei, a piazza Vittorio, aveva raccolto da terra una spranga, un bastone di ferro. E gli uomini della Guardia di finanza le hanno stretto le manette ai polsi. «Forse perché ha un piercing», dice l'amica che era al suo fianco e manifestava contro i tagli all'università che le hanno fatto «saltare» il corso di cinese. Le altre due ragazze arrestate hanno raccontato al loro avvocato di essere andate alla manifestazione per seguire i fidanzati.
E che quelli finiti in carcere siano fuori dal giro lo dimostra anche la scelta degli avvocati: in almeno due casi, i legali sono stati individuati a caso, nel team di dell'Associazione nazionale giuristi democratici, scesi in piazza con la pettorina per garantire il rispetto della legge e la tutela legale ai manifestanti. Alla fine c'è anche una schiera di genitori infuriati. Dalla signora che si è presentata sabato notte al commissariato Viminale urlando contro la figlia: «te sei fatta arrestare e adesso me tocca pagà l'avvocato». Altri due finiti in manette hanno preferito non avvertire la famiglia.


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