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Pescara, 08/04/2026
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Data: 18/10/2011
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso: non pagavo io i viaggi con Toto. L'ex sindaco parla per la prima volta in aula: «Un rapporto di amicizia lungo 20 anni»

PESCARA. «Mi chiamo Luciano D'Alfonso, sono nato a Lettomanoppello nel 1965. Quanto all'esigenza posta dal pm, evidenzio che ho partecipato ripetute volte a viaggi con la famiglia Toto. Sto riordinando la memoria e dettaglierò quanti viaggi ho fatto in 20 anni di rapporto amicale con la famiglia Toto. Riguardo al viaggio a Santiago de Compostela, non è l'unico e gli aspetti organizzativi non sono stati a carico della mia famiglia».
Luciano D'Alfonso, per la prima volta da quando è iniziato il processo Housework, prende la parola in aula per rispondere personalmente alle «modalità di pagamento dei viaggi con Toto» che il pm Gennaro Varone aveva sollevato un istante prima. L'ex sindaco lascia il suo banco e prende posto a quello dei testimoni. Si schiarisce la voce e, in una manciata di minuti, ricorda il suo «rapporto amicale e ventennale con la famiglia Toto», dicendo al giudice Antonella Di Carlo che le spese dei viaggi «non erano a carico della mia famiglia». Avrebbe voluto continuare a parlare, D'Alfonso, e lo stava facendo iniziando con un «c'era un viaggio nell'aprile...», ma è stato interrotto dal suo avvocato Giuliano Milia non amante delle sortite dalfonsiane: «Sei stato esaustivo». Perché l'ex sindaco, imputato per corruzione, ha reso la prima dichiarazione spontanea? L'udienza è iniziata con il nodo Giuseppe Cantagallo, l'ultimo testimone chiamato dal pm: un testimone malato e per cui il giudice - se Varone non deciderà di rinunciare ad ascoltarlo - ha disposto l'assunzione della deposizione a casa. Ma Varone ha, poi, voluto porre un'altra questione riferedonsi alla deposizione di Emanuela Di Lullo, l'ex segretaria di Toto che, nella precedente udienza incentrata sui viaggi, era uscita dall'aula con un'accusa di falsa testimonianza. Varone ha chiesto al giudice di accertare con rogatoria internazionale le modalità e il pagamento del soggiorno del settembre 2006 a Santiago de Compostela. «Non c'è necessità», ha detto Milia, «D'Alfonso non ha mai negato di esserci stato: è qui e può rilasciare una dichiarazione». Così, alle 10.13, l'ex sindaco ha tradotto quello che la difesa ripete da tempo: c'è un rapporto radicato tra le famiglie Toto e D'Alfonso, l'imprenditore è stato padrino di un figlio dell'ex sindaco. Un'amicizia, per la difesa, che giustificherebbe i presunti regali, i viaggi, ricevuti da D'Alfonso a Toto. Ieri è stato anche il giorno dei primi testimoni chiamati dalla difesa: dai legali Vincenzo Di Girolamo per l'imputato Marco Molisani, da Leonello Brocchi per l'imputato Vincenzo Cirone e da Mirko D'Alicandro per Giacomo Costantini. Al banco, alcuni ex dipendenti comunali hanno parlato degli affidamenti dei lavori alle ditte e dei rapporti tra D'Alfonso e la ditta Cardinale che avrebbe realizzato i lavori nella villa dell'ex sindaco. Due dipendenti hanno sottolineato di non aver mai saputo che Cardinale avesse effettuato lavori nella villa di D'Alfonso.

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