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Data: 19/10/2011
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Ricostruzione a L'Aquila - Cialente perdona Chiodi. Come Gesù. «Lui non sa quello che dice. Cerca polemiche e non dà risposte»

La replica del sindaco dopo le accuse del governatore sulla mancanza di un piano

È un Cialente in versione «predicatore» quello che risponde alle critiche del commissario, Gianni Chiodi, che ieri l'altro aveva accusato l'amministrazione comunale di non aver prodotto nemmeno «uno straccio di documento», riferendosi al piano di ricostruzione della città. «Lo perdono perché non sa quello che dice ma ribadisco la mia amarezza rispetto al fatto che si continuano a cercare polemiche anziché dare risposte alle questioni e ai problemi concreti che sollevo quotidianamente» ha detto il sindaco, rincarando la dose affermando che Chiodi «non sa neanche di cosa stiamo parlando». Uno scontro di posizioni che periodicamente si ripropone e che, verosimilmente, è destinato a ripetersi sempre più frequentemente con l'approssimarsi della primavera e delle elezioni. «Leggendo le dichiarazioni di Chiodi - ha proseguito Cialente - si comprende bene cosa voglio dire quando sostengo che la mia è una lotta contro i mulini a vento. Continuo a sollevare questioni specifiche, di merito, carte alla mano». Il sindaco ha parlato di «confusione delle ordinanze, delirio della governance,isteria paradossale delle disposizioni» che bloccano la ricostruzione e del quale Chiodi dovrebbe essere a conoscenza visto che «ha lo scettro e anche la borsa, quello che decide e che si fa ponte con il governo». E sui ritardi nella ricostruzione si registra l'intervento a gamba a tesa dell'Ance: «Di pazienza, ai costruttori della provincia, ne è rimasta poca. Adesso pretendiamo soluzioni definitive». I cantieri per la ricostruzione che non partono, operai a rischio, la prospettiva per i cittadini di tornare nelle proprie case che si allontana: elementi che hanno scatenato le ire del presidente, Gianni Frattale, e dei costruttori che criticano l'intero sistema della governance. «Finora abbiamo voluto metterci nei panni di chi si trova a governare una situazione straordinaria ed unica ma, dopo quasi tre anni, le gravissime responsabilità dei ritardi non hanno più attenuante. È ora che siano loro a mettersi nei panni degli altri, di chi vive una città morente». L'Ance chiede il pagamento dell'ultimo rata del 25 per cento dei lavori eseguiti, in 30 giorni così come prevede la legge.

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