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Data: 18/10/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
A Todi prove generali di "cosa bianca" Bonanni: «Abbiamo concordato che ci vuole un governo più forte perchè questo governo non va bene».

ROMA - Sul tavolo c'è il futuro di quello che oggi si potrebbe chiamare "cosa bianca". Un'aggregazione che raccolga le sempre più forti istanze del mondo cattolico. In particolare adesso, davanti al progressivo esaurimento del berlusconismo. Per questo il forum delle associazioni cattoliche che si svolge a Todi, assume un significato che il titolo della reunion esprime bene: "La buona politica per il bene comune: i cattolici protagonisti della politica italiana". Un punto di partenza, quello umbro, che portrebbe avere molti sbocchi possibili. Partendo da un presupposto: i cattolici devono tornare protagonisti in politica.

Sul come, però, le ricette sono diverse: un Pdl post-berlusconiano in salsa democristiana? Un nuovo partito cattolico innestato sull'Udc di Casini ? La diaspora attuale dei cattolici? "Aspettiamo le risposte e raccogliamo eventuali disponibilità, ma rimaniamo netti nel respingere operazioni che possono soltanto metterci un cappello addosso" avverte il presidente delle Acli Andrea Olivero - Noi auspichiamo che ci siano delle scomposizioni e delle ricomposizioni tra i partiti, perchè lo schema attuale non ci soddisfa". Più diretto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "Abbiamo concordato che ci vuole un governo più forte perchè questo governo non va bene". Analisi condivisa dal portavoce del forum delle Associazioni cattoliche del mondo del lavoro, Natale Forlani: "Questo governo non ce la fa ed è sotto gli occhi di tutti". Bocciata ogni ipotesi di elezioni anticipate: "Siamo convinti che la cosa migliore è non andare al voto oggi, ovvero questa primavera. Quello che uscirà dalle urne finchè non c'è riarticolazione dell'offerta politica, è la stessa situazione". La legge elettorale, invece, va cambiata: "Per reintrodurre le preferenze e restituire fiducia alla politica". Anche se ritornare dal Porcellum al Mattarellum con il referendum sarebbe come passare "dalla padella alla brace".

Tocca al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, dare il via alla riflessione: "I cristiani sono diventati nella società civile massa critica,capace di visione e di reti virtuose, per contribuire al bene comune. La partecipazione alla sfera sociale è un obbligo, e se per nessuno è possibile l'assenteismo sociale, per i cristiani è un peccato di omissione. La Chiesa non cerca privilegi, nè vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione", aggiunge il cardinale, secondo il quale i cristiani "sono diventati nella società civile massa critica, capace di visione e di reti virtuose, per contribuire al bene comune".

Per Bagnasco, inoltre, "non c'è motivo di temere per la laicità dello Stato", perché "Il principio di laicità inteso come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica -ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà". Perché, scandisce il presidente della Cei, "la religione non può essere negata e non riconoscerne la dimensione pubblica è un grave errore". Questo non significa che la Chiesa cerchi "privilegi" nè voglia "intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione".

Una discesa in campo a tutti gli effetti. L'auspicio di un struttura cattolica (un partito?) che incida sul mondo della politica. Un fronte comune, insomma, per evitare di arrivare in ordine sparso alla fine del berlusconismo. E la discesa in campo deve seguire precisi sentieri: vita, matrimonio fra un uomo e una donna, famiglia, libertà religiosa ed educativa "sono valori fondativi e non negoziabili", ricorda Bagnasco. "Per questa ragione - continua - non sono oggetto di negoziazione: su molte questioni si deve procedere attraverso mediazioni e buoni compromessi, ma ci sono valori che, per il contenuto loro proprio, difficilmente sopportano mediazioni per quanto volenterose, giacchè non sono nè quantificabili nè parcellizzabili, pena trovarsi di fatto negati".

La condanna delle violenze di Roma. Sugli incidenti di Roma di sabato 1, il cardinale ha usato parole dure, esprimendo "esecrazione" per le violenze dei black-bloc. "Il nostro animo - ha detto - è ancora segnato da quanto è accaduto sabato scorso a Roma, e non possiamo non esprimere la nostra totale esecrazione per la violenza organizzata da facinorosi che hanno turbato molti che intendevano manifestare in modo pacifico le loro preoccupazioni". "Alle Forze dell'ordine - ha aggiunto - va la nostra rinnovata gratitudine e stima per il loro servizio, che presiede lo svolgimento sicuro ed ordinato della vita del Paese".

Le reazioni. "Ritengo giusto e doveroso ascoltare il richiamo della chiesa, soprattutto quando invita alla solidarietà" afferma Antonio Di Pietro. E anche il democratico Chiti dice di "condividere" le parole del presidente della Cei. Infine per il ministro Sacconi che il ritorno dei valori cristiani al centro della vita pubblica possa 'tagliare fuori' Berlusconi è una "stronzata".

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